Documenti PCI e DC su nomina nuova Giunta Regionale

(nelcorso del dibattito sono intervenuti i Consiglieri Pezzati, Marcucci, Benelli, Biondi, Passigli, Martelli, Teroni)

PRESIDENTE. ……….Ha la parola il consigliere Morelli.

MORELLI. Quando nei vari dibattiti che si sono svolti in quest’Aula negli ultimi 70-80 giorni dicemmo che il piano regionale di sviluppo era poco più di un adempimento tecnico o burocrati­co e molto meno di un accordo politico e di una piattaforma programmatica per una Giunta poli­tica, dalla maggioranza e da una certa sinistra, non solo comunista, ci venne l’obiezione che si trattava di critiche aprioristiche, non aventi ri­spondenza nella realtà perché, al contrario, quan­to andava avvenendo in quei giorni, cioè l’appro­vazione del piano regionale di sviluppo, avrebbe dovuto dimostrare l’assoluta compattezza e I’im­perforabilità di questa Giunta. Dopo 60 giorni si deve dire che la realtà ha corso più dell’immagi­nazione, perché in verità allora dicevamo che le Giunte di sinistra erano ormai morte ma era an­cora aperto il discorso delle alleanze di sinistra; passati 60 giorni dovremmo dire che non solo so­no morte le Giunte di sinistra, ma che anche stanno morendo le alleanze di sinistra.

Questo perché tante cose era possibile ipotizzare, perché la linea di sviluppo che partiva dalla constatazio­ne della fine delle Giunte di sinistra era una linea oggettiva, e quindi era possibile pensare che si ar­rivasse a un periodo di difficili dibattiti derivanti dall’evidente esauririsi delle capacità di governo della sinistra come bene in sè; capacità di gover­no che non esistevano più, ma che ciò portasse poi a un confronto aperto, se si vuole difficile, a un dibattito più serrato, e forse nel contingente anche ad una minor sicurezza negli impulsi al programma e nelle scelte politiche e conseguenti, anche perché questa previsione di maggiori diffi­coltà, poteva derivare dal fatto che in realtà il di­fetto non stava tanto nel non fare queste scelte, ma nel non aver voluto per tempo capire e coglie­re l’addensarsi di difficoltà e nuvole tempestose nelle Giunte di sinistra, e quindi nell’aver chiuso gli occhi di fronte alla realtà.

Tutto questo, dicevo, è nulla di fronte a quello che è avvenuto, perché quello che è avvenuto è a nostro parere assoluta­mente non comprensibile, non giustificabile e quindi tanto meno accettabile. Dal momento in cui si è assistito aJ tentativo di riacquistare sicu­rezza da parte del maggiore partito della sinistra e al suo tentativo di inviare un messaggio di for­za, non attraverso il confronto aperto, e il portare in questo confronto il bagaglio della propria ana­lisi e delle proprie proposte politiche, si è fatto questo tentativo di riacquistare sicurezza e di in­viare un messaggio di forza all’elettorato soprat­tutto attraverso un acritico ritorno formale al mi­to stesso della Giunta di sinistra, che in una spe­cie di stemma del «tutto va bene» identifica la si­nistra nel partito quantitativamente più numero­so; dà un colpo durissimo al sistema delle allean­ze di sinistra e soprattutto, dal punto di vista di un gruppo che non è della sinistra, è laico, tende ad interrompere ogni parvenza di sforzo di costruire maggioranze su scelte programmatiche e su un modo di governo diverso proprio perché diverso nell’attribuire un differente ruolo alla Regione, intesa come organo di collegamento all’interno del­la programmazione statale; intesa come organo di propulsione e di supporto all’interno della so­cietà; intesa come organo che supporta una con­cezione dell’autonomia dei vari soggetti pubblici e privati, e non come una Regione centro e fulcro di un malinteso federalismo e di un tardivo e fuo­ri tempo sindacato antistatalistico delle autono­mie, e diverso anche perché dovrebbe, come a nostro avviso si potrebbe fare, ribaltare i tempi del processo di programmazione che dovrebbe partire dal confronto con la società civile, per poi proporre alla stessa le scelte operative da parte dell’ente pubblico e del governo che lo dirige, e non viceversa tentare e tendere ad usare la con­trattazione come strumento di cinghie di trasmis­sione di scelte programmatiche fatte a tavolino, o nei corridoi delle Giunte regionali, o del cosiddet­to potere pubblico.

Quando dico che la realtà ha superato l’imma­ginazione è perché noi non pensavamo che la cri­si assumesse così rapidamente dei toni di rapida disgregazione. A nostro parere non è vero che il Partito Comunista finendo per arroccarsi nel suo antico mito di superiore capacità di governo, un po’ antico e un po’ appassito se si vuole possa fa­re, come sostiene, un’opera, un lavoro di garanzia e di continuità istituzionale. Pensiamo esattamen­te il contrario: rinviando la presa di coscienza dei problemi irrisolti, come sta succedendo, rinviando lo sforzo di capire perché non tutto ha funziona­to, perché non tutto in Toscana funziona, rin­viando l’occasione di un approfondito dibattito sulle concezioni fin qui seguite e che pur devono essere abbandonate e corrette se si vuol migliora­re la capacità di governo nella nostra Regione, rinviando ogni reale confronto sulle posizioni po­litiche e programmatiche delle diverse parti politi­che, così facendo, forse sì è vero si apre la strada alla palingenesi della sinistra così cara e così menzionata dal collega Teroni nell’intervento sta­mani, ma certo non si garantiscono le istituzioni, non si assicura la continuità, ma si preparano le condizioni oggettive per la crescente incapacità delle istituzioni di rispondere alla loro funzione di supporto alla società civile, di luogo dove si fissa­no le regole del giuoco e si massirnizza la possibi­lità di convivenza e di sviluppo civile.

Ed è per questi motivi di fondo che noi che ap­parteniamo a gruppi laici che cercano di sforzarsi di portare per quanto sta nelle loro forze alla mo­bilità e alla capacità di progresso, siamo istituzio­nalmente preoccupati di questa nuova situazione. Che è e sarà pure sofferta, come sembra emergere dall’intervento del Capogruppo Marcucci, ma che sicuramente è tutta chiusa in sè, al di là delle in­tenzioni e al di là delle dichiarazioni. È chiusa nel mondo dei miti storici del progresso e della visio­ne comunista di essere il solo meccanismo, il solo supporto del progresso e della socialità, in una vi­sione che separa, in modo sostanzialmente inge­nuo – se non si vuoI pensare che sia strumentale ad altri fini magari elettorali – il bene dal male, e fa dell’impegno, della battaglia civile per una con­tinua opera di riforma, null’altro che un atto di fede nelle virtù supposte e taumaturgiche del grande partito di classe, in altre parole una sorta di reducismo non più dei vecchi guerrieri, bensì del vecchio mito delle giunte rosse capaci di por­tare libertà, progresso, pace e prosperità.

Ed è proprio in questo quadro che noi tendia­mo ad assumere un preciso significato, chiaro e negativo al tempo stesso, alla decisione di mante­nere anche la Presidenza del Consiglio, rompen­do un equilibrio se non fra maggioranza e mino­ranza, equilibrio che noi volevamo e tutti ricorde­remo che nel luglio dell’80 facemmo questa ri­chiesta in questo senso proprio per significare che doveva esistere questo equilibrio e come oggi ha richiesto il Consigliere repubblicano Passigli an­che rompendo un equilibrio fra i gruppi politici, almeno quello io credo invece dovrebbe essere oggettivamente mantenuto e preservato se si vuoi mantenere e conservare una linea di pluralismo.

Questa scelta è cosi tanto chiusa non solo perché separa la richiesta della Presidenza della Giunta da un deciso e chiaro approfondimento delle tem,atiche del confronto che pure sono ne­cessarie se si vuoI migliorare la qualità del gover­no in questa Regione, ma è tanto chiusa da non avvertire neppure la saggia voce di un sano senso dell’umorismo che consiglierebbe di cogliere la sorta di pasticcio oggettivo contenuto nella pro­posta presentata dal Partito Comunista e che è a base della nuova Giunta. Tutta questa proposta è pervasa oggettivamente, al di là delle polemiche di parte, dall’idea che tutto lo sforzo deve essere volto ad allargare la capacità rappresentativa di governo, di efficienza, di elaborazione della Re­gione, viceversa, fin dalle prime pagine, si dice che la nuova Giunta non deriva dalla necessità di scoprire un nuovo scenario di propositi legislativi ed amministrativi, bensì dall’indubbia ecceziona­lità di uno sforzo di governo che risulti coerente all’ampiezza dei propositi annunciati.

In altre pa­role, tutto va bene, anzi benissimo, anzi non vi è alcun segno di consunzione o di logoramento, e poi solo per una sorta di civetteria perfezionistica si arriva a concludere che siccome si deve allar­gare la Giunta, è quindi opportuno restringerla al massimo, dandole un’unità assoluta di rappresen­tanza e di forza politica. E questo, come dicevo, se si avesse un pizzico di senso dell’humour, do­vrebbe quanto meno far sorridere.

Se si pensa poi che l’allargamento della Giunta dovrebbe essere impermeato con il rapporto con il Partito Socialista, il quale giustamente stamani ha fatto le sue valutazioni negative, Partito Socia­lista del quale, stando al documento programma­tico, si dichiara l’assoluta inconsistenza, cioè è come un ectoplasma, un fantasma, non esiste. In­fatti a pago 5 si parla di tutta una serie di propo­ste che stanno in questo documento e si precisa che tutte queste, se possono raccogliere solo in parte gli intendimenti della Giunta decaduta, quella in cui c’erano i socialisti, quanto a compo­sizione dell’organismo, perché chiaramente i so­cialisti non ci sono più e quindi non si può pre­tendere di rappresentare coloro che non ci sono più e che sono addirittura contrari; la proposta che fanno i comunisti, quella della maggioranza che poi il Consiglio sarà chiamato a votare, può del resto raccogliere tali proposte interamente quanto ad attività legislativa ed amministrativa, il che, non c’è dubbio di smentita, equivale a dire che la presenza degli assessori socialisti era ugua­le al vuoto, appunto al fantasma e al ectoplasma. Ma allora se veramente si è convinti di questo, con un pizzico di humour almeno ci si dovrebbe astenere da ripensare che invece intorno all’ag­gregazione del polo socialista e comunista si do­vrebbe costituire la nuova Giunta, dato che la presente anche gli stessi comunisti tendono a giudicarla e a etichettarla come provvisoria.

E non è finito. Successivamente, si sostiene tutta una serie di provvediemnti, a pagg. 6 e 7, che una volta fatti, soprattutto se si pensa che questo deve esse­re un programma per una Giunta a termine di un mese o due, tre il massimo, non si capisce nem­meno bene su che cosa resterebbe da discutere e da fare perché questo è un programma non di tre mesi ma quasi di due legislature. Cioé è un elenco di cose infinite, tutto sempre nell’ottica di dire che in realtà – ritorna la civetteria perfezionistica – non è perché ci sia da migliorare le cose che già le cose vanno benissimo, è solo che, siccome gli impegni sono gravosi, è bene essere in molti.

Vi­ceversa noi siamo di un parere diverso, nettamen­te diverso. E cioè che se si deve cambiare, se la nuova maggioranza è necessaria, è necessario ap­punto per cambiare e non per contentare qualcu­no o qualcosa in una logica di quei partiti che hanno bisogno tutte le volte che si arriva alle ele­zioni di fare il maquillage, di prendere un terzo circa di indipendenti nelle liste per vedere che son più belli di quello che in realtà sono, perché noi pensiamo che cambiare maggioranza è necessario per superare gli influssi negativi che ci sono nella società toscana, anche derivanti dal malessere og­gettivo che a nessuno conviene negare, oggettivo, dicevo, nella sinistra a livello nazionale, nel Pae­se, nella Regione, e che deriva appunto da un’in­sufficiente maturazione di quelle che dovrebbero essere le piattaforme programmatiche per far svolgere adeguatamente il loro compito agli enti pubblici negli anni ’80.

Su questa linea quindi il problema per noi è quello di far maturare un progetto alternativo per governare la Toscana. Questo è il vero problema di fondo che ci troviamo di fronte non solo oggi ma ormai da qualche mese. E noi non ci accapi­gliamo sul dilemma se era meglio lasciare la Giunta, oppure era meglio farne una nuova, pro­prio perché noi pensiamo che sarebbero state me­glio tre cose: una, discussione sulle prospettive programmatiche di una nuova maggioranza ade­guata ai tempi; la seconda, non illudersi che il ri­spetto formale della più stretta ortodossia statuta­ria possa costituire una scorciatoia sulla strada del discutere e del confrontarsi; la terza cosa da fare, il non pensare che la Toscana sia un’isola che, rispetto al Paese e rispetto al dibattito eletto­rale, possa totalmente distaccarsene, ritenendo quasi che il dibattito elettorale non sia un para­metro significativo, anche se a nostro parere non esclusivo, per le prospettive politiche anche in Toscana, proprio perché come si diceva prima autonomia non può mai essere separatezza.

E allora lungo questa strada noi giudichiamo questa proposta del Partito Comunista oggettiva­mente inadeguata ai problemi del momento, og­gettivamente rispondente più a una logica di rap­porti interni fra partiti che si contendono fette si­mili dell’elettorato, e in questo senso è una propo­sta non strettamente svincolata e capace di dimo­strare l’autonomia periferica regionale anche nei momenti elettorali, perché pretende da una parte quello che è quasi impossibile, cioé che questi ap­profondimenti e queste novità si possano raggiun­gere in periodo elettorale, e dall’altra parte tende e riproporre quella che è una logica di partito e a sovrapporla a queile che sarebbero le vere neces­sità delle istituzioni.

Di fronte a questo discorso c’è stato il proble­ma della proposta democristiana. La proposta democristiana, a parte alcune procedure che noi abbiamo avuto modo di criticare nel passato Consiglio – procedure che, stando al tono e alla sostanza dell’intervento del Capogruppo democri­stiano stamani in apertura, vogliamo considerare come un incidente che capita in qualsiasi luogo e in qualsiasi famiglia, in questo caso nella famiglia della minoranza, e volendo , mi si permetta una battuta , considerare una curiosità giornalistica e propagandistica, il fatto che nel Comune di Tal­la un Comitato e prevalenza democristiana abbia da 10 giorni propagandato una manifestazione che avverrà fra poco, fatta da Bartolini quale Presidente della Giunta Regionale non essendolo ancora, all’epoca.  (Interruzione dall’aula)  Non sapevo che era stata fatta, ma queste so­no curiosità.

Ma,. al di là di questo, noi abbiamo la sensazione che il documento democristiano parta da un’intenzione oggettivamente buona, e cioè quella del fatto che non si può ridurre, il dibattito sulla Giunta non in questa occasione solo, ma nel problema generale che dicevo prima di far trovare nuove basi programmatiche per un nuovo governo, dal far finta che nulla sia ancora succes­so, non solo in riferimento alle dimissioni di Leo­ne, ma sia successo nei rapporti politici tra le for­ze che componevano la maggioranza fino ad oggi esistente su questi banchi. Invece è successo mol­to, e se c’è qualcosa che non è ancora successo è perché possono essere ancora non ritenuti maturi i tempi, ma non si può pensare di accelerare la maturazione partendo dall’idea che ancora siamo nella situazione, non dico di ieri, ma addirittura dell’altro ieri.

E quindi, sotto questo aspetto, noi diciamo anche che questa iniziativa che parte da una giusta intuizione, o comunque una giusta in­tenzione, avrà ed ha sicuramente delle difficoltà di approdo perché è chiaro che al di là dei nume­ri, dal punto di vista di coloro che vogliono arri­vare a costruire una nuova maggioranza, c’è an­che il problema oggettivo della maturazione di queste basi comuni programmatiche che non so­no oggettivamente facilissime in Toscana, e non lo sono in tutto il Paese perché è un momento di trasformazione, dove si stanno scomponendo e ri­componendo le alleanze e i gruppi politici, e quin­di ognuno deve portare la propria idea.

Sotto questo profilo, il documento della Democrazia Cristiana, che si rifà a valutazioni programmati­che spesso comuni a larga parte delle forze qui presenti, e tende anche a scontare la situazione oggettiva esistente in Regione, nella nostra zona operativa, non parliamo delle altre zone del Pae­se, perché è chiaro che tende anche a scontare una certa attenzione da parte dei partiti, per esempio, laici, i quali devono confrontare questi progetti e poi leggere su interviste sui giornali in cui diversi candidati dicono che la linea della De­mocrazia Cristiana è una linea ripristrinatrice del passato, frase testuale riportata da vari giornali dove si legge che c’è una linea diretta a bloccare i redditi da lavoro e le patrirnoniali e quindi si ten­de a separare il rigore dallo sviluppo, almeno a nostro avviso, invece di incidere come dovremmo sulle strutture assistenziali e parassitarie, senza la cui correzione a nostro parere non c’è prospetti­va, ed anzi, mi si permetta, il giudicare negativa­mente queste proposte, che prescindono dalla correzione alle strutture assistenziali, è il presupposto indispensabile per poi poter criticare ed esprimere preoccupazione per la stretta di cassa alle autonomie locali che in sè è uno degli stru­menti necessari e che diviene uno strumento discutibile solo se disgiunto da questa severità nel taglio alle strutture assistenziali, ma che non può essere, come talvolta fanno anche in questa sede le sinistre, criticata di per sé. E’ criticabile in para­gone e in confronto. I sacrifici nell’anno ’84 biso­gnerà farli tutti e pesantemente, il problema è re­lativo alla sua distribuzione e ai suoi carichi.

Ma dicevo, è chiaro che la proposta democri­stiana che pure parte da un’intenzione buona, avendo questa difficoltà che in parte è oggettiva, legata alle condizioni in cui si svolge anche la campagna elettorale, e in parte è esterna alle sue intenzioni, cioè il fatto che i tempi non sono ancora­ maturi e che c’è stata in qualche modo la voglia  di forzare i tempi per obbligare almeno a  far riconoscere che qualcosa è cambiato, però per tutti questi problemi chiaramente è una proposta che non può avere approdo al di là dei numeri perché non è anch’essa ancora una proposta matur­a.

Noi siamo stati critici nello scorso Consiglio Regionale su questa proposta, però non arriviamo a dire, come ha detto stamani Benelli in un intervento del quale comprendiamo anche gli sforzi e la necessità di conquistare sempre di più delle differenziazioni reali nei confronti della Giunta dalle quali provengono, non arriviamo a dire che la proposta democristiana è stata sostan­zialmente solo una sorta di preparazione all’avvento del monocolore comunista, nel senso che se questo dovesse essere stato il risultato immediato, però ha anche senza dubbio, al di là della sua im­possibilità di approdo pratico e tecnico per i mo­tivi che ho detto, ha un senso politico, è anche una proposta che è servita a far emergere le inti­me propensioni del Partito Comunista per non un andare al confronto e all’apertura attraverso la valutazione delle diverse posizioni programmati­che, ma, al contrario, lanciare quello che all’inizio dicevo essere un messaggio di sicurezza, di forza, di continuità con la supposizione che le Giunte di sinistra, le Giunte rosse, sono di per sè un bene per il progresso del Paese.

Sotto questo profilo è stata abbastanza utile, perché è venuto fuori che il Partito Comunista, che pur sta in tante occasioni facendo dei passi in avanti, su questo punto è abbastanza ancora ti­mido, e che tende a recuperare l’alleato di sinistra attraverso quelle che, in alcune dichiarazioni anti­cipate alla stampa da parte del massimo esponen­te della maggioranza, sono le gentilezze, i buoni rapporti diplomatici, mantenuti con gli ex Asses­sori socialisti che nonostante siano passati all’op­posizione hanno un trattamento prefenziale da parte della maggioranza che li mantiene nella rappresentanza della Regione presso gli organi­smi nazionali e le commissioni di rilievo nazionale.

Noi non crediamo che la maggioranza nuova si possa fare attraverso questi buoni rapporti di­plomatici in periodo elettorale per conservare il cappello sui rapporti del dopo. Noi crediamo fer­mamente e fortemente che ormai questo tipo di far politica, ripercorrendo i sentieri abituali degli schieramenti che ci hanno governato per 30 anni, sia un modo finito e soprattutto, quel che più conta, superato. Riteniamo che, come è successo in altri luoghi, non solo a Roma ma anche qua vicino, a Palazzo Vecchio, una strada di rinnova­mento possa passare innanzitutto attraverso la capacità dei partiti laici di aggregarsi su dei pro­grammi concreti di efficienza, di progresso, basati sull’idea che l’ente pubblico sia al servizio del cit­tadino e non tenda a offuscarne la libertà di azio­ne nel senso che tende a massimizzarla e non a fare interprete delle proprie esigenze e dei propri, anche legittimissimi interessi di potere.

Quindi pensiamo che, solo attraverso questo spirito di avanzamento e di allargamento rispetto a quelli che sono i problemi reali che devono essere af­frontati con un preciso calcolo e valutazione di rapporto fra costi e benefici, può essere risolta la crisi che c’è non da oggi, non dalle dimissioni di Leone, in questa Regione, che noi abbiamo già in altre occasioni e non da soli, e questo in un certo qual senso ci conforta perché quello che conta in queste cose non è far solo opera di testimonian­za, ma cercare di costruire il cambiamento, e pensiamo che solo attraverso questa progressiva aggregazione su fatti concreti può realizzarsi una maggioranza diversa, capace veramente di gover­nare il Paese.

Il nostro voto petanto sarà contrario alla poposta comunista perché chiarissimamente inadeguata per le ragioni che ho a lungo motivato. Sarà di astensione sulla propost democristiana perché non puòà avere approdo e ha quelle carenze che individuavo prima, ma che senza dubbio è un momento significativo nel tentativo di risolvere la crii partendo dall’idea –esattamente al contrario di quella che è la proposta dei comunisti – che la crisi vada risolta non perché dobbiamo tutti meglio fare insieme per fronteggiare i difficili problemi, ma perché bisogna anche rivedere i criteri di fondo che hanno presieduto al modo di governare di questi ultimi anni e che, soo se avremo il coraggio di fare questo, potremo, senza pregiudizi di schieramento, trovare una piattaforma programmatica che costituisca un governo omogeneo, capace di dare alla Tosca quel governo di cui essa ormai da qualche tempo ha chiarissimament necessità.

(Il dibattito prosegue con gli interventi dei Consiglieri Banchelli, Migliori, Matulli, Maccheroni, Quercini, Carpi, Martelli, Marchetti, Menchetti)

PRESIDENTE. Per dichiarazione di voto ha la parola il consigliere Morelli.

MORELLI. Desidero confermare il nostro giu­dizio negativo sulla proposta avanzata dal grup­po comunista e ribadire anche che il nostro non è un giudizio pregiudiziale che ci porta a dire que­sto no, ma è la valutazione che la proposta avan­zata dal Partito Comunista sia una risposta in­suficiente e rattrappita rispetto a quelle che sono le esigenze reali per la nuova piattaforma pro­grammatica della Regione, e che questo giudizio negativo non vuoi dire rinunciare al confronto che porti a poco a poco a introdurre anche in questa Regione un più corretto metodo di gover­no basato su una giusta contrattazione fra le for­ze politiche e le esigenze della società. Proprio in nome di questa necessità noi diamo questo giu­dizio negativo e vogliamo anche chiarire che sic­come in questa sede si va votando e ragionando, da parte della maggioranza, in una logica schiz­zofrenica, perché da una parte si vota questa nuova Giunta come per dare un messaggio all’e­sterno di forza e di identificazione della sinistra nel PCI, quindi appunto di rattrappimento, e dal­l’altra invece si continua a dire che si pensa inten­samente, se non quasi del tutto, alla Giunta suc­cessiva, quasi quasi dicendo a quella attuale il classico «Bambino lasciaci lavorare per il futuro che sarà più ampio e più allargato», e poiché sia­mo di fronte a questa logica schizzofrenica e noi crediamo nel confronto perché lo riteniamo l’uni­co mezzo necessario per arrivare a un governo nuovo, diciamo che il confronto, il riconoscimen­to dei rapporti di consultazione che ancor prima ha richiamato il Segretario regionale del PCI, a noi interessano se e in quanto servano a smuove­re le situazioni, cioè non tanto e non solo per ri­partire da zero, perché questo ci rendiamo conto che ognuno ha la sua storia di dietro, ma solo in quanto da questo confronto si verifichi ciò che è vivo e ciò che è morto nella situazione di gover­no.

Ripeto, pensiamo che sotto questo profilo, cioè sotto questa incapacità di verifica, sia insufficien­te e rattrappita la risposta, votiamo no. Come partendo da un’analisi che ci ha fatto dire nell’in­tervento di prima che, pur partendo da una valutazione che possiamo comprendere, non si arriva ad una propota organica e sufficientemente maturata di comuni piattaforme programmatiche e di comuni o più larghi rapporti politici fra le forze che dovrebbero dar vita a questa iattaforma e a questa maggioranza, per lo stesso motivo non voteremo a favore ma ci asterremo sulla proposta democristina, perché appunto non rappresenta un adeguato sviluppo di proposta aggregante.

Voglio concludere dicendo che, comunque, noi ci atterremo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi al principio secondo il quale non faciliteremo, e anzi cercheremo di contrastare, la logica di tutti coloro che vorrebbero trattare con i partiti laici, più grandi o più piccolini che siano, secondo la logica antica degli Orazi e Curiazi, ma che non trae dalla propria antichità maggior correttezza e fondamento e che anzi, io credo, quanto più è praticata tanto più rende impossibile la corretta aggregazione che poi è uno dei nuclei fondamentali della nuova maggioranza che dovrà governare preto, speriamo, questa Regione.

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