Un fondo accorato (a Ferruccio De Bortoli)

Caro Direttore,

il Suo fondo di stamani illustra con evidente impegno la Sua convinzione che occorrerebbe ristabilire in Italia il buon senso e la misura nel gestire la cosa pubblica. Di sicuro è così. E’ un dato di fatto, non solo una posizione dei liberali.

Mi permetta peraltro di farLe presente – facendone partecipe il comune  amico avvocato Brenelli –  che, essendo questo il dato, allora la terapia efficace  non è fare appunti agli uni e agli altri. Anche quando gli appunti sono equanimi, come i Suoi, che, ad esempio, afferma che il premier deve andare dai magistrati  ma specifica competenti, mettendo un freno alle gravi distorsioni del cronista penale di punta del Corriere, che stigmatizzai alcuni giorni or sono.

E’ emblematico l’ultimo periodo del primo paragrafo del fondo. E’ molto giusto scrivere “fondato ed importante il tema delle libertà individuali”. Tuttavia questo non può essere contrapposto (la congiunzione “ma” ) al “chi governa deve dare un buon esempio”. Perché l’essenziale tema della libertà individuale non dipende dal buon esempio, vien prima e ne prescinde. Appartiene alle condizioni per permettere la convivenza tra i diversi cittadini mentre Il buon esempio appartiene alla categoria dei motivi per dare un giudizio politico (e Lei ben sa che noi liberali non siamo mai stati berlusconiani). Se uno non da il buon esempio e i cittadini ne sono convinti, hanno la libertà di sostituirlo. Viceversa, è una pericolosa illibertà che gruppi dell’ordine istituzionale si arroghino la pretesa di stabilire loro cosa sia il buon esempio decidendo di conseguenza, perfino prima e al di fuori delle procedure di legge. Tra l’altro fanno il gioco altrui.

A me pare che per ristabilire il buon senso e la misura, sia indispensabile far passare i concetti che sono alla base del conflitto politico secondo le regole. Che è poi il senso della bella citazione di Monnet. Per farlo, credo ineludibile dire con la massima chiarezza che la conflittualità tra le istituzioni è furibonda, eppure sterile e controproducente, per il decisivo fatto che da molto tempo non si basa sui progetti politici. Da qui la farraginosa attitudine alle riforme da parte del governo, il vuoto assoluto di disegno alternativo da parte dell’opposizione, gli errori blu in diritto da parte dell’ANM (gli attacchi politici ai PM non sono contro la Costituzione).

Un simile ritorno al confronto tra i progetti politici, che mostri come la politica non è riducibile a sola lotta per il potere, risulta essenziale anche sul punto delle elezioni politiche. Lei afferma che, se dovessero proseguire le delegittimazioni reciproche, sarebbe preferibile restituire la parola agli italiani, che potrebbe diventare il minore dei mali. Mi permetta di osservare che mi sfugge il perché. Con questa legge elettorale la coalizione Berlusconi Bossi, raggiungendo intorno al 45% dei voti, non può essere sconfitta (una coalizione alternativa non è oggi seriamente ipotizzabile né quanto a candidato comune né quanto a programma comune). Lo dimostrano anche tutti i sondaggi.  E dopo le elezioni, il fatto di avere le mani più libere da Fini, non darebbe a Berlusconi le maggiori capacità riformatrici che non possiede per intrinseca mancanza di progettualità complessiva. Gli darebbe solo più carte per farsi eleggere Presidente della Repubblica.

Viceversa, qualora un quotidiano come il Suo iniziasse apertamente a rendere possibile il mettere le fondamenta per un progetto politico alternativo al frivolo mondo berlusconiano, e che guardi al futuro e non al passato, il fatto stesso del risospingere la politica nel suo alveo naturale dello scontro di idee, innescherebbe la possibilità di andare oltre l’obiettivo stallo odierno. Il buon senso e la misura si autoalimentano. Senza praticarli, continuerà a prevalere la politica delle promesse, dei personalismi, delle invettive e delle impossibili palingenesi.

Le esprimo queste mie considerazioni perché mi paiono corrispondere al tono accorato del Suo fondo.

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