La funzione del Partito Liberale

Credo che mai, negli ultimi decenni, il Partito dei liberali in Italia si era trovato, come si trova oggi, nella condizione di chiedersi se la propria esistenza nella nostra società fosse un dato irrinunciabile. E questo non perché l’ambiente appaia troppo ostile al liberalismo, come è successo in altri periodi. Al contrario, perché troppi appaiono propensi a declamare gli slogans liberali.

Non penso ad un monopolio sulle idee liberali. Penso anzi che declamare slogans liberali può essere l’antitesi del comportamento critico e consapevole tipico dei liberali. E credo che la nostra esistenza sia tuttora un dato necessario per l’evolversi della società italiana. Tuttavia, questa nostra esistenza ce la può garantire sempre di meno la nostra storia. La funzione e il ruolo del PLI possono esser garantiti solo dal nostro impegno intellettuale e politico sui problemi della gente e della società, di oggi e degli anni che stanno di fronte .
Di questo impegno intellettuale e politico, vorrei tratteggiare uno schizzo sintetico delineandone tre aspetti: cosa siamo, cosa vogliamo e come possiamo farlo.
Per il primo aspetto, bisogna partire dall’indicare una definizione coerente della nostra identità, senza darla per scontata perché non lo è affatto né tra di noi né tanto meno nella società civile. La società dei liberali non è la società della promessa. Non lo è perché, per affrontare i problemi dell’uomo legati al suo quotidiano esistere e che sono la povertà, i bisogni naturali, quelli sociali indotti, la sofferenza stessa della vita nel viverla, noi liberali non lanciamo una promessa. Noi affrontiamo i problemi dell’uomo affidandoli all’uomo. Dunque, per un liberale, le difficoltà del vivere vanno intese come spinta possente a migliorare la nostra condizione umana e non come motivo per sedersi e attendere messianiche utopie. Al tempo stesso, per affrontare i bisogni, non è possibile prescindere da quanto ciascun individuo intende essere.
La società liberale è una società degli individui, non solo dell’individuo. L’emancipazione dell’uomo non sarebbe tale se non proponesse di valere per chiunque. La società liberale è necessariamente una società aperta, con delle regole che non sono state date sul Monte Sinai ma sono conquiste di lotte secolari che, comunque, debbono di continuo essere sottoposte a giudizio critico per evitare di divenire esse stesse ostacolo alla società aperta.
La società aperta è necessariamente una società complessa. Così come la storia della vita è la storia di una complessità che continua a crescere. Questo non è un punto dottrinale ma un’osservazione quotidiana. Per questo dobbiamo puntare l’attenzione sul fatto che la quantità di informazione circolanti, le connessioni per la comunicazione, sono sempre più ampie, più capillari e che la maggior velocità di trasferimento delle informazioni supera ancestrali separatezze di costumi e di territori e consente – ma insieme richiede – una umanità sempre più criticamente evoluta per resistere al ritorno , sempre incombente, di messianiche utopie.
Da questa complessità deriva che la funzione di governo della società aperta, è strettamente legata alla capacità di conoscere il sistema, l’ambiente, le situazioni in cui ci troviamo. Ciò è possibile, per i liberali , solo adottando fino in fondo il criterio del dubbio rispetto alle convinzioni acquisite, senza farsi irragionevolmente bloccare dal timore del nuovo. E’ qui, nel criterio del dubbio, che in punto di metodo sta il fulcro del liberalismo. Un punto del quale non dovremo mai dimenticare o lasciar da parte le conseguenze. Questo processo conoscitivo parte sì dalla idea che la realtà sia conoscibile, ma non abbraccia l’illusione perversa che possa esistere una teoria vera che comprenda ogni cosa una volta per tutte. La radice della illibertà si affonda qui. Nel pensare che esista qualcosa o qualcuno che sappia tutto. La conoscenza è un conflitto senza fine della ragione con sé stessa. Conoscere vuol dire porsi in conflitto con quello che si è fino ad oggi conosciuto, per rimodellare, sotto il pungolo del dubbio e delle obiezioni, ogni conoscenza acquisita, per riuscire ad aprirsi al reciproco scambio ed abbattere le muraglie mentali che sono più rigide ed elusive della libertà perfino di quanto lo siano le muraglie di pietra.
Da liberali, bisogna rivalutare costantemente il fatto che l’apporto individuale alla conoscenza svolge una insostituibile funzione creativa per sempre nuovi equilibri economici, sociali e culturali. Diciamo forte che per i liberali la multicultura è un valore, che per i liberali è un valore la differenza per la sua feconda ricchezza e non lo è l’omogenizzazione culturale con la sua indifferenziata unità. Anzi, sono l’incontro e la composizione dei differenti apporti individuali, la finalità vera del compito politico liberale. Incontro e competizione che nella società liberale non sono prefissati bensì il risultato di una competizione entro delle regole. Tentare di eliminare o rimuovere questa competizione ha sempre costituito l’anticamera della illibertà.
L’obiettivo della competizione liberale, infatti, non è l’emarginazione di chi si trova ad avere minori possibilità di dare il proprio apporto ma quello di assicurare al patrimonio dell’intera società un accresciuto grado di conoscenza e quindi una maggiore opportunità per tutti di vivere liberamente. Per i liberali vi è una stretta connessione tra libertà degli individui e l’uguaglianza del loro valore come persone. L’uguaglianza del valore come persone non è un annullare le differenti peculiarità e scelte ma consentire l’espressione ottimale di ciascuno in una competizione regolata.
I liberali non accettano il criterio di ritenere la libertà possibile solo una volta fuoriusciti dalla necessità del bisogno. Al contrario, i liberali sanno storicamente, per pratica e per convinzione , che si può e si deve praticare la libertà nell’affrontare il bisogno, in modo da rendere massime le possibilità conoscitive e creative, di informazione e di organizzazione della mente umana. Nella convinzione, caratteristica dei liberali, che queste possibilità della mente umana sono la vera risorsa evolutiva nel nostro mondo.
Per concludere il punto , direi che bisogna innanzittutto essere consapevoli noi stessi e poi diffondere nella società il messaggio secondo cui la società liberale si può definire la società della crisi e della incertezza. Dove crisi ed incertezza, che sono spesso assunti come sinonimi di disvalore e di fattori negativi da superare, si sono nella realtà dimostrate il tipo di società più creativa nel senso che è stata capace di consentire a ciascun individuo, per ogni data condizione storica, la massima capacità espressiva e creativa.
Ora di fronte a questo modo e come noi vogliamo essere, le polemiche, anzi, meglio ancora, il lungo e interessante dibattito politico ∑∑∑∑(vedere Di Jorio) tenendo presente che lo sforzo distributivo fra le risorse economiche e le risorse politiche occupa per i liberali un punto centrale. I liberali non possono mai diventare solo il partito dell’economia. Per il motivo che ho già detto in premessa, sul problema dei rapporti anche rispetto allo sviluppo ma perché soprattutto i diritti individuali per i liberali sono centrali rispetto alla possibilità di far partecipare tutti alla crescita civile di uno Stato. Non possono esistere diritti collettivi che, implicando il criterio di rappresentanza, implicando anche la possibilità che il rappresentante utilizzi le reti di potere e tradisca il mandato di rappresentanza del diritto individuale. Insomma per i liberali esistono soprattutto e singolarmente i diritti individuali. La lotta di fondo dei liberali deve essere l’estendere i diritti di partecipazione, superando tutte le difficoltà che di volta in volta si creano, dal problema della povertà a quello della disoccupazione; soprattutto superando il criterio – sbagliatissimo e già caduto nell’esperienza storica degli Stati Occidentali – che sia liberale limitarsi a rendere possibile che solo alcuni restino appagati. Per i liberali, viceversa , le strutture dello Stato sono uno strumento di liberalizzazione confermate o riformate proprio per affrontare di volta in volta i nuovi problemi e restare cosi vicini alla gente. E’ chiaro che se non si danno risposte operative ai problemi dalla biottica, all’immigrazione, al ruolo degli anziani, alla scansione del tempo di lavoro nella vita, alla droga. Di fronte a questi problemi che sono problemi reali, la gente tenterà di trovare delle risposte, magari nell’ansia secolare di risposta definitiva, nei fondamentalismi vecchi e nuovi che sono sempre in agguato. Ne é stato dato un esempio recentissimo in un paese centro europeo dalla visita di un importantissimo capo religioso che oltretutto, pur non essendo italiano, opera in Italia. Sono state dette delle cose che, se applicate, farebbero arretrare la cultura civile – quanto meno quella liberale – di qualche secolo e che appunto trovano spazio nella difficoltà dei problemi della gente e tendono a dare a questi problemi reali una risposta in termini di illibertà e di autorità certo non di responsabilità individuale e di partecipazione aperta di tutti i cittadini alla crescita della civiltà nostra.
In questa logica il terzo punto di cosa vogliamo importante per noi liberali ho detto ∑∑∑ i diritti di partecipazione di cittadinanza individuale il terzo punto é in Italia la battaglia della centralità dell’informazione guardate che questa non é una battaglia settoriale, quando si parla dei problemi del non sò e della RAI oppure dei problemi delle leghe sulla stampa non si fa una battaglia importante ma pur sempre settoriale si va a colpire una dei centrali del modo di concepire una società quale noi liberali la concepiamo e quindi io credo e propongo che il partito di questa battaglia e cioé dei problemi di ∑∑∑ di informazione faccia sì veramente uno dei cavalli centrali per rendersi riconoscibile e per riuscire a modificare le strutture del Paese in senso sempre più possibile vicino al nostro modo di essere. Io non voglio dire che per tutto questo il quarto punto di cosa vogliamo amici non può essere la riproposta della destra non solo perché come mi sembra di essere ringiovanito diciamo circa sedici – diciasette anni fa quando allora polemizzavamo con funzione ∑∑∑ che poi per tutti vero si é rivelata positiva perché allora criticavamo, polemizzavamo con l’On. Malagodi di allora dicendo che la destra e la sinistra era una segnaletica basta vedere i documenti del settanta – settantuno di allora perché é evidente che ∑∑∑ della segnaletica stradale é un errore del quale noi liberali io credo che fossimo già guariti evidentemente mi sbagliavo già una quindicina di anni fa e invece poi si é scoperto che ci sono ancora dei nuovi iscritti anche perché i nuovi iscritti allora non c’erano e quindi non hanno letto forse quei documenti ma anche perché noi crediamo noi liberali crediamo a differenza della destra che la nostra battaglia per l’impegni del futuro non é sospinta dalla forza di inerzia che ci sfida a passare in avanti ma al contrario noi siamo spinti dall’interesse di conoscere dal fascino dell’avvenire e con ciò non vogliamo assolutamente confondere con il fascino mobilistico chiuso il liberale in una sinistra utopistica che vorrebbe barattare la libertà in un futuro indefinito con la libertà in un mondo attuale. Il quarto punto dico adesso non é la destra é capire che se noi siamo in questa epoca di transazione non dobbiamo dare certo é vero il contraddirsi dicendo che nella transizione dobbiamo essere della certezza di qualche cosa di immutabile fra l’altro non né avremmo le forze non possiamo dire che le cose sono già mature per arrivare ad una situazione differente però non possiamo però ridurre ad una questione di coraggio il nostro obiettivo politico. Io credo che l’obiettivo politico nostro dei liberali ∑∑∑ non ∑∑∑ ma come ho citato sin dall’inizio deve essere detto con chiarezza noi siamo come obiettivo quello di realizzare anche in Italia quella alternativa di governo caratteristica dei Paesi Occidentali che non può essere e non é in termini concettuali l’alternativa di sinistra che é l’alternativa dell’immobilismo e della conservazione e sarà possibile é chiaro solo se vi saranno ad un diverso contesto numerico nella sinista comunista oppure un diverso contesto politico nella posizione del PCI cosa che ad oggi ∑∑∑ ad arrivare ma noi non possiamo andare dai cittadini a dire che il nostro disegno politico in Italia che abbiamo delineato sul quale d’accordo se abbiamo abbastanza se non uguaglianza ma convergenza di idee é un qualcosa che ci vede solo spettatori nelle lotte politiche altrui delle quali noi vorremmo l’alternativa ma ci ∑∑∑ se vogliamo o no questa alternativa bisogna dire con chiarezza che l’unica alternativa possibile nel nostro paese ci sarà solo quando i liberali la guideranno dimostrando che programmaticamente e politicamente si sono maturate le condizioni del rendere anche l’Italia simile a quegli equilibri politici che hanno caratterizzato i Paesi Occidentali. Noi dobbiamo assumere per noi e dico con chiarezza il ruolo di chi determina la scelta in un senso o nell’altro e non di chi guardando il fiume che passa stabilisce se andare più sulla destra o più sulla sinistra non occupandosi se ∑∑∑ ostruire sul bordo del fiume perché se così fosse e se così volessimo assumere da parte nostra allora amici non si capirebbe perché i cittadini dovrebbero dare il nostro voto a persone le quali non si preoccupano di stabilire se il corso del fiume deve andare in un senso o nell’altro rispondendo al preciso dettame liberalismo secondo il quale non esiste un futuro disinquinato esistono voti fututi possibili del voto dell’individuo di scegliere quali futuri possibili si potrà realizzare ecco perché il proporre di praticare ahimé anche a noi ci é capitato di fare socialdemocratizzazione del partito é prima ancora di un errore concettuale un’assurdo in termini perché essere socialdemocratici e in questo senso deteriori ai liberali non riuscirebbe nemmeno oltre che a domargli l’animo ma neppure ci riuscirebbero e quindi ci danneremo l’anima e resteremo poveri e che un minimo senso di realismo politico non ci deve consentire di praticare questi errori. Il terzo punto e ho finito ho detto che cosa siamo, che cosa vogliamo, e come faremo quello che vogliamo infatti secondo me l’ho già detto cioé qui il problema bisogna accoppiare la nostra onorevolezza alla nostra volontà di criticare , di mettere in discussione tutto con la nostra capacità di battagliare dare alla ragione il senso migliore della lotta politica , dell’impegno, dell’indicazione delle scelte chiamare sempre tutti a ∑∑∑ l’ha chiamato ha partecipare alle nostre iniziative e giustamente l’ha chiamato fare scorribande nel campo di tutti cioé non dobbiamo essere talmente autoillusidisti da precluderci da soli la possibilità di parlare alla gente anche che non appartiene ” alla nostra parrocchia” questo punto é importantissimo ma ci sono altre cose sulle quali già molto é stato detto e le richiamo solo per titoletti nuove su questo sono daccordissimo bisogna capire che se come per i liberali é il partito un mezzo e no un fine e guardate che questo senso non dico che siamo soli a pensarlo ma poco ci manca allora noi bisogna ricordanci del fatto che il nostro modo di essere partito non può mai prescidere dal rapporto con i cittadini tutti i cittadini devono poter influenzare quanto più possibile il nostro modo d’essere perché migliorando il nostro modo d’essere danno strumento maggiore al loro modo di essere governati e quindi allargarsi al partito degli elettori non é facilissimo perché il dire e questo é molto importante poi bisogna capire per bene gli strumenti attraverso i quali si arriva a realizzare queste condizioni ci sono dei modi molto interessanti vanno lavorate ma comunque si sia resa questa strada per svolazzare non é che poi per i liberali fanno queste cose da un momento all’altro però con un processo evolutivo é stato bene metterlo in moto e andiamo avanti non illudendoci che il problema sia stato risolto.Il problema del progetto politico e l’ho detto finora dicendo che cosa vogliamo noi diventiamo più visibili se facciamo più lotte se coltiviamo la parte dell’immigrazione dei praticanti chee derivano dalla convinzione di essere deboli non nel numero ma deboli nelle idee e deboli nelle nostre capacità di impegno che é una convinzione∑∑∑ e letale avendo chiaro che le nostre strategie devono essere mutevoli nel senso che devono di tempo in tempo adattabili alle realtà che si vanno modificando e che quindi non c’é nulla di strano di cambiare qualche passo nella sstrategia pur mantenendo sempre il criterio della società aperta della circolarità. Terzo bisogna praticare la convergenza di luglio io non mi stanco ve lo dico anche qui tanto siamo anche di più non chiamarla mai unità noi dovremmo fare una battaglia di tipo lessicale contro le parole come umanità o come utopia perché queste sono poarole che non appartengono al lessico dei liberali perché i liberali non sono uniti ma possono essere convergenti perché sono diversi e non credono all’utopia perché l’utopia é otemporale é al di fuori di questo mondo invece i liberali possono vivere in questo mondo per trasformarlo ciò detto la convergenza di luglio é stata una cosa quasi audace e coraggiosa se si vuol parlar tutti però é importantissimo non mettersi a sedere a magnificare la propria coraggiosa audacia di luglio perché non avrebbe senso comune o si pratica e si vive questa convergenza arricchendola dei contributi che come ho detto dobbiamo dare noi liberali come sempre fra di noi oppure potrebbe essere una trappola mortale nella quale ci siamo cacciati perché potrebbe arrivare al conformismo senza idee e semza principi e senza slanci ideali. Le ultime due osservazioni delle quali poi ho chiuso citano lo Statuto, ho detto bisogna rinnovare lo Statuto ∑∑∑ non tenda a trasformare il nostro partito in qualcosa che non può essere il partito liberale né un partito nel quale si presenti che l’energia emanata dal sole perché questo succede nel sistema solare ma nel sistema politico liberale l’energia può emenare solo dai cittadini i dagli ∑∑∑ e che quindi ce ne ∑∑∑ però il partito ha bisogno di una decisione, una capacità di decidere da parte di se stesso e quindi io trovo che con le corrette maniere l’elezione diretta di quello che dovrebbe essere il massimo del partito si apre attraverso un processo giusto di differenza di scelte che poi naturalmente dovrà essere dato dai ∑∑∑ ora non vi sto ad annoiare ∑∑∑ in Europa ma avanza dico che se é giusto tutto quello che stavo dicendo non possiamo vivere l’eventuali alleanze di tipo ellettoralittico solo con qualche elettoralittico ha prescindere dal nostro grande disegno ∑∑∑∑∑∑∑∑∑∑ si potrebbe fare speriamo che ce la faremo per usare la persona del verbo nel modo giusto come ha detto il Paolo ∑∑∑ ce la faremo, ce la faremo certamente nessuno di noi può pensare ce la farò da solo, se il liberale non vive il proprio tempo con il coraggio non é liberale non vive perciò che tutti gli altri vivono la politica del liberale e finita spero che non sia così e che sappiamo vivere la nostra vita da liberali soltanto.
Grazie.

∑∑∑ nel quale é presente che l’energia si emane dal sole perché questo succede forse nel sistema solare ma nel sistema politico liberale l’energia può emanare solo dai cittadini e dagli ∑∑∑ e quindi sono loro che devono dare spinte, però il partito ha bisogno di una decisione, deve decidere da parte di se stesso e quindi io non trovo che con le corrette maniere l’elezione diretta di quello che dovrebbe essere diciamo il massimo del partito si apra per il verso giusto di chiarezza di scelte che poi naturalmente dovrebbe essere ∑∑∑ ∑∑∑ che ora non vi sto a citare e poi tra l’altro l’Europa non ∑∑∑ però dico se é giusto tutto quello che stavo dicendo non possiamo vivere le eventuali alleanze di vita elettoralittico solo come fatto elettoralittico a prescindere dal nostro grande disegno di volontà politica perché sarebbe assurdo e concludo dicendo tutto questo amici si potrebbe fare e speriamo che ce la faremo per usare la persona del verbo in modo giusto come ha detto il ∑∑∑ ce la faremo, ce la faremo ovviamente, nessuno può pensare ce la farò da solo, ∑∑∑∑∑∑∑∑∑∑∑∑
<•=·D·E·i, di volta in volta istituzionalmente da rda rpoter della gente -e, così inquadrato il nostro modo di essere, o sulla Stampa di Torino avviato da Galli della Loggia , proseguito da vari interlocutori e momentaneamente concluso da un articolo dello stesso Galli della Loggia dal titolo " Ansia senza risposta", deve far dire a noi liberali - alcuni nostri esponenti sono intervenuti costruttivamente - deve farci dire che per i liberali le ansie sono senza risposta definitiva, nel senso che devono sempre permanere perché la ragione deve conservare la sua funzione critica. Ma il rilievo politico e lo spazio politico alla ragione lo devono dare - e per i liberali è possibile darlo - attraverso l'impegno civile e la capacità di lotta politica. Questa è la connessione. Per far dunque che cosa? Cosa vogliamo? Vogliamo rendere la nostra società rispondente al criterio aperto ed evolutivo che ho delineato. E dunque la prima cosa che vogliamo devono essere le liberalizzazioni. Le liberalizzazioni...

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