Commento ad un articolo pubblicato su LaVoce.info
Il pezzo sconcerta. Prima, le considerazioni sui rilievi all’agenzia di rating, discutibili (i mercati aperti erano quelli italiani, perché è il compito Consob) ma che inquadrano fatti e critiche internazionali al sistema (nel frattempo si è aggiunta quella UE). Dopo, l’elitarismo tipico per cui l’indipendenza è l’essere asessuati politicamente. La democrazia viene distorta, chi è stato vice ministro all’Economia o ha votato la fiducia al Governo Berlusconi sarebbe di per sé non indipendente. Nella realtà democratica, una struttura va giudicata per l’indipendenza nei comportamenti, non per le presunte motivazioni non nobili. Quello Consob non è stato estemporaneo perché ha attivato una riflessione essenziale. Chi, se non gli interessi speculativi nascosti, attribuisce ai giudizi delle agenzie di rating un peso superiore a quello dei governi e dei parlamenti, nonostante le indiscutibili prove di incapacità da esse fornite negli ultimi anni? E poi, spetta solo alla Magistratura sanzionare dopo anni le agenzie infedeli o debbono farlo pure altri organi pubblici, così da bloccare subito gli effetti sui mercati dei giudizi dati dalle agenzie prima ancora che esista il testo giudicato?

