Risposta su l’Opinione ad un lettore che chiede chiarimenti su un’intervista su Repubblica del Cardinale Silvano Piovanelli nella quale l’arcivescovo di Firenze e vice Presidente della Conferenza episcopale Italiana sembra non aver escluso l’ìpotesi che si formino più partiti cattolici.
“In realtà la Cei non fa più espresso riferimento alla Dc già da qualche tempo e di recente, a base del voto cattolico, ha posto delle condizioni difficilmente conciliabili con i comportamenti Dc. E’ vero però che i documenti Cei sono correntemente interpretati pro Dc, in parte perché questo è un funzionale alle potenti lobbies interessate a perpetuare il potere democristiano, in parte perchè la grande maggioranza della gerarchia ha favorito e favorisce l’unità dei cattolici nella Dc.
Nella riunione della Cei di due settimane fa, è successo un fatto nuovo. II Papa, parlando a braccio – con una di quelle improvvisazioni da tempo preparate e del tutto in linea con suoi precedenti discorsi pronunziati nei pellegrinaggi in giro per il mondo – ha posto alla Cei il quesito di fondo: “come mantenere l’unità nella diversità?”. Il Cardinale Ruini ha detto che queste parole si riferivano solo alla siruazione italiana e non al mondo cattolico. È però una spiegazione che non regge, tanto che, per la prima volta, è stata ufficia1mente data notizia di posizioni diversificate fra i vescovi sul tema dell’unità. L’intervista di Repubblica conferma queste differenze. Dìfatti Monsignar Piovanelli da una risposta in qualche misura evoluliva rispetto alle posizioni più tradizionali dell’episcopato. L’unità politica dei cattolici, dice, va mantenuta non su un’etichetta (il pensiero corre alla DC) ma sui valori. In linea di principio, dunque, si può pensare a più partiti di cattolici, perché il cattolico, fatti salvi i valori, potrà. distinguersi sui programmi. Questo costuisce una evoluzione almeno in due sensi. Da un lato, il voto diverso da quello Dc è ammesso esplicìtamtnte e non solo quale implicita eccezione di coscienza, come era fìnora. Dall’altro, l’aggregarsi politico del cattolico è inteso come frutto della coerenza con ciò in cui egli crede, senza imposizioni dall’esterno più o meno felpate.
Questa impostazione merita attenzione ma lascia aperte alcune questioni essenziali. Innanzitutto, non risulta ancora chiaro se la gerarchia stia passando dalla tradizionale tendenza filo Dc ad una accorta ricerca di più ampia tutela deqli interessi cattolici in Italia oppure se la gerarchia cominci a ripensare il rapporto la Chiesa, istituzioni pubbliche e forze politiche al di là delle logiche di potere e concordatarie. Dal punto di vista del metodo laico e liberale, poi, non sembra si affronti il cardine della convivenza civile. Monsignor Piovanelli nulla dice sul rapporto tra valori del cattolico e leggi dello Stato. In base al piincipio dell’unità sui valori, il cittadino cattolica deve impegnarsi perché le leggi dello Staco comunque corrispondano al suo credo religioso oppure, pur comportandosi in coerenza ai suoi personali valori, accetta che leggi dello Stato non impongano quei determinati valori e si propongano invece di consentire lo sviluppo di una società laica, vale a dire di cittadini diversi, per sessa, censo, cultura, e anche per etnia o religione? .
Parlare di unità politica dei cattolici sui valori invece che di unità po1itica dei cattolici, è una formula più attenta alle esigenze del pluralismo. Ma resta una formula incapace di assicurare che le scelte dei cittadini cattolici siano compiute in base a criteri civili e sociali volti ad organizzare la convivenza dei diversi piuttosto che in base al personali valori religiosi non di rado precìusivi della convivenza tra diversi. Per questo il partito o i partiti dell’unità politica dei cattolici sono il fulcro dell’area conservatrice: perchè le loro scelte di fondo fuoriescono dal confronto sui programmi civili per’ una società dei diversi. La storia insegna che, per far progredire la nostra terrena convivenza, la via migliore è sviluppare la concezionecon laica delle istituzioni rifuggendo dai criteri confessionali. Su questa strada, sarebbe contraddittorio ghettizzare i cittadini cattolici. Anzi, il loro apporto è indispensabile: come cittadini. non in quanto cattolici.

