Caro Morelli,
sono del tutto d’accordo. Anche io ritengo che il governo Letta sia di larghe intese, e non di grande coalizione: devo avere usato la formula in maniera irriflessa, poiché l’articolo verteva su altro. Faccio attenzione a ogni virgola, salvo poi, come spesso accade, non vedere le bucce di banana più evidenti!
La ringrazio per avermelo fatto notare.
Giovanni Orsina
Raffaello Morelli, domenica 17 novembre 2013
Caro Professore,
il Suo articolo di stamani sulla Stampa è serio e raziocinante. Mi permetto peraltro di osservare un dettaglio per me non trascurabile.
Nel terz’ultimo paragrafo, Lei definisce il governo Letta come “un governo di grande coalizione”. Ma questo di fatto è quello che vogliono far credere i falchi, o per ignoranza o per estremismo. Come Lei ben sa, la grande coalizione è quando viene teorizzato che solo l’accordo totalizzante dei due più grossi partiti può consentire di governare stendendo sul paese una cappa di piombo con aria pensosa (ad esempio nella seconda metà degli anni ’70 vi fu una grande coalizione, che continuò per anni a gettare la sua ombra sul dibattito politico). Viceversa le larghe intese (come il governo Letta) rientrano pienamente, in linea di principio, in una concezione liberale, perché consentono a gruppi diversi di governare scegliendo di accordarsi limitatamente ad alcuni aspetti. Nella situazione italiana, dominata finora dall’assenza di dibattito politico per lasciar posto alle pure contese di potere, è una svolta significativa verso la concezione liberale dello stare ai fatti e di compiere delle scelte dichiarate di cui potere poi misurare gli effetti sulla convivenza.

