Sul votare Trump per dispetto (a Beppe Severgnini)

Caro Severgnini, 

Le scrivo dopo oltre un quindicennio, perché, da Suo lettore assiduo che apprezza abitualmente la Sua mentalità liberale, trovo fuori tono le conclusioni della Sua risposta dal titolo Votare Trump per dispetto.

In estrema sintesi, l’affidarsi alle scelte dei cittadini è la caratteristica distintiva dei liberali (che alcune  culture di potere richiamano quale abbellimento privo di coerenza) ma funziona solo a condizione di operare in un clima adatto a farla funzionare. Allora, specie in elezioni politiche su vasta scala, il peso della valutazione della personalità e del progetto di un candidato ha sì molto rilievo, ma viene dopo il peso del giudizio sul modo di governare giudicato a quel turno elettorale, che è un peso tanto più prevalente quanto più il governo giudicato ha operato contro i valori liberali a partire da quello dell’attenzione agli interessi e alle indicazioni dei cittadini. Tale meccanismo è tipico della mentalità liberale, la quale usa il metodo individuale per meglio convivere tra diversi e non per dare privilegi al singolo cittadino individuo. 

In un quadro simile, il criterio di scegliere il meno peggio al momento del voto, non si può riferire al solo candidato, ma deve principalmente tener conto della situazione di fatto nell’istituzione in cui si vive. Nel caso americano, oltretutto, il candidato avversario di Trump proseguiva materialmente il governo in scadenza, e quindi votarlo (perché il personaggio Trump è ostico) avrebbe significato appoggiare scelte e linee adottate finora, vale a dire una connotazione elitaria da manuale.    

Chi a questo punto tira fuori il pericolo che con Trump correrebbe la democrazia, è il tipico personaggio non liberale (quanto meno). Preferisce esser governato dal conformismo dei padroni del vapore, piuttosto che dalle scelte anche drastiche dei cittadini, i quali giudicheranno di nuovo tra quattro anni (nella fattispecie per forza, siccome Trump non può essere eletto una terza volta). Per usare l’esempio che Lei fa in chiusura, per disinfestare dai tarli che sono nel pavimento, non si può continuare a nutrirli con il legno di cui vivono. 

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