La linea maestra per togliere il sovraffollamento delle carceri

Entro cinque mesi l’Europa multerà l’Italia in mancanza di un intervento che risani le incivili condizioni delle carceri sovraffollate. Il  Governo ha compiuto un timido atto con cui circa 2000 detenuti saranno liberati dalla custodia cautelare in carcere attraverso sconti di pena e l’introduzione di una nuova fattispecie di piccolo spaccio. Ma il problema del sovraffolamento ha un’altra dimensione e soprattutto non va confuso con l’esigenza di rivedere alcune leggi sulle droghe e di un nuovo approccio nel mondo dei migranti. I dati dimostrano in modo non equivoco che il sovraffollamento delle carceri non dipende da un’inclinazione a delinquere maggiore rispetto agli altri paesi, ma dall’abuso della carcerazione per chi non è condannato in via definitiva. I detenuti eccedenti la capienza degli istituti di pena sono meno di 19.000, solo quelli in attesa di processo 17.000 e quasi altri 12.000 non ancora condannati.

La linea maestra per risolvere la questione oggi ed evitare che si ripresenti a breve, è un rapido intervento legislativo ordinario che liberi subito i detenuti non condannati (salvo quelli perseguiti per reati in fragranza, delitti di sangue, associazione criminale e violenza sessuale) e  insieme riduca circostanze e termini della custodia cautelare.  Così si applicherebbe un principio di civiltà (no all’abuso della carcerazione preventiva), si risolverebbe un problema (il grave sovraffollamento) eliminandone la causa e si eviterebbe una multa  dai 60 agli 80 milioni.

Viceversa, ci si sta complicando la vita con problemi che esulano dalla questione sovraffollamento carceri  e si evocano mutamenti normativi controversi, se non addirittura provvedimenti di amnistia. Un conto è liberare i detenuti non condannati, un conto è introdurre benefici che riducano la pena per altri reati già sanzionati al termine del processo. E richiedere un’amnistia, vuol dire diminuire il valore della pena irrogata, non evitare il sovraffollamento sempre ripresentatosi nel giro di poco tempo e prima di tutto dimenticare che l’amnistia ha una procedura assai ardua, dato che la Costituzione richiede una maggioranza di 2/3 dei parlamentari. Insomma, buttarla sul pietismo evocando atti di clemenza apre altre questioni e innesca una procedura più difficile lasciando marcire la condizione carceraria.

Dovremmo deciderci ad affrontare i problemi nella loro dimensione reale.

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