Responsabilità da non circoscrivere (a Giulio Anselmi)

Egregio Direttore,

limitarsi a dire  “Thyssen è omicidio doloso” – come fa l’articolo di Carlo Federico Grosso pubblicato stamani su La Stampa  – esprime un interessante punto di vista giuridico ma finisce per essere fuorviante sotto il profilo della convivenza civile se, insieme, non si approfondisce il perché sia avvenuto un incidente del genere.

Senza dubbio esistono  responsabilità penali dei dirigenti dell’Azienda, quale che sia la loro qualificazione legale. Tuttavia a me pare pressoché impossibile circoscrivere in quest’ambito le complessive responsabilità dell’accaduto. Affidarsi solo al giudice penale non allevia la coscienza e non migliora le condizioni di convivenza. Lo stabilimento Thyssen di corso Regina Margherita è collocato in piena Torino, città capofila della tradizione operaia e della responsabilità istituzionale. Allora, come è potuto succedere che gli organi pubblici preposti alla sicurezza sul lavoro non abbiano tempestivamente individuato le oltre cento violazioni alle norme di sicurezza nella linea di produzione che gli stessi organi  oggi  denunciano?  Come è potuto succedere che le organizzazioni dei lavoratori non abbiano tempestivamente denunciato le gravissime, numerose e palesi carenze nella sicurezza che  non potevano quotidianamente sfuggire ad occhi esperti?

Restare alle dissertazioni penali senza affrontare anche questi perché dell’accaduto, credo renda impossibile attrezzarsi per prevenire davvero altre tragiche lesioni della civile convivenza.

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