Una riflessione sull’inoptato dell’otto per mille

Webinar sul tema “il mondo laico agisce” tenuta sulla piattaforma di ArciAtea il 25 febbraio sera

Ringrazio ArciAtea per aver attivato questo incontro da remoto, con il quale conto di illustrare in breve motivi per cui, al momento attuale, l’azione operativa dei laici dovrebbe centrarsi sul tema del cambiare la destinazione della quota inoptata dell’IRPEF.

Comincio dal  precisare il senso della foto in locandina di stasera, che riprende la firma dei Patti Lateranensi del 1929. E’  un richiamo per inquadrare la logica dell’azione operativa trattata stasera – che manifesta l’opporsi all’attuazione clericale del concordato – senza però voler entrare direttamente nella questione del superamento del Concordato del 1984. Un tema quest’ultimo assai più ampio, su cui penso  qui siamo tutti concordi. Ma altrettanto assai più arduo da affrontare perché, in una società di cittadini diversi e con la tradizione come la nostra, è un tema che suscita grandi resistenze, a cominciare da quelle conformistiche (e che dunque oggi impegnerebbe le non  enormi risorse concrete di cui può disporre il mondo laico), senza peraltro che vi sia una effettiva possibilità di riuscita.

Allora, lasciando per ora sullo sfondo la questione di creare le condizioni adatte alla battaglia per superare il Concordato, quale è la battaglia che i laici possono fare per abbassare comunque il livello di clericalismo esistente nel paese? Una questione ormai matura esiste.  E’ la questione dell’inoptato fiscale. Una questione che è alla portata della possibilità di agire di noi laici  ed al tempo stesso è anch’essa assai importante in materia di rapporti civili. Innanzitutto perché la norma di cui parlerò, pur non facendo parte del Concordato 1984, ne è stata di fatto l’anno successivo la prima applicazione riferita agli Enti Ecclesiastici civilmente riconosciuti . E poi per il motivo  che i laici – in coerenza con il loro metodo fondato sull’osservare e sullo sperimentare di ciascuno per conoscere – sono sempre dediti, non a discettare sui libri sacri  del passato come fa la cultura sacerdotale, bensì ad agire riguardo ai rapporti reali nella direzione del conoscere meglio, impegnandosi di continuo a rimuovere gli ostacoli , iniziando da quelli istituzionali, che frenano quell’autonoma possibilità di iniziativa dei cittadini che è alla base.

Quale è dunque l’attuale stato delle cose? In Italia, la laicità è un principio presente  nella Costituzione. Almeno in linea di massima.  Tuttavia  – anche a seguito di incoerenze nei testi della Costituzione – esistono poi normative ordinarie che  contrastano la laicità, consentendo l’utilizzo strumentale del quadro concordatario per favorire  una confessione rispetto alle altre.

Al giorno d’oggi – in specie per le gravi difficoltà socio economiche provocate dalla pandemia – il meccanismo più negativo per i cittadini è l’ultimo periodo del terzo comma dell’art.47  della legge  222/1985, la quale regola  la questione dell’otto per mille dell’imposta sui redditi (all’interno della legge intitolata Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi). Tale periodo recita: “In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse”. Questo periodo, innocuo in apparenza,  in realtà costituisce un attentato  alla sovranità contributiva del cittadino.

Di fatti,  il denaro derivante dalla dichiarazione dei redditi dei cittadini , dal momento in cui viene spedita la dichiarazione, è  proprietà dell’istituzione Stato che  rappresenta il cittadino secondo le procedure di legge. Nell’intento di favorire la libertà di culto e la partecipazione – che di per sé esprimono un’idea di stampo laico – la legge  riconosce al cittadino la facoltà di destinare l’otto per mille della sua imposta sui redditi o ad una delle religioni comprese in un elenco ufficiale ora di 12 oppure a specifiche attività dello Stato. L’attentato avviene nella disposizione  che regola cosa succede quando il cittadino non esercita tale facoltà.

In tal caso, la quota di otto per    mille  inoptata  dovrebbe logicamente restare nelle casse dell’erario. Invece, il periodo dell’art.47  letto sopra  opera un raggiro. E così la legge si contraddice. Distribuisce tale quota dell’imposta – su cui il cittadino  interessato non ha scelto una  destinazione diversa da quella erariale ordinaria – e la ripartisce in proporzione alle scelte  dell’otto per mille   espresso dagli altri cittadini. E’ un raggiro  ai danni della volontà del cittadino. Un raggiro non  casuale, concepito per affossare  i  principi laici  sfruttando una precisa circostanza pratica. Che si riferisce al come sono composte le scelte dell’otto per mille.

Tra le scelte espresse per destinare l’otto per mille (fatte nel 2018 dal 41,2% dei contribuenti), d’abitudine la Chiesa Cattolica è la struttura  più scelta  (circa il 78% delle opzioni). Introducendo il furbo artificio qui richiamato,  la scelta compiuta da 13.156.156 cittadini (cioè il 32,14% dei contribuenti) viene attribuita complessivamente a tutti i contribuenti, che, sempre nel 2018, erano grosso modo 41.372.851. Alla fine, la maggioranza dei contribuenti – per l’esattezza 24.327.626 (numero che si ricava togliendo dal numero totale dei contribuenti, cioè 41.372.851 , quelli che hanno fatto un’opzione), dunque 24.327.626  vale a dire i cittadini che non hanno optato – si vedono attribuita una scelta  dell’otto per mille che non hanno fatto. Con questo artificio sui fondi dell’otto per mille,  la somma  assegnata alla Chiesa Cattolica è una somma importante.   Attribuendo non il 32,14% del gettito dell’otto per mille legittimamente spettante bensì il 78% , la maggior somma attribuita alla Chiesa Cattolica è dell’ordine di 685 milioni di  euro all’anno. Soldi che vengono sottratti al gettito fiscale che va all’erario, nonostante  la maggioranza dei cittadini voglia il contrario (manifestato dal non avere optato).

Tale raggiro è aggravato dal clima  circostante che c’è nel paese. Non solo i  finanziamenti italiani agli enti ecclesiastici  sono quelli assai più alti che in Europa , ma non è stata mai rispettata la dura sentenza di sei anni fa della Corte dei Conti. La quale stigmatizzò perfino la gestione del meccanismo dell’otto per mille ed impose (senza esito effettivo, allora c’era il governo Renzi) una serie di adempimenti da assumere in tempi definiti. Dunque è comprovata sperimentalmente l’impossibilità di circoscrivere i danni, fino a che vige l’ultimo periodo del terzo comma dell’art 47 della legge 222/1985. Per i liberi cittadini italiani è ormai imprescindibile  eliminare l’attentato alla sovranità civile compiuto da quel periodo fonte di privilegi confessionali.

Per far uscire dalla gabbia il    cittadino, è urgente che il mondo laico faccia convergere la maggior parte delle organizzazioni che sostengono il principio di separazione Stato Religioni e la neutralità istituzionale. L’obiettivo è promuovere una vasta campagna di sensibilizzazione di tutti i cittadini, credenti e non credenti, che serva a creare le condizioni per arrivare, coinvolgendo i parlamentari, ad abrogare l’ultimo periodo del comma 3° dell’articolo 47 della legge 222/1985, o mediante una legge di iniziativa popolare o mediante un disegno di legge o mediante un referendum, o comunque con un’azione capace di togliere dal nostro ordinamento  la distribuzione furbastra dell’8 per mille. La procedura esatta la stabiliremo più avanti.  Comunque è una campagna alla portata dell’impegno civile del mondo laico per rimuovere uno specifico privilegio confessionale e far crescere le entrate dello Stato a parità di tassazione. In pratica, la finalità della campagna è introdurre  una norma del genere “è abrogato l’ultimo periodo nel testo vigente del comma 3° della legge 222/1985 e ogni sua conseguenza giuridico finanziaria” .

Il momento è adatto, siccome la particolare crisi economica indotta da un anno di pandemia,  ha reso il cittadino assai  sensibile ai problemi di denaro. Inoltre, il successo di questa campagna non sarà solo una semplice soddisfazione formale. Già rimarrebbe impressa la riduzione del finanziamento alla Chiesa cattolica, perché quasi 700 milioni in meno ogni anno non sono uno scherzo neppure per le finanze vaticane. Ma la cosa di maggior rilievo, dal punto di vista dei rapporti civili, sarebbe che l’abrogazione di quella riga della legge farebbe calare lo spessore della cappa  di controllo clericale  nei rapporti pubblici.

Il che è molto importante, perché spezza l’intento di fondo della Chiesa.  L’intento di far prevalere la fede divina con lo stabilire autoritativamente le regole di vita  dei fedeli (e che con la norma da abrogare coinvolge anche tutti gli altri), senza lasciar loro spazi e ruoli nel decidere quale possa essere il loro genere di vita che da quelle regole deriva. Intento perseguito in ogni modo. Un caso è che da qualche anno la Chiesa cerca perfino, in maniera felpata, di valorizzare il dialogo multireligioso, così da diffondere l’idea che le religioni come tali siano le più attrezzate per risolvere le problematiche civili del convivere.

Un altro caso, a tutti noto, è che dal sistema concordatario discende il privilegio all’insegnamento della religione cattolica, per cui nella scuola pubblica,  sono presenti intorno a 30.000 insegnanti di religione scelti dal vescovo e pagati dallo Stato.

Naturalmente per riuscire a svolgere  con efficacia questa campagna che porti ad abrogare la riga di quella legge, è indispensabile  organizzarsi in modo capillare, facendo convergere il più possibile delle organizzazioni del mondo laico, in modo che ognuna possa contribuire con i mezzi di cui dispone e senza che appaia un capofila che, è ovvio, potrebbe far nascere  un’immagine distorta negli osservatori esterni. E in modo soprattutto da decidere insieme quale dovrà essere il meccanismo tecnico abrogativo che converrà adottare al momento dell’effettivo lancio della campagna. Un lancio, la cui data dovrà anch’essa essere decisa. Ma che ad ora si può perfino azzardare possa anche essere quella  del 20 maggio, vale a dire il 36° anniversario del varo della legge 222/1985 istitutiva di quella riga oggetto dell’ iniziativa laica di abrogazione.Quell’iniziativa che ho qui esposto e che caldeggio calorosamente.

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