Caro Zucchelli,
sull’incresciosa vicenda Virzì Cosimi, ha giustamente scritto “la dice lunga che una battuta sia leggibile come un programma d’azione”. E’ già molto e a Livorno sfiora l’indicibile. Tuttavia, per non restare ai cinguettii va anche precisato che la causa non è la debolezza della politica genericamente intesa bensì il vuoto della politica di potere praticata qui con annosa incapacità da un gruppo dirigente fuori dalla realtà. Non a caso, oggi non si preoccupa di assemblare idee per affrontare il futuro della città bensì cerca registi per conservare le macerie ammantandole di avanzi scaduti.
Per corrodere il clima di potere, occorre che la partecipazione divenga più di un’espressione verbale. Allora è auspicabile che si accendano i riflettori sul tema decisivo per le amministrative, formato da una coppia indissolubile, quali idee per Livorno e quale gruppo dirigente per realizzarle. Un simile confronto è essenziale purché le idee siano giudicate sul metro della fattibilità piuttosto che delle promesse e si formino gruppi dirigenti credibili come personale professionalità e come reciproca compatibilità. Tale confronto più sarà realistico tanto più sarà efficace. Sotto questo aspetto, ad oggi la situazione appare la seguente.
I diversi programmi dei gruppi, rispetto alla compatibilità delle alleanze, paiono dividersi in due categorie: i sostenitori della continuità di potere del gruppo dirigente (PD, Lamberti, IDV) e i sostenitori della discontinuità. Tra questi secondi, vi sono quelli che propongono alternative di pura testimonianza (i movimentisti di Buongiorno Livorno, i falchi di Forza Italia, i grillini contro tutti) e gli altri che sfornano idee per la discontinuità. Se questi ultimi saranno capaci di convergere sul progetto e sulla squadra, è assai probabile che la scelta dei livornesi avverrà al secondo turno. Per evitare nuovi sarcasmi su Livorno, sarebbe opportuno metterlo in chiaro senza reticenze e senza nostalgie.

