La dichiarazione dell’assessore Nebbiai a proposito del rimborso IVA sulla tassa rifiuti è, quanto a cultura civica, poco meno che scandalosa. Un importante esponente del Comune non può tentare di costruire fantasiosi artifici legali per raggirare i cittadini e non adempiere subito al suo compito naturale di assicurare il rimborso a qualunque cittadino lo richieda per il quinquennio precedente.
Rispettare una sentenza della Corte Costituzionale ( la 238/2009 del luglio scorso) è una questione essenziale per una convivenza organizzata secondo il diritto ed è un obbligo, meglio una ragion d’essere, per un pubblico amministratore che non abbia in mente un golpe.
Le tesi dell’assessore ( “ci stiamo muovendo per avere chiarificazioni” oppure “l’incerto quadro normativo ed i contrastanti indirizzi giurisprudenziali rendono impossibile valutare gli esiti di richieste di restituzione dell’Iva su fatture Tia già riscosse” ) sono tesi surreali e pericolose. Non richiede alcuna chiarificazione e non è incerto che la sentenza 238/2009 della Corte Costituzionale – che tra l’altro è una sentenza molto dettagliata e molto chiara – il tentativo dell’assessore di subordinare il rimborso “ad un approfondimento legislativo che coinvolga il Parlamento, l’Anci e la Federambiente” non soltanto è giuridicamente risibile dal punto di vista tecnico ma è davvero preoccupante per la concezione statalista e dirigista che fa emergere. Il cittadino non conta, le burocrazie e le strutture arroccate nella stesura di reti a difesa dei loro ruoli e privilegi gestionali, possono tutto.
Il Comune deve solo agire per applicare la sentenza 238/2009. Dunque, senza alcuna tracotanza verso il cittadino, non applicare l’IVA alla Tariffa Igiene Ambientale d’ora in poi e per il pregresso far avviare le pratiche di rimborso a chi lo richiederà.

