L’insufficiente impegno laico sul separatismo (a Tullio Monti)

In risposta ad un Comunicato della Consulta Torinese Laicità Istituzioni, di cui Monti è Presidente

 

Caro Monti,

ho ricevuto il Suo comunicato e condivido il Vostro grido di dolore per  l’insufficiente impegno dei laici sulle tematiche che attengono al principio di separazione Stato religioni. Continuo a predicarlo in giro e per questo probabilmente sarò di nuovo a Torino.

Mi permetto peraltro di osservare che la Sua ricetta finisce involontariamente per eludere il problema. Lei contrappone la politica laica ( “Pensiamo che occorra battersi per una politica laica e dei diritti, contro le pulsioni oscurantiste e retrograde”) alle sensibilità laiche (“Ma pensiamo che il  “fronte” della lotta politica non sia l’unico. Altrettanto importante è risvegliare le sensibilità laiche nel mondo della cultura, del volontariato,  del lavoro sociale e dell’educazione”). Invece le due cose sono strettamente legate. Le sensibilità laiche non sono sufficienti proprio perché è dilagato in politica il conformismo furbesco di tipo consociativo tra stato e religioni (usando il mio linguaggio, è comodo imputare alla Chiesa, che fa il suo mestiere, colpe politiche che sono dei cattolici chiusi i quali pensano ai propri interessi facendo della fede la fonte legislativa, ma che ciononostante si intende rabbonire).

Del resto, proprio per questo motivo, non per altro, si è determinata la situazione che Lei denuncia (“La delega, ormai diffusa, a settori confessionali degli aspetti educativi nuoce al pluralismo della società”). Ad esempio, per tattica politica centrata sulla indistinzione culturale (che fa comodo ai proponenti), si è consentito il confondere la questione della formazione a scuola (Lei dice bene che La pedagogia e le scienze dell’educazione debbono aiutare gli individui a formare liberamente la propria soggettività, in un percorso di crescita)  con la questione della libertà di insegnamento privata (che c’è ma non a carico dello Stato) e con la questione delle parificate che, siccome devono svolgere un servizio pubblico, dovrebbero seguire esclusivamente il summenzionato criterio pedagogico pubblico. In conclusione dilaga il conformismo opportunista e non la pedagogia dei diritti, dice Lei, io direi del senso critico, che mi pare assai più inequivoco, più incisivo e del tutto coerente con il binomio da Lei evocato, libertà/responsabilità.

Mi rendo conto che porre direttamente il problema politico, è più ostico. Ma è la realtà.

Questa voce è stata pubblicata in LETTERE (tutte), su questioni politiche e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.