La sinistra di Piazza Navona (a Giorgio Prinzi)

Egregio Ingegnere,

a maggior ragione per il Suo correttamente dichiarato  punto di vista generale, che naturalmente non condivido, trovo invece condivisibili diverse sue lucide considerazioni a seguito di Piazza Navona.

Salvo l’ultima parte. L’ultima parte  mi pare invece un rientro nel coro (del berlusconismo), magari non voluto ma reale. Infatti,  non esiste alcun presupposto politico, culturale e di fatto, per continuare a fare auguri alla leadership di Veltroni e al PD che negli ultimi dieci mesi hanno fatto cose talmente controproducenti e prive di fondamento strategico da far perfino supporre connivenze sotterranee con il nemico. E di certo una connivenza esiste, quella di voler obbligare il paese ad un bipartitismo che non solo contrasta con la tradizione italiana, ma perfino con quella di tutti i paesi occidentali ( gli USA non sono un termine di paragone possibile, perché hanno una ricchezza di associazionismo – assente in Italia – che impedisce le degenerazioni della partitocrazia italiana e  perché di conseguenza invece di due partiti là ne esiste solo una frazione, cioè la parte dominante negli ultimi ventanni nel partito repubblicano , la destra ultraconservatrice e religiosa).

Se è giusto, come Lei sottolinea, un confronto politico programmatico tra maggioranza ed opposizione, allora è contraddittorio chiedere questo  al Partito Democratico e al suo leader Veltroni , perché loro sono voluti nascere proprio rifiutando il principio di avere una linea politico culturale, un progetto e una praticabile proposta di governo. Ma l’opposizione democratica o è questo o non è. Berlusconi, che pure non pratica davvero la politica come alternativa tra proposte per la convivenza, ha capito che è indispensabile avere delle linee operative percepibili .  Ed è questo il motivo centrale della solidità della sua linea. Il paese prende atto che almeno lui non elude i problemi più urgenti (il che non significa che riesca a risolverli) mentre PD e Veltroni continuano a pestare l’acqua nel mortaio del limitarsi a blaterare promesse circa un proprio ritorno rapido al potere fondato sull’autosufficienza egemone, una cosa  che nessun villico dotato di senso comune può credere neppure per un attimo.

Piazza Navona non è stata uno sfortunato incidente di percorso ma il risultato prevedibile della rinuncia a concepire la politica come confronto di proposte diverse per la convivenza e insieme della distorta idea di affidarsi  alla logica furbesca del “ma anche” , che è il dna profondo del veltronismo , lontanissimo da una leadership progettuale.

Almeno da liberali, non contribuiamo a diffondere la ( interessata ) speranza di affidarsi al PD  come fattore per innovare la politica italiana e catalizzare un’opposizione necessaria. Possono coerentemente diffondere questa tesi solo quelli che si augurano appunto che ad una vera opposizione non si arrivi mai ( e non credo che  Lei voglia rientrare in questa compagnia).

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