Due linee opposte sul Corriere (a Paolo Mieli)

Egregio Direttore,

è naturale che un giornale come quello da Lei diretto intenda rispettare degli equilibri , ma resta il fatto che il fondo di ieri di Ernesto Galli della Loggia e l’articolo odierno  di Vittorio Grevi nella sostanza indicano linee opposte.  Con una differenza però. Che il fondo Galli della Loggia  mette a fuoco la situazione per quella che appare ad un professore, vale a dire un parere-commento,  mentre l’articolo di Grevi non è un parere ma un manifesto politico-operativo di un esponente del partito degli ottimati , cioè dell’alta borghesia sempre diffidente che le cose seguano un percorso diverso da quello confacente ai propri disegni.  Il realismo del fondo di ieri ha leso la maestà del partito degli ottimati, che  oggi  ha reagito con l’attacco diretto fatto da Repubblica e con la indiretta ripulsa fatta da Grevi, seppur circoscritta al lodo.

Solo che la gattina frettolosa ha fatto i gattini ciechi. L’assunto di Grevi – occorre una legge costituzionale per  affrontare i temi del lodo Alfano che hanno cercato di aggiustare il lodo Schifani dichiarato incostituzionale  – omette (colposamente) di ricordare che proprio la Corte Costituzionale, nella sentenza 24/2004, ha già negato questo assunto. Il punto 4 delle considerazioni  in diritto recita : ” La situazione cui si riconnette la sospensione disposta dalla norma censurata è costituita dalla coincidenza delle condizioni di imputato e di titolare di una delle cinque più alte cariche dello Stato ed il bene che la misura in esame vuol tutelare deve essere ravvisato nell’assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche. Si tratta di un interesse apprezzabile che può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale. E’ un modo diverso, ma non opposto, di concepire i presupposti e gli scopi della norma la tesi secondo la quale il legislatore, considerando che l’interesse pubblico allo svolgimento delle attività connesse alle alte cariche comporti nel contempo un legittimo impedimento a comparire, abbia voluto stabilire una presunzione assoluta di legittimo impedimento. Anche sotto questo aspetto la misura appare diretta alla protezione della funzione.

Occorre ora accertare e valutare come la norma incida sui principi del processo e sulle posizioni e sui diritti in esso coinvolti”.

Dunque non esiste alcuna necessità di legge costituzionale. Vittorio Grevi può naturalmente pensarla altrimenti, però non come giurista ma appunto come uomo di partito. Come tale legittimamente si dedica al diritto che lui vuol costruire e per farlo trascura sentenze della Corte Costituzionale per lui scomode. Basterebbe che i lettori lo sappiano. Così da non scambiare le idee (strumentali) del partito degli ottimati per l’unica linea fisiologica opponibile al Governo , perché in tal caso al Governo Berlusconi finiranno per perdonare troppo.

 

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