Risultato da accettare ma non condividere

I liberali accettano il risultato referendario perché fautori del metodo introdotto nel 1600  dalla cultura liberale e convalidato dall’esperienza nei secoli. Il metodo migliore per governare il convivere è far scegliere i cittadini con il voto ripetuto nel tempo.

L’effetto dell’ultimo voto però i liberali non lo condividono. Ha confermato il sistema giudiziario fascista del ‘41, che non attua del tutto l’art. 111 della Costituzione  (il processo dovrebbe svolgersi nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti al giudice terzo e imparziale).  Anche i fautori del SI hanno avuto colpe nell’impostare il referendum come  scontro tra politica e magistratura.  Tale assurdità ha fatto sì che il referendum non sia stato  su una riforma Costituzionale per attuare un indirizzo già vigente e garantire in pieno il cittadino. E’ stato l’occasione per esprimere valutazioni politiche estranee al tema giustizia. Così il sistema giustizia resta in attesa dei correttivi indispensabili mentre quelle valutazioni restano manifestazioni fuori tema.

Vediamolo seguendo  quattro rilievi degli specialisti sul voto. Uno. I No hanno rifiutato la pratica autoritaria nel dibattito parlamentare e verso l’Associazione Magistrati. Ma il sistema consociativo dell’accordo di  tutti in Parlamento è fuori dello spirito della Carta per i dibattiti alle Camere. Nè si pone la questione del confronto politica con  ANM, siccome l’ANM non dovrebbe essere né un partito né un sindacato ma solo un organo associativo di un ordine  chiave della Repubblica.

Due. I No hanno respinto il sorteggio dei membri del CSM e la creazione di un’Alta Corte. Ma il sorteggio avrebbe eliminato le evidenti storture  correntizie  e l’Alta Corte avrebbe reso serio e credibile l’esame delle infrazioni disciplinari interne.

Tre. I No hanno espresso la paura per le prospettive di lavoro. Ma ora l’ordinamento fascista rimane e il Governo è immutato.

Quattro. I No , in specie giovanili, sono contro la condiscendenza del governo verso Trump e Israele. Io sono attento ai giovani da una vita (sono stato eletto per la prima volta al Comune di Livorno 62 anni fa), però il giudizio è avventato perché disinformato. Nei giorni scorsi i media non hanno parlato, salvo Rampini,  della mozione all’Assemblea ONU (70% dei membri, astenute Cina e Russia) scritta dal Bahrein a nome di tutti  gli Stati arabi, che  condanna il regime dell’Iran, i suoi attacchi militari e il suo attentato al navigare a Hormuz. Hanno invece parlato della preferenza No della Conferenza Episcopale in mano all’amato terzetto di cardinali papabili sconfitto al Conclave (per fortuna dei credenti e non solo, Leone XIV ha una linea diversa dal clericalismo ostile ai cittadini).

La cultura liberale si impegnerà  perché i cittadini maturino la consapevolezza che al Referendum non hanno vinto né Costituzione né Resistenza. Chi canta bella ciao pensa solo ai propri privilegi.  Resta un sistema giustizia non del tutto rispettoso della Carta, con l’ANM che, pur non eletta, ha perfino proclamato di aver ricevuto la fiducia e che spinge i giudici ad opporsi a maggioranze elettorali sgradite. Da oggi, per i liberali l’obiettivo è arginare il connubio tra certe procure e informazione, che, attraverso sentenze mediatiche anticipatrici del diritto, vanifica le scelte fatte dal Parlamento. Un connubio che fa i cittadini meno garantiti e meno liberi.

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