All’ATTENZIONE della dr.sa Beatrice BARDELLI
Gentile Signora,
nel Suo articolo su “Pisa e il ’68” , apparso su Pisorno.it e che ho letto in ritardo, Lei mi attribuisce per ben due volte l’aver definito Lotta Continua “ fucina di “terrorismo” “ . Ciò non risponde affatto al vero, dal momento che io ho detto esattamente “Nel 69 il movimento delle Tesi della Sapienza si divise in tre rami e uno, Lotta Continua, alla lunga fiancheggiò la lotta armata, attuando la semplicistica alternativa autoritarismo-rivoluzione” . Siccome il mio discorso era scritto ed è riportato sia nella registrazione ufficiale del Convegno (nella quale penso figuri anche la mia replica al pubblico dello stesso tenore) sia nella mia biblioteca online (https://www.losguardolungo.it/biblioteca/2017/02/11/le-tesi-della-sapienza-1967-2017/ ), La invito a norma di legge a tornare espressamente sull’argomento per rettificare il Suo articolo, pubblicato come indicato sopra, citando in un’appendice la mia dichiarazione esatta.
Questa Sua rettifica servirà non soltanto a ristabilire il vero su quanto ho detto a proposito di Lotta Continua, ma in conseguenza anche a rafforzare l’idea che non è affatto scontata la Sua tesi riguardo ll grande effetto riformatore del ’67 e del ’68.
Al riguardo, pur non essendo questo il luogo per contestare quanto da Lei affermato nella Sua appassionata ricostruzione di quegli anni, non posso esimermi dall’esprimere ancora una volta (lo ho già fatto nel mio intervento e poi nelle repliche in sede di Convegno) il mio completo dissenso dalla Sua tirata a favore dell’utopia. Dirò solo che il ritenere il motore della liberazione umana l’utopia e non il progettare i meccanismi capaci di sciogliere le sacche di illiceità presenti al momento restando legati al cittadino in carne ed ossa e alla realtà dei fatti, è il macigno che da sempre affonda la capacità della sinistra (non di potere) di migliorare davvero le condizioni di convivenza. Non per caso, nel Suo articolo, Lei scrive, travisando i fatti, che i movimenti del ’68 aprirono la strada alle successive conquiste sociali e a mò di esempio cita le leggi a difesa dei grandi diritti come lo Statuto dei Lavoratori e il divorzio. La realtà storica è che lo Statuto dei Lavoratori fu discusso da prima del ’67 e votato dal Governo di centro sinistra e dal PLI (che era all’opposizione) ma non fu votato dal PCI e dal PSIUP mentre il divorzio fu discusso prima e in contemporanea al ’67 come ho espressamente ricordato nel mio intervento (può controllare) su iniziativa del nucleo Fortuna (PSI), Baslini (PLI) e PLI come partito.
Confidando su una Sua rapida rettifica

