Scritto per la rivista bimestrale NON CREDO
Papa Francesco, dal punto di vita laico, è liberissimo di sostenere quello che crede in tema di religiosità. Proprio per questo, le parole dette ai giornalisti in aereo tornando a metà settembre dal viaggio a Budapest e a Bratislava, richiedono una forte risposta dalla cultura laica almeno sui due temi toccati che entrano direttamente in aspetti politici del convivere.
A proposito dell’Unione Europea ha sostenuto che “non è una riunione per fare le cose, c’è uno spirito alla base della Ue che hanno sognato Schumann, Adenauer, De Gasperi”. Cominciamo dal dire che, sotto il profilo del sogno, l’Europa viene dal sogno laico già negli anni venti e trenta dei laici liberali e socialisti quali Luigi Einaudi e Giuseppe Modigliani e poi negli anni quaranta dei laici del Manifesto di Ventotene, Colorni, Rossi e Spinelli. Insomma, l’Europa non è stata affatto un sogno dei cattolici, come fanno intendere i tre nomi citati da Francesco. A parte questo, il punto è che quel sogno sfociò nel tentativo di una Comunità Europea di Difesa naufragato nel 1954. La questione essenziale sta qui. Il sogno era fondato sull’idea di fare dell’Europa una sorta di alleanza tradizionale tra gli stati e appunto per questo naufragò. L’Europa fu concepita davvero per l’iniziativa presa dal Ministro degli Esteri, il liberale Gaetano Martino, che riunì altri cinque colleghi (Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Olanda) nella Conferenza di Messina a giugno 1955. Là fu mutato l’approccio per costruire l’Europa nata con i Trattati del ‘57. Invece che sull’alleanza tradizionale tra gli Stati, si scelse di puntare sulla collaborazione economica a passo a passo che si focalizza sui cittadini di ogni paese innescandone la partecipazione diretta.
Da questi rapidi cenni, già si coglie il perché le parole di Francesco sono ingannevoli dal punto di vista civile. L’UE è stata concepita proprio per fare le cose collaborando quotidianamente tra i cittadini. Quindi, non si tratta come afferma il Papa di “ andare alla mistica, cercare le radici dell’Europa e portarle avanti” . Sarebbe un tipico disegno nella logica dell’autorità che indica cosa fare. Mentre lo spirito che ha fatto nascere l’Europa è stato quello del fondarsi sull’attività autonoma dei cittadini , non su quella degli Stati. Nessuna mistica del dover essere. Né radici impositive. Le radici dell’UE sono il libero relazionarsi e il confrontarsi dei cittadini. Che nelle materie di competenza UE sono sempre chiamati a scegliere cosa vogliono fare. Ad esempio, ad oggi la questione della difesa comune che tanti riterrebbero utile nella nuova situazione mondiale, deve essere discussa prima dai cittadini dell’UE, poiché al momento il tema non rientra tra le competenze dell’Unione. In sintesi, qualsiasi siano i tentativi di Francesco di far apparire il contrario, l’UE è una tipica costruzione concepita al di fuori del recinto religioso e affidata ai cittadini, i quali ne sono l’unico principio e valore di fondo.
Nell’intervista del Papa sull’aereo, c’è poi un altro passaggio che tocca una questione civile e va confutato dalla cultura laica. Quando ha affermato che i vescovi agiscono non come teologi ma come pastori, dato che “tutti sono figli di Dio e hanno bisogno della nostra vicinanza pastorale, poi il pastore risolve le cose come lo Spirito gli indica”. Qui il dato chiave è l’amissione che il cosiddetto pastore agisce secondo le indicazioni dello Spirito Santo, dunque applica la fede religiosa, in pratica l’indicazione teologica. Ma la fede religiosa ha pieno diritto di cittadinanza ma senza fingere di essere altra cosa da quello che è. Quelli che il Papa chiama atti pastorali sono atti di un credo religioso (le indicazioni dello Spirito Santo) e come tali dimostratisi nei secoli sperimentalmente del tutto inadatti a trattare argomenti della vita civile ed istituzionale. Francesco afferma che “ogni volta che i vescovi hanno gestito non come pastori un problema si sono schierati sul versante politico”. Ma è una pura foglia di fico. I vescovi si schierano sul versante politico ogni volta che intervengono con atti pastorali, cioè religiosi, in questioni attinenti la vita quotidiana . Pretendendo di indicare precetti di vita civile mediante la religione, che non è per natura in grado di darli.
In conclusione, la cultura laica riconosce piena libertà di espressione alla religione cattolica, ma deve di continuo spingere ogni cittadino, in primo luogo quelli laici, a far funzionare il proprio spirito critico non assoggettandosi al credo.

