Una stonatura (a Dario Di Vico)

Mi permetta di segnalarLe che , nel Suo fondo di stamani, nel complesso chiaro e puntuale, c’è una stonatura sulla quale desidero richiamare la Sua attenzione. “Rifondazione …parla il linguaggio del riformismo novecentesco con le sue granitiche certezze keynesiane e solidaristiche” è una frase , per quanto concerne Keynes,   inesatta in qualunque modo la si voglia intendere.

Keynes era un liberale dichiarato, non un socialista e tanto meno un marxista più o meno ortodosso. Come liberale era fautore di una politica economica lontana dalle granitiche certezze ma al contrario sempre flessibilmente attenta alle condizioni storiche, in modo da superare il sottoutilizzo dei fattori produttivi e del lavoro occupato, che in pratica impediscono ai cittadini il pieno utilizzo delle loro pur esistenti libertà legali. Quello cui Lei si riferisce non ha niente a che vedere con la teoria di Keynes bensì , caso mai, con il suo rovesciamento metodologico fattone dalla vulgata degli ambienti laburisti ed in genere statalisti e solidaristi. E’  la mancanza di scelte coraggiose proprie di una logica liberale keynesiana per innescare una dinamica equilibrata di mercato – ovviamente in un contesto del tutto mutato dopo tre quarti di secolo – che nell’Unione fa vincere Rifondazione e che, per la prima volta dopo decenni, fa allontare dagli eredi del PCI  i più lucidi tra i riformisti. Non liberali di origine, ma che del liberalismo hanno cominciato a intenderne il metodo e a prendere atto del clima reale di una società libera.

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