La conferma dell’appoggio PLI al governo

Se in casa socialdemocratica il terremoto è già in corso, in quella liberale, nonostante il riserbo, ve ne sono chiari segni premonitori. In tre giornidi riunioni dell’ufficio politico e della direzione, sono state respinte e ribaltate le proposte avanzate dal Segretario Altissimo e condivise (o meglio solleitate) dall’intero staff di gestione del PLI (i l capo della Segreteria Attilio Bastianini, i responsabile economico Beppe Facchetti, il direttore del settimanale del Partito,Rossana Li Volsi) e dai capigruppo Giovanni Malagodi e Paolo Battistuzzi.

La proposta iniziale era di dire no al Governo in nome del rigore economico tradito, con l’aspiraizione di irrobustirsi in una opposizione di qualche mese e di tornare con più peso nella maggioranza. In partenzail bunjìker di Via Frattina (copmosto a uomini di Democraia LIberale, una delle correnti di maggioranza) dava per scontata solo l’opposizione della minoranza di Nuova Democrazia Liberale, anche nella crisi di novembre contraria ad una opposizione non fondata su una precisa prospettiva polticia, E di fatti su questo tema battevano Antonio Patuelli, Savino Melillo, Raffaello Morelli, isistendo sul fatto che, cammin facendo, il programma De Mita aveva accoltoantiche richieste liberali (regolamentazione del diritto di sciopero, llegalizzazione del sistema misto TV, abolizione del voto segreto, aperture al volontariato9) e che comunque un’opposizione sgnaciata da un progetto complessivoavrebbe trasformato i liberali in radicali di destra.

Quello che la Segreteria e i suoi più stretti collaboratori non avevano previsto, era che contro la proposta Altissimovi sarebbe stata una vera e propria sollevaione. Alfredo Bionidi, vice presidente della Camera e leader dell’altra minornza di Umanesimo LIberale, criticava durmente anche per scritto la linea dellSegreteria, osservando per di più che l’uscita dalla maggioranza avrebbe avuto senso solo per chi volesse preparare il PLI all’alternativa di sinistra. Ma anche nella maggioranza, i contrari erano prevlenti.

Raffaeele Costa, l’ultima recluta della maggioranza, si schierava contro un’opposizione al buio.Egidio Sterpa, leader della destra liberale e Vice segretario Unico, si mostrava più cauto ma riteneva un azzardo rifiutare a De Mita quello che era stato concesso a Spadolini e a Craxi. Ne gruppo di Democrazia Liberale, poi, la situazione precipiava. Aldo Mariani, amministratore del Partito, Sergio Traunerm dell’esecutivo IRI, Stefano De Lca, deputato e Segretario della Sicilia, Franco Di Lorenzo, ex Ministro dell’Ambiente, Sandro Staccioli , della Direzione Centrale, guidavano la rivolta con duri attacchi aimodi di gestione della politica del pLI.In particolare, gli ultimi due definivaon lo staff del vertie del PLIdedito alla strategia del “pianto e del lamento, accusandolo di non saper farsi valere nei rapporti con i partiti di maggioranza e di abbandonarsi a declamazioni verbali senza nerbo pootico. E giungevano perfino a ventilare le dimissioni di Bastianini e Facchetti . Valerio Zanone con diplomazia carica di sottintesi, che, senza precise indicazioni dal partito, il suo ruolo in Consiglio dei Ministri si sarebbe ridotto al settore di competenza.

Per un attimo Altissimo cercava di resistere proponendo di restare in maggioranza ucendo però dal Governo. In coro gli veniva risposto che la via di mezzo sarebbbe stata la soluzione peggiore. Poteva venire in mente solo a lui che, non potendo toccare Zanone, semrava preoccupato di dover ancora na vola mancare alla promessa di Ministro fatta a Costae Di Lorenzo per conservare l’appoggio alla sua Segrreteria.Travolte le resistenze del bunker, il finale della Direizione Liberale è stato rapidissimo. La risposta positiva a De Mota è stata votata da tutti ocon la sola opposizione di Facchetti, il Ministro e i sottosegretari sono sttati confermati all’unanimità. Resta il fatto che con questa Direzione, nel PLI si è avviata la corsa verso il COngresso Nazionale previsto per l’autunno. E’ proprio il caso di dire rovesciando l’aforisma del Gattopardo, che tutto è rimasto fermo perchè tutto possa cambiare.

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