Discussione generale sulla depurazione delle acque

Intervento in Consiglio Regionale sulla relazione dell’Assessore Anselmo Menchetti in merito alla legge regionale sua depurazione delle acque

Vorrei fare alcune considerazioni su questo problema dicendo che in sostanza il giudizio finale del collega Biasci coglie abbastan­za nel segno, nel senso che la relazione dell’asses­sore è una relazione che imposta bene le linee ge­nerali, ma che non scende poi in alcuni particola­ri che a questo punto ci sembrano oggettivamente interessanti. Il collega Biasci ha già esemplificato abbastanza dettagliatamente e quindi su questi punti non ritornerò. Vorrei solo citare alcuni fatti, scorrendo proprio la relazione presentata dall’as­sessore, per fare alcune considerazioni finali in merito al criterio generale, che sembra abbastan­za corretto, della relazione e poi della bozza, per cosi dire, di mozione o proposta di mozione che ci è stata proposta.

Detto, quindi, che il limite principale della rela­zione è quello di non affrontare alcuni punti chia­ve in modo diretto (anche se espressamente si di­chiara di ripromettersi di farlo a breve termine). Passando proprio all’esame puntuale la prima os­servazione che vorrei fare, è quando si sostiene che c’è la disponibilità a quel discorso sulla di­sponibilità delle agevolazioni finanziarie in favore delle imprese, rende ancor meno verosimile il ri­catto occupazionale (a pag. 3). Su questo pun­to vorrei che fosse chiaro come in realtà anche sotto questo profilo non c’è stata sufficiente pre­senza da parte della Giunta perché, ad esempio, io ho avuto occasione proprio recentemente di presentare una interrogazione . al riguardo per quanto attiene alla zona del cuoio e li si vede co­me gran parte, se non le totali realizzazioni attua­te dalle aziende, degli impegni relativi sono essen­zialmente a carico degli imprenditori, sia pure te­nendo presente tutte le difficiltà tecnico­finanziarie che l’assessore segnala nella sua rela­zione in merito e in conseguenza ad una circolare ministeriale che ha recepito la delibera del CIPE in merito alla duplicazione possibile dei finanzia­menti. Però mi sembra che effettivamente, se so­prattutto si tiene presente anche l’atteggiamento tenuto in altre Regioni, tipo il Veneto, nel settore delle possibilità finanziarie, che non si possa tout court dire, come ha detto nella relazione l’asses­sore, che queste imprese non possano fare, come si dice qui nel testo, il ricatto occupazionale perché le disponibilità finanziarie ci sono. Non voglio andare oltre su questo punto perché fra l’altro è oggetto di questa interrogazione, quindi quando verrà in esame ne potremo riparlare al ri­guardo.

Ecco, vorrei anche osservare …

(Interruzione dall’aula)

Lo stanno facendo solo loro in larga parte, questo è notorio, non deve essere oggetto di pole­mica, insomma. Anche la Regione fa delle altre cose, ma qui si sta dicendo che non fa del tutto abbastanza, e questo settore fra l’altro (ne parlerò in finale) è un settore tipico di intervento, della creazione delle condizioni complessive, che se­condo noi è un settore tipico dell’intervento della collettività, cioè dello Stato, della Regione, a se­conda dei livelli, quindi un settore nel quale la collettività deve richiedere degli impegni e il ri­spetto di norme complessive e a sua volta deve dare degli impegni e consentire una situazione di norme che consentano appunto il non scarico sulle aziende di certi oneri sociali.

Anche la questione di tutta l’importanza, a fine pag. 5, del potere di emanare normative integrati­ve di attuazione rispetto a quelle dello Stato, è giustissima, però non ci sembra che in sostanza – è la stessa critica che si faceva prima – si sia fatto dal punto di vista effettuale, al di là delle giuste impostazioni di principio anche per il pas­sato, fatto però poi dal punto di vista pratico, di traduzione pratica, non so se si sia fatto abba­stanza. E lo stesso dicasi a proposito, .sia pure.che non riguarda strettamente le Regioni, dei ritardi che giustamente la relazione rileva, in merito ai ri­tardi dei Comuni, ritardi che effettivamente non sono giustificabili altro che con una scarsa cono­scenza e coscienza del problema; perché in realtà il fatto del richiamarsi alla mancanza del perso­nale, ad esempio, non può farci dimenticare che magari poi personale è stato assunto in settori molto importanti, questo da parte dei Comuni, come, da parte della Regione, si è restati indietro nel prevedere che gli impianti sarebbero stati ge­stiti da qualcuno nel futuro, e che quindi era ne­cessario, fin da allora, prevedere con chiarezza la possibilità di una formazione professionale di per­sone che poi fossero messe a capo di questa ge­stione senza ricorrere alla necessità di far gestire gli impianti dalle imprese che li hanno costruiti e che, naturalmente, per questo servizio richiedono oneri molto forti senza risolvere, affrontare, dare uno sbocco al problema occupazionale che non è irrilevante.

Lo stesso discorso di poca coscienza del pro­blema, al di là delle dichiarazioni di principio, si può rilevare al cenno fatto successivamente in merito ai problemi della ricerca. Perché si dà il caso, anche qua, che gli Enti locali non abbiano dimostrato molta consapevolezza e coscienza del problema, tant’è vero che ci sono delle situazioni nelle quali – vedi il caso dei tecnici dell’Univer­sità di Napoli nella zona del cuoio – nel quale, anche qui non si è dato, al di là delle intenzioni, nei fatti, un sufficiente spazio a queste persone e a queste situazioni, ripeto, in modo da sfruttare anche al meglio i risutati di queste ricerche, il che non mi sembra del tutto secondario né fatto tra­scurabile.

Ecco, in generale anche l’accenno – mi sembra abbastanza mordente, per così dire –   il discorso ri­ferito alla situazione degli impianti di depurazio­ne, anche quelli privati, perché anche qua le ricer­che e la rilevazione dei dati quanto meno non è sufficientemente elaborata, ma forse è anche ab­bastanza fideistica, affidandosi esclusivamente al­le denunce pervenute che in alcuni casi hanno nel passato anche portato a un sottodimensionamen­to degli impianti successivamente costruiti. Ecco, queste sono alcune considerazioni di dettaglio nelle varie pagine.

Quello invece dove troviamo maggior conso­nanza è, prima di tutto, la ripetuta affermazione della necessità di intendere in senso dinamico il piano di battaglia contro l’inquinamento, senza bloccarsi su situazioni e indirizzi che poi possono di volta in volta essere superati dai fatti e senza bloccarsi su un tipo di raccolta dei dati che non venga elaborato e visto dinamicamente nel com­plesso della Regione, non fermandosi alla rileva­zione statistica per scheda in ogni singola zona, e questo è un criterio che ci sembra senza dubbio giusto e col quale concordiamo.

Concordiamo anche sul criterio di fondo della necessità, visti tutti i ritardi da parte centrale –  e che conseguentemente comportano dei ritardi an­che dalla nostra parte regionale –  di gestire in mo­do elastico la 319 e la 650 in modo da una parte da non concedere a livello nazionale delle proro­ghe, perché questo sarebbe anche un modo non corretto di fare politica, a nostro parere, perché gli anni passano e i problemi devono essere risolti nelle scadenze pattuite; d’altra parte ci sembra anche da valutare abbastanza positivamente la considerazione che talvolta ci sono state delle dif­ficoltà oggettive e complessive, cioè addebitabili un po’ a tutti anche, cioè di cui tutti ci dobbiamo far carico, dei ritardi, per i quali di volta in volta ci sembra sia giusto il criterio di poter concedere delle proroghe temporali, per le quali può essere abbastanza interessante il discorso di non conce­dere queste proroghe anche in occasione del caso per caso acriticamente, ma di legarle in qualche modo ad altri vincoli, che devono essere studiati ma comunque possono anche essere valutati po­sitivamente, vincolo di anticipare poi il raggiungi­mento dei termini della tabella «A» o anche l’al­tro di introdurre una sorta di riequilibrio tra chi già ha completato gli impianti e quelli che non l’hanno fatto prevedendo una qualche forma di maggior onere per chi, pur usufruendo della pro­roga, non ha ancora avuto modo di completare le opere che avrebbe invece dovuto completare.

Su questo siamo d’accordo, però ci sono altri gros­sissimi problemi che vanno emergendo e che ci sembra anche stamani con quanto veniva, a quanto hanno riferito i giornali, scrivendo -se è ve­ro – anche questo è oggetto di un’altra interroga­zione presentata stamani – se è vero che il Preto­re ha inviato una lettera facendo presente i risul­tati di una indagine secondo la quale c’è la pre­senza, e sembra che ci sia perché lo dicono tutti, di cromo nei fanghi, ecco, di fronte all’imminenza di questa scadenza di legge e di fronte ai risultati di questa indagine con J’emergenza di prodotti nocivi, anche in questo settore bisogna evidente­mente – qui mi ricollego al discorso iniziale – accelerare i tempi perché il problema della loca­lizzazione degli scarichi  – che pur a livello generale la relazione inquadra giustamente nel senso che sono problemi che vanno studiati e risolti nei ter­mini complessivi, del resto anche nella settimana ci sono stati interventi sotto questo profilo stimo­lanti degli altri consiglieri di maggioranza – però questo problema ad esempio della localizzazione degli scarichi sta diventando un problema per il  quale non vale più la terapia a lungo periodo, perché è un problema rispetto al quale ormai ci dobbiamo misurare e prendere, come si suol dire, il toro per le corna. Anche senza dimenticare, perché a noi sembra giusto, che su questo proble­ma le inadempienze degli Enti locali sono molto gravi, perché l’Ente locale aveva l’obbligo, per una normativa ministeriale, di fare questo sforzo di localizzazione degli scarichi, che non ha fatto, coinvolgendo poi anche la Regione in una sorta di inadempienza perché la Regione doveva con­trollare che il Comune fosse adempiente su que­sto punto.

Ho toccato al termine il punto degli scarichi che, insieme al problema della cosiddetta gestione elastica, (se non ho letto male perché la mozione l’ho avuta stamani e quindi _può darsi che, fretto­losamente, in cinque o sei pagine, mi sia sfuggi­to), mi sembra siano i due punti che più sono mancanti, assenti, in questa mozione che ripete i criteri generali della relazione cercando anche in alcuni punti di approfondirli, ma che mi sembra di fronte a una necessità di fare delle scelte con­crete oggi, insieme alle scelte generali, tutte le co­se che sono dette, i rapporti con gli Enti locali. Ecco, però insieme a tutto questo, c’è anche una necessità di scelte più immediate sia nel senso che diceva prima il collega Biasci sui problemi più grossi e in alcune proprio scadenze di regimazio­ne generale o altro e in alcuni casi di scadenze proprio che ormai sono come suol dirsi alla porta coi sassi.

Ora, io vorrei soprattutto su questa storia della localizzazione degli scarichi vedere se, non dico oggi ma a breve scadenza, il Consiglio riuscisse – soprattutto per quanto riguarda la zona del cuoio, la lettera di stamani che citavo – riuscisse a venir fuori in qualche modo trovando una solu­zione a questo pro­blema, perché se non lo farà i problemi temo si avviteranno su se stessi e potremmo avere nei prossimi mesi e poi alla scadenza della normativa nazionale, veramente delle grosse e amare sorpre­se derivanti da una nostra mancata decisione.

Quindi nel complesso la relazione ci è sembra­ta sufficientemente ben inquadrata, però non scende nei particolari in un momento in cui biso­gna mantenere il  dibattito e l’intervento su due piani: quello di una corretta impostazione genera­le e quello di una sempre più immediata presa di posizione su alcuni problemi che ormai sono di­venuti scottanti e improcrastinabili.

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