Caro Ferri,
Ti ringrazio molto per la tua mail (relativa al tuo articolo pubblicato sul numero di Libro Aperto di ottobre dicembre) e per il tuo voler così riprendere una pratica purtroppo desueta da anni: quella del confronto politico sulle proposte concrete. Desuetudine che non sono stati i liberali a promuovere, ma di cui sono divenuti corresponsabili per essersi via via assuefatti.
Appunto approfittando dell’invito al dibattito, desidero dirti che condivido in pieno l’intento (creare una difesa comune) ma diverse perplessità – talvolta contrarietà – su passaggi specifici. Te ne faccio rapidi cenni.
Comincio dalla prima pagina, colonna di sinistra, quando affermi “questa incertezza rappresenta per l’Unione Europea un’occasione storica per compattarsi e rafforzarsi sul fronte della difesa e di conseguenza della politica estera”. Affermazione giusta, anche se l’UE non avrebbe dovuto attendere lo stimolo dell’attuale situazione, siccome di stimoli ce ne sono sempre stati (come insegna il liberalismo) e non si sono voluti vedere. Subito dopo scrivi “La messa a punto di un coordinamento europeo di difesa comprensivo del Regno Unito”. Questo non va bene. Per l’ovvio motivo che il Regno Unito non fa oggi parte dell’UE mentre credo che Tu voglia parlare (mi sembra impossibile fare altro) della difesa UE nella sua concretezza senza abbandonarsi a dissertazioni teoriche circa il meglio. Oltretutto perché, per i liberali, è essenziale impegnarsi in ogni modo per contribuire di continuo alla maturazione della istituzione Europea all’insegna della partecipazione dei cittadini. E gli inglesi hanno sancito in un referendum di non voler far parte dell’UE.
Al primo capoverso della seconda pagina, vien fuori una perplessità forte. Scrivi “è il momento che l’Europa si unisca. Come già fatto per la creazione della Comunità Economica Europea nel 1957, in occasione del Trattato di Roma, e per la realizzazione della moneta unica a Maastricht nel 1992…… È fondamentale portare a compimento un processo politico abbozzato a inizio anni ’50”. La perplessità forte sta nel tuo richiamare la realizzazione della moneta unica a Maastricht. Perché in generale – se è fondamentale portare a compimento il processo politico abbozzato negli anni ’50 – Maastricht è stato l’inizio della regressione rispetto ai Trattati di Roma (abbandonando il criterio della maturazione dei temi tra i cittadini e con spinta ossessiva all’allargamento a prescindere dall’effettiva maturazione delle condizioni, tipico dei vecchi stati di mero potere) e perché nello specifico la moneta unica è nata violando il criterio della maturazione dei cittadini europei per far crescere l’Europa (tanto che ancora oggi l’Eurozona comprende solo i ¾ dei membri UE).
Nel paragrafo seguente fai una correlazione tra la CED (che Francia ed Italia non votarono) e la NATO, correlazione che non solo contribuì alla contrarietà della Francia alla CED ma che finisce per creare confusione anche sul disegno attuale di costruire la difesa UE. Perché la NATO è stata sempre ed è solo un’alleanza militare, mentre la UE è un progetto politico in corso. Ne discende che quella che tu chiami la difesa UE o viene concepita come un passo ulteriore del progetto politico o fuoriesce dalla fisiologia UE.
Il riferimento del capitoletto che segue all’art.42 comma 7 aggiunto a Maastricht (“qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata sul suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e soccorso”) è improprio nel senso che richiami l’attenzione su un aspetto dell’ambiguità di Maastricht. Infatti, l’art.42 comma 7, riferendosi al caso di aggressione armata da parte di terzi, evoca l’intervento delle forze armate degli Stati Membri , non quello di un esercito UE, non a caso neppure citato. Dunque l’art.42 comma 7 è una disposizione estranea al principio generale di effettiva difesa UE, che, nell’ottica di un’UE in coerente crescita, si realizza esclusivamente se l’UE si dota di un proprio esercito.
Dopodiché prosegui ricordando l’annuncio della Von Der Leyen sul ReArm Europe, finalizzato a sostenere la spesa degli Stati membri in materia di difesa. E precisi che “il progetto ha il duplice scopo, da un lato, di coordinare i Paesi UE nel ripristino degli eserciti nazionali e, dall’altro, di incentivare anche i governi più scettici ad ammodernare le proprie dotazioni belliche”. Un annuncio, peraltro, che non affronta la questione clou per l’UE, vale a dire il decidere a livello di Trattato il costituire l’esercito UE, senza il quale l’UE non farà effettivi passi avanti.
Tra l’altro con un pericolo non lieve. Che si continui a mischiare l’UE con la NATO. Che sono strutture non solo giuridicamente ma logicamente diverse : una è un progetto politico civile e l’altra un’alleanza militare tra Stati distinti. Non sono miscibili. Qui, prendo lo spunto per osservare che l’invasione russa dell’Ucraina è stata provocata di fatto dal comportamento ultradecennale dell’ufficio di Kiev della NATO , che, assumendosi ruoli non spettategli, ha finito per indurre l’Ucraina a violare gli accordi di Minsk spingendola a non introdurre in Costituzione l’autonomia differenziata del Donetsk e del Luhansk .
Nella colonna successiva della medesima pagina, annoti giustamente “Se nel secolo scorso l’obiettivo era quello di creare un vero e proprio esercito comune, il ReArm Europe mira a mettere gli Stati europei nella condizione di poter sostenere un conflitto prolungato e simmetrico” e poco dopo osservi “per quanto encomiabile, il progetto soffre di un difetto di fondo“ e lo illustri in dettaglio, concludendo a proposito del piano ReArm che “potrebbe paradossalmente indebolire alla radice il progetto di difesa comunitaria così concepito“.
E passando ad approfondire i motivi per cui fondatamente sostieni la necessità di non risolvere i legami con gli Stati Uniti, a pagina 31 di Libro Aperto, colonna di destra, esamini una serie di questioni tecniche , nel corso delle quali annoti “la Russia ha mostrato in maniera inequivocabile una forte aggressività ai confini orientali dell’Europa” senza però richiamare il dissennato comportamento della NATO che ho richiamato sopra. In ogni caso concludi: “Che l’Europa si doti di proprie autonomia decisionale, autosufficienza operativa e rapidità esecutiva è nell’interesse di tutti“.
Bene. Prosegui specificando il come riformare gli accordi Berlin Plus per farne un vero pilastro europeo. Inizi indicando due limitazioni da correggere. La prima . scrivi, è che “L’Unione Europea può assumere la guida di un’operazione solo se la NATO si rifiuta in prima istanza di intervenire in una determinata situazione di crisi”. Il punto non mi è chiaro. Se ti riferisci ad un’operazione mediante uso di strutture NATO, la troverei invece una cosa normale e non una limitazione. Se ti riferisci ad un’operazione di difesa UE tramite eserciti di suoi membri, la troverei una confusione inaccettabile tra la natura dell’UE soggetto politico e l’alleanza militare NATO di certo non sovraordinata alla UE. Peraltro, subito dopo illustri la seconda limitazione , con parole che mi portano a concludere che, se appunto si tratta di strutture NATO, allora la prima limitazione è normale.
Nell’intero paragrafo successivo di pag. 32 di Libro Aperto e in quello seguente fino alle parole “È tempo di una presa di consapevolezza dell’Europa per continuare e migliorare il percorso di integrazione”, svolgi argomentazioni che danno per scontato la sostanziale compenetrazione di UE e NATO, tesi che ovviamente non condivido e che mi pare surreale.
In pratica siamo alla questione dirimente. La difesa UE vera e propria non è un problema risolvibile mediante artifici verbali. La difesa è un obiettivo importantissimo, ma sussiste davvero solo se si riesce a mutare i trattati e dotare l’UE di Forze Armate proprie. Obiettivo che fa emergere sempre più , ogni giorno che passa, il grave errore compiuto a Maastricht di interrompere il procedere a passo a passo dei Trattati di Roma nel maturare l’apporto dei cittadini per decidere le scelte UE.
In conclusione, aumentare non solo verbalmente l’integrazione UE è per me il vero obiettivo politico che ci dobbiamo porre. Di certo non lo è sostenere che l’interesse dell’UE sarebbe l’allargarsi, come ha ripetuto in questi giorni Kaja Kallas, responsabile della politica estera, persistendo nella mania emersa da Maastricht in poi, con i disastrosi risultati visibili a tutti.

