Commento apparso su LaVoce.info ad un articolo da essa pubblicato
Ugo Mattei, che in tema di aggressività ed insolenza non appare secondo a nessuno, pontifica nel segno di concetti comunitari vetero totalizzanti, secondo cui è indispensabile una proprietà omniassorbente e indivisibile che, autobattezzatasi incarnazione del bene comune, stabilisce da sola ogni forma di controllo su di sé e fa coincidere per definizione l’interesse dei cittadini con quello proprio. Negli scritti di Mattei il cittadino in carne ed ossa scompare per essere sostituito dalla collettività, ovviamente rappresentata dai pochi professionisti dell’avanguardia. Quando afferma “perché si scrive acqua ma si legge democrazia”, Mattei fa come i prestigiatori di strada, che tentano il gioco delle tre carte con le parole, chiamando democrazia le bugie pronunciate per propagandare il referendum mistificatore ed ideologico sull’acqua pubblica. L’esperienza dei fatti ha già mostrato più volte a cosa porta infatuarsi delle ricette costruite a tavolino e senza esperimenti da questi sedicenti profeti del bene comune. Porta alla dittatura del potere incontrollato della classe dei capi. Quelli più uguali degli uguali.

