Come l’Occidente può opporsi alle autocrazie? (a Danilo Taino)

da Raffaello Morelli a Danilo Taino, giovedì 16 maggio, ore 18,15

Caro Taino,
Di nuovo mi conferma come il Suo ragionare parta sempre dai fatti, il che è essenziale per la cultura liberale. Allora, a parte il fatto che la Nato ha non provocato bensì agevolato l’aggressione russa, stando alla Sua ipotesi sull’errore storico dell’Occidente in merito alla transizione russa al libero mercato e alla democrazia, si può vedere che anche all’epoca l’Occidente non si è preoccupato di far maturare la libertà di scambio (al solito perché tanto aveva già vinto e gli altri si dovevano adeguare). Ed è esatto che lo statalismo avanza in tutto il mondo, quindi anche in Occidente. Appunto perché una larga parte dell’Occidente, nel governare, dimentica il meccanismo della libertà individuale.
Da qui la risposta alla Sua domanda finale. Evidentemente i liberali devono battersi per conservare la possibilità (mostratasi sperimentalmente valida) di poter irrobustire il commercio libero come presupposto necessario per convivere meglio. E quindi non far prevalere i sistemi illiberali. Però, se si vuol evitare di passare ad un’economia di guerra (e il pericolo esiste), dobbiamo pensare a come vivere con coerenza al nostro interno e come muoversi con altrettanta coerenza verso l’esterno. Altrimenti l’Occidente un pò alla volta (ma con rapidità) perderà mordente sia nei rapporti interni sia nella sua credibilità presso il resto del mondo.
Sono convinto che dobbiamo avere la paziente di insistere in questi concetti.
Cari saluti
Raffaello Morelli

da Danilo Taino a Raffaello Morelli, giovedì 16 maggio 2024, ore 13,45

Grazie della risposta. Certo, gravi errori passati dell’Occidente. E gravi errori in corso soprattutto nei confronti della Cina.

Non sono sicuro, però, che l’aggressione russa all’Ucraina sia stata provocata dalla Nato. L’errore dell’Occidente, piuttosto, mi pare sia stato nel non sostenere in modo esplicito e trasparente la transizione russa dall’economia di piano e dalla dittatura del proletariato al libero mercato e alla democrazia. Forse abbiamo pensato che un’economia di banditi (Anni Novanta) fosse inevitabile ma poi si sarebbe autocorretta in un capitalismo decente. E molti occidentali hanno così aiutato, e sono stati aiutati, dai banditi stessi.

Oggi, l’obiettivo esplicito di Xi Jinping e Putin – o se preferisce del Partito comunista cinese e del Cremlino – è quello di sostituire un ordine (certo molto imperfetto, ovviamente) con uno modellato sui muscoli, su meno regole internazionali e, mi lasci dire, sul bullismo politico e diplomatico.

Detto questo, sono della sua opinione: la forza dell’Occidente sta nella libertà di scambio (che Washington ma anche Bruxelles apprezzano ahimè sempre meno) e nelle libertà civili. E qui siamo nei guai: lo statalismo avanza in tutto il mondo.

Le farei una domanda. E’ concepibile, per un liberale, sostenere che contro la Russia di oggi è necessario “vincere” per avere una speranza di fare tornare importanti il commercio libero? Intendo, come presupposto necessario? Io temo debba essere concepibile (ovviamente non passando a un’economia di guerra)

Grazie della pazienza

Un caro saluto

dt

da Raffaello Morelli a Danilo Taino, mercoledì 15 maggio, ore 21.23

Caro Taino,
La ringrazio della sollecita risposta ed anche sul concordare circa la necessità per l’Occidente di restare fermo sulla “fisiologia della libertà di scambio”. Da parte mia concordo sulla Sua osservazione secondo cui gli Stati Uniti prima ma ora anche l’Europa stanno assumendo “caratteristiche cinesi”. Ove per caratteristiche cinesi intendo l’evidente allontanarsi da politiche della libertà di scambio e il praticare per lo più politiche socialisteggianti all’insegna di un presunto bene comune, ritornando alle vecchie politiche degli stati di potere disattenti ai cittadini.
Quanto all’Ucraina la questione è che , nel tempo, la Nato si è comportata in un modo che ha spinto all’invasione russa. E che, lodando la volontà degli ucraini di difendersi, la sfruttano. Piuttosto, secondo me, la domanda giusta non è quella “cosa ne sarebbe di quel che resta del libero mercato se la Russia e la Cina avessero la meglio”. Nel senso che, essendo noi convinti fautori della libertà , in base all’esperienza, ben sappiamo che sarebbe una grande male. E neppure l’altra domanda “un liberale può evitare di sperare e di puntare a una sconfitta di Putin?”. Nel senso che , essendo noi convinti fautori della libertà , in base all’esperienza, cerchiamo sempre di sconfiggere le autocrazie (io preferisco non ridurre mai questioni del genere ad una singola persona). La domanda giusta, per me, e a questo punto urgente, è come dobbiamo comportarci in quesi tempi per far funzionare al massimo la nostra maggior risorsa (appunto la libertà di scambio) così da scongiurare gli scenari delle autocrazie prevalenti. Illudersi che sia meglio percorrere la strada dell’Occidente sicuro del suo prestigio superiore, è un errore gravissimo, che, dopo il sostanzialismi insuccesso delle sanzioni alla Russia, è divenuto un boomerang di cui purtroppo tardiamo a divenir consapevoli. Resistiamo per quanto ci è possibile e quindi riacquistiamo la coerenza della libertà.
Un caro saluto
Raffaello Morelli

da Danilo Taino a Raffaello Morelli, mercoledì 15 maggio 2023, ore 18,30

Caro Morelli, 
credo che lei abbia fondamentalmente ragione. In particolare, sulla necessità, per l’Occidente, di restare fermo sulla “fisiologia della libertà di scambio”. Invece, mi pare che Stati Uniti prima ma ora anche l’Europa stiano diventando assumendo “caratteristiche cinesi”: grandi piani di politica industriale, controlli e un’infinità di regole imposte ai mercati e adesso anche le tariffe americane sulle importazioni dalla Repubblica Popolare (su prodotti tra l’altro per nulla sensibili dal punto di vista della difesa).
Stanno l’Europa e l’Occidente usando in qualche modo il sacrificio degli ucraini? Forse per alcuni aspetti. Fondamentalmente, però, a me pare che si difendano da un’aggressione. Mi domando cosa ne sarebbe di quel che resta del libero mercato se la Russia e la Cina avessero la meglio.
Certo, come sempre quando si sentono rumori di guerra, lo Stato tende a diventare il cuore di tutto. 
La domanda che le faccio: oggi, un liberale può evitare di sperare e di puntare a una sconfitta di Putin? 
Nel frattempo, un caro saluto
Danilo Taino

da Raffaello Morelli a Danilo Taino, mercoledì 15 maggio 2023, ore 17,55

Caro Taino,

Come sempre leggo i Suoi articoli e li apprezzo per l’abitudine di stare ai fatti (abitudine rara tra molti Suoi colleghi) e di cercare di farne il dato distintivo del Suo credo occidentale. Tuttavia , proprio per questo, sono perplesso per quella che mi pare un’omissione nell’articolo di oggi.

Se la strategia cinese è dividere l’Europa e la Nato, al fondo nulla di nuovo; ma è opportuno non parlare di come l’Europa affronta la questione Nato (che nella sostanza non è cosa liscia)? Se Pechino intende usare Mosca per indebolire l’Occidente, al fondo nulla di nuovo; ma è opportuno non parlare di come l’Europa si è finora posta sulla questione Ucraina, in particolare su come l’Occidente la usa (un come che trovo semplicistico e inefficace)?

Sono due domande che non mi pare si possano eludere, visto che non si può pensare che abbiano una risposta ovvia. Perché la libertà vera non può essere una libertà imperiale delle truppe, dato che è libertà di scambio. E perché l’esigenza di battersi contro le autocrazie non può scordarsi mai che la vera forza dell’Occidente sta nella fisiologia della libertà di scambio. Tra l’altro è irrisolta la questione cardine: per quale motivo l’Occidente non si è battuto per far rispettare l’accordo di Minsk del 2016 che prevedeva l’autonomia di Donbass e Lugansk nella Costituzione ucraina?

Con i migliori saluti
Raffaello Morelli

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