Caro Panebianco,
La ringrazio per la risposta ma io ( che in ogni caso di questo non La accuso affatto) ho solo rilevato che Lei ha colto il ruolo di Dahrendorf pensatore politico ma non ha richiamato la cosa più chiarificatrice dal punto di vista dei fatti. Quella di essere stato durante l’arco di un trentennio il punto di riferimento al vertice dell’Internazionale Liberale. Secondo me, almeno per l’Italia, questo fatto non è da confinare tra i convegni e gli approfondimenti. E’ essenziale se si vuol far comprendere che per lui ( e per i liberali ) il liberalismo non può essere distaccata contemplazione della reale convivenza. So bene che in Italia è usuale l’abitudine di considerare il liberalismo un puro attributo di altri sostantivi politici, ma è appunto questa stranezza , parlando eufemisticamente. che ha portato nel paese quel buco di liberalismo di cui soffriamo poi tutti. Chi non è liberale non è in grado di scimmiottare progetti o azioni politiche liberali. Ed io ho appunto espresso l’auspicio che il dibattito politico arrivi quanto meno a riflettere sulle indicazioni concrete di stampo liberale che Dahrendorf ha dato.
Angelo Panebianco – sabato 20 giugno 2009
Caro Morelli,
mi pare davvero strano che si possa accusare proprio a me di avere qualche imbarazzo a parlare di politici liberali. In un brevissimo commento (nel quale non si può pretendere di rendere giustizia alla complessità di un pensatore e uomo d’azione) non si poteva che accennare al politico e mettere soprattutto in rilievo il ruolo del pensatore. Come ho scritto, verrà il tempo dei convegni e degli approfondimenti: lì dovrà essere dato il giusto rilievo anche allle attività direttamente politiche di un uomo che, tra l’altro, avendolo personalmente incontrato in più occasioni, apprezzavo moltissimo anche per la finezza dei modi e la grande umanità.

