Il ragionevole accomodamento di tutti per esporre il crocifisso

Versione ampliata dell’articolo del 16 settembre scritto per il bimestrale NON CREDO

Una sentenza  della Corte di Cassazione a Sezioni riunite del 9 settembre 2021,  è per un primo aspetto innovativa e per un secondo evasiva (o meglio opportunistica). Giudicando su una controversia tra una scuola pubblica di Terni che ha imposto di appendere il Crocifisso in un’aula ed un insegnante che non voleva far lezione con quell’arredo, la Corte ha stabilito che non è obbligatorio esporre il Crocifisso in un’aula della scuola pubblica e che  “in ogni caso va ricercato un ragionevole accomodamento tra posizioni difformi”. Infatti la norma richiamata dalla dirigenza scolastica nella circolare che disponeva l’esposizione del crocifisso,  era non “conforme al metodo di una comunità scolastica dialogante che ricerca una soluzione condivisa nel rispetto delle diverse sensibilità”. Questo perché il regolamento di un secolo fa – la sola norma esistente in materia –  va interpretato secondo la Costituzione. E la Costituzione  prescrive che ogni cittadino sia eguale dinanzi alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Questa decisione ­– che dopo più di dieci anni ha tolto le sanzioni allora erogate al docente –  fa compiere un grosso passo avanti  a quei principi di convivenza laica fondata sul cittadino, che la parte clericale del mondo cattolico  è sempre pronta ad aggirare anteponendo l’autorità.  Ma al tempo stesso è una riprova di come sia irrinunciabile un continuo impegno dei cittadini liberi perché  la concezione dello Stato laico non è pacificamente attuata nella nostra Repubblica, tuttora pervasa di conformismo clericale. Tanto più che esisteva dal 2000, sia pure data dalla  sola Sezione Penale, la IV, una altra sentenza della Cassazione (la  439) secondo cui  le norme sull’esposizione del crocefisso erano implicitamente abrogate perché incompatibili con il carattere laico e pluralista dell’ordinamento sanciti dalla Corte Costituzionale. Insomma esporre il Crocifisso facendone un simbolo della coscienza etica di tutti, va contro il chiaro divieto posto dal principio costituzionale di uguaglianza nei diritti. E nonostante esistesse questa sentenza 439/2000, un decennio dopo si è verificato il fatto del Crocifisso esposto a Terni e addirittura delle sanzioni a carico del professore che si era esposto. Sanzioni che sono  ora sono state cancellate dalla Sentenza a Sezioni Unite. Quindi è indiscutibile che occorra una quotidiana vigilanza della cultura  laica perché vengano rispettate  le norme della Costituzione e delle sentenza in proposito. Indignarsi a vuoto, avvantaggia i clericali.

Questo per il primo aspetto. Poi c’è il secondo. Anche questa sentenza della Corte di Cassazione del 9 settembre 2021  non ha effettivamente risolto il problema dell’esposizione del Crocifisso nelle Aule scolastiche. Perché non definisce cosa succede quando c’è la materiale imposizione del  Crocifisso da parte di uno zelante dirigente scolastico clericale, nonostante non esistano le norme per farlo e in barba all’indirizzo della stessa Corte. In pratica, la Corte di Cassazione nulla prescrive circa la procedura per realizzare quel ragionevole accomodamento previsto nella sentenza che ha emesso. Il criterio stabilito è una procedura opportuna nella convivenza plurale. Ma non si può fingere che venga davvero applicato nella realtà. Una fetta importante della burocrazia scolastica, a parole accetta che l’esposizione del crocifisso non debba essere impositiva, ma poi, in nome di una presunta tradizione italiana, pretende di esporlo anche quando nella classe non l’accettano tutti, il professore o alcuni degli studenti. In questo modo, i clericali alimentano la diffusione dell’idea conformista secondo cui esisterebbe ancora la religione di tutta l’Italia.  Un’idea che distorce i fatt.

Nel suo complesso, questa sentenza della Cassazione è l’ennesima riprova di due dati politici distinti che comportano ambedue la necessità di un forte impegno civile dei laici. Il primo è che la libertà di autodeterminazione del cittadino non è acquisita una volta per tutte.  Va fatta vivere, Perciò richiede un impegno civile dei laici, continuo e forte, per far sì che i principi della laicità istituzionale vengano davvero  attuati nella convivenza. Sono sperimentalmente i più adatti  a migliorare le condizioni di vita del cittadino nel tempo che scorre, purché nell’attività politica si pensi a metterli in moto  prima  di pensare agli interessi del proprio gruppo. Il secondo dato politico nella vicenda dell’esposizione del Crocifisso nelle Aule scolastiche, è che il nemico della laicità è la mentalità clericale insediata delle scuole italiane e non la Chiesa come istituto. I clericali della scuola utilizzano la disputa sull’esporre il Crocifisso per far valere il privilegio di stabilire l’arredo dell’istituto pubblico. Farlo è per loro utile in due sensi. Una volta per esibire il dominante potere impositivo del modo di essere del proprio clan nell’organizzare la didattica. L’altra volta per dare l’esempio utile a diffondere nel paese la pratica conformista  di ossequiare il simbolo della religione cattolica discriminando i simboli delle altre religioni.

L’esame della problematica che si apre con questa sentenza della Cassazione a sezioni Unite, da l’occasione per approfondire una consapevolezza:   rispettare i principi laici è materia vivente così come lo sono le relazioni  tra i cittadini di cui favoriscono l’umano esercizio. Questo oggi significa prima di tutto che la laicità è ferma fautrice dell’autonomia del cittadino. Opera per evitare che la convivenza venga ingabbiata  nell’equivoca commistione di vita civile e vita religiosa , commistione  che nei secoli è sempre stata l’anticamera del predominio sul cittadino di un’autorità di vario genere, a  carattere religioso, ideologico, di gruppo, di classe, di militari, di privilegiati. E subito dopo opera per garantire la separazione Stato Chiesa ed osserva lo svolgersi delle relazioni umane  per garantire che non si formino dei nodi di illibertà dovuti al prevaricare di alcuni, singoli o associazioni. Insomma, non dovendosi mai considerare realizzato definitivamente il rispetto dei principi laici, è indispensabile un impegno continuo nella vita quotidiana. Se non ostacolato di continuo, il conformismo clericale finirebbe per dilagare.

Per tutte queste ragioni, riteniamo che, in  materia di esposizione del simbolo Crocifisso nelle Aule della scuola pubblica, il miglior ragionevole accomodamento possibile nell’odierna Italia multietnica e multireligiosa  sia non  esporre alcuno dei simboli di Credo, siccome lo stesso elevatissimo numero  di confessioni religiose rende impossibile esporli tutti senza discriminarli.

Una sentenza  della Corte di Cassazione a Sezioni riunite del 9 settembre 2021,  è per un primo aspetto innovativa e per un secondo evasiva (o meglio opportunistica). Giudicando su una controversia tra una scuola pubblica di Terni che ha imposto di appendere il Crocifisso in un’aula ed un insegnante che non voleva far lezione con quell’arredo, la Corte ha stabilito che non è obbligatorio esporre il Crocifisso in un’aula della scuola pubblica e che  “in ogni caso va ricercato un ragionevole accomodamento tra posizioni difformi”. Infatti la norma richiamata dalla dirigenza scolastica nella circolare che disponeva l’esposizione del crocifisso,  era non “conforme al metodo di una comunità scolastica dialogante che ricerca una soluzione condivisa nel rispetto delle diverse sensibilità”. Questo perché il regolamento di un secolo fa – la sola norma esistente in materia –  va interpretato secondo la Costituzione. E la Costituzione  prescrive che ogni cittadino sia eguale dinanzi alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Questa decisione ­– che dopo più di dieci anni ha tolto le sanzioni allora erogate al docente –  fa compiere un grosso passo avanti  a quei principi di convivenza laica fondata sul cittadino, che la parte clericale del mondo cattolico  è sempre pronta ad aggirare anteponendo l’autorità.  Ma al tempo stesso è una riprova di come sia irrinunciabile un continuo impegno dei cittadini liberi perché  la concezione dello Stato laico non è pacificamente attuata nella nostra Repubblica, tuttora pervasa di conformismo clericale. Tanto più che esisteva dal 2000, sia pure data dalla  sola Sezione Penale, la IV, una altra sentenza della Cassazione (la  439) secondo cui  le norme sull’esposizione del crocefisso erano implicitamente abrogate perché incompatibili con il carattere laico e pluralista dell’ordinamento sanciti dalla Corte Costituzionale. Insomma esporre il Crocifisso facendone un simbolo della coscienza etica di tutti, va contro il chiaro divieto posto dal principio costituzionale di uguaglianza nei diritti. E nonostante esistesse questa sentenza 439/2000, un decennio dopo si è verificato il fatto del Crocifisso esposto a Terni e addirittura delle sanzioni a carico del professore che si era esposto. Sanzioni che sono  ora sono state cancellate dalla Sentenza a Sezioni Unite. Quindi è indiscutibile che occorra una quotidiana vigilanza della cultura  laica perché vengano rispettate  le norme della Costituzione e delle sentenza in proposito. Indignarsi a vuoto, avvantaggia i clericali.

Questo per il primo aspetto. Poi c’è il secondo. Anche questa sentenza della Corte di Cassazione del 9 settembre 2021  non ha effettivamente risolto il problema dell’esposizione del Crocifisso nelle Aule scolastiche. Perché non definisce cosa succede quando c’è la materiale imposizione del  Crocifisso da parte di uno zelante dirigente scolastico clericale, nonostante non esistano le norme per farlo e in barba all’indirizzo della stessa Corte. In pratica, la Corte di Cassazione nulla prescrive circa la procedura per realizzare quel ragionevole accomodamento previsto nella sentenza che ha emesso. Il criterio stabilito è una procedura opportuna nella convivenza plurale. Ma non si può fingere che venga davvero applicato nella realtà. Una fetta importante della burocrazia scolastica, a parole accetta che l’esposizione del crocifisso non debba essere impositiva, ma poi, in nome di una presunta tradizione italiana, pretende di esporlo anche quando nella classe non l’accettano tutti, il professore o alcuni degli studenti. In questo modo, i clericali alimentano la diffusione dell’idea conformista secondo cui esisterebbe ancora la religione di tutta l’Italia.  Un’idea che distorce i fatt.

Nel suo complesso, questa sentenza della Cassazione è l’ennesima riprova di due dati politici distinti che comportano ambedue la necessità di un forte impegno civile dei laici. Il primo è che la libertà di autodeterminazione del cittadino non è acquisita una volta per tutte.  Va fatta vivere, Perciò richiede un impegno civile dei laici, continuo e forte, per far sì che i principi della laicità istituzionale vengano davvero  attuati nella convivenza. Sono sperimentalmente i più adatti  a migliorare le condizioni di vita del cittadino nel tempo che scorre, purché nell’attività politica si pensi a metterli in moto  prima  di pensare agli interessi del proprio gruppo. Il secondo dato politico nella vicenda dell’esposizione del Crocifisso nelle Aule scolastiche, è che il nemico della laicità è la mentalità clericale insediata delle scuole italiane e non la Chiesa come istituto. I clericali della scuola utilizzano la disputa sull’esporre il Crocifisso per far valere il privilegio di stabilire l’arredo dell’istituto pubblico. Farlo è per loro utile in due sensi. Una volta per esibire il dominante potere impositivo del modo di essere del proprio clan nell’organizzare la didattica. L’altra volta per dare l’esempio utile a diffondere nel paese la pratica conformista  di ossequiare il simbolo della religione cattolica discriminando i simboli delle altre religioni.

L’esame della problematica che si apre con questa sentenza della Cassazione a sezioni Unite, da l’occasione per approfondire una consapevolezza:   rispettare i principi laici è materia vivente così come lo sono le relazioni  tra i cittadini di cui favoriscono l’umano esercizio. Questo oggi significa prima di tutto che la laicità è ferma fautrice dell’autonomia del cittadino. Opera per evitare che la convivenza venga ingabbiata  nell’equivoca commistione di vita civile e vita religiosa , commistione  che nei secoli è sempre stata l’anticamera del predominio sul cittadino di un’autorità di vario genere, a  carattere religioso, ideologico, di gruppo, di classe, di militari, di privilegiati. E subito dopo opera per garantire la separazione Stato Chiesa ed osserva lo svolgersi delle relazioni umane  per garantire che non si formino dei nodi di illibertà dovuti al prevaricare di alcuni, singoli o associazioni. Insomma, non dovendosi mai considerare realizzato definitivamente il rispetto dei principi laici, è indispensabile un impegno continuo nella vita quotidiana. Se non ostacolato di continuo, il conformismo clericale finirebbe per dilagare.

Per tutte queste ragioni, riteniamo che, in  materia di esposizione del simbolo Crocifisso nelle Aule della scuola pubblica, il miglior ragionevole accomodamento possibile nell’odierna Italia multietnica e multireligiosa  sia non  esporre alcuno dei simboli di Credo, siccome lo stesso elevatissimo numero  di confessioni religiose rende impossibile esporli tutti senza discriminarli.

Per tutte queste ragioni, riteniamo che, in  materia di esposizione del simbolo Crocifisso nelle Aule della scuola pubblica, il miglior ragionevole accomodamento possibile nell’odierna Italia multietnica e multireligiosa  sia non  esporre alcuno dei simboli di Credo, siccome lo stesso elevatissimo numero  di confessioni religiose rende impossibile esporli tutti senza discriminarli.

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