“Il supposto comunismo di Borrelli è l’invenzione di una destra maniacale, ma la pretesa di avere radici liberali è ]’ inaccettabile tentativo del Procuratore Borrelli di nascondere suoi comportamenti fuori della Costituzione.
In un ordinamento liberale, il cittadino Borrelli ha il pieno diritto politico di sostenere una concezione illiberale dello Stato (primato dei PM, carcerazione preventiva come strumento di prova, soggezione della Corte Costituzionale agli staff delle procure, presunzione di colpevolezza). Questo diritto non lo ha, invece, il Procuratore Borrelli, specie quando è nell’esercizio delle sue funzioni. Neanche quando si trova di fronte ad un caso di evidente e grave conflitto di interessi. Il liberalismo risolve i problemi della convivenza con le regole del diritto, rifiutando sempre il giustizialismo, in versione aristocratica o popolare che sia.
Definirsi di formazione liberale è stato un atto spudorato del Procuratore Borrelli che non può passare sotto silenzio. Lo impongono la trasparenza democratica e l’onestà intellettuale dei liberali.”

