Intervento nella discussione on line del Partito Pirata
Ribadisco che a mio parere le osservazioni di Bottoni sono fondate e motivate.
Lo ribadisco a maggior ragione dopo i reiterati anatemi di Brovelli tra l’amarcord e il rifarsi ammiccante ad Einaudi.
Ricostruiamo. Il punto di partenza della discussione è il disegno di legge Levi (Partito Democratico) secondo cui il prezzo di vendita di un libro, fissato dall’editore, può essere scontato al massimo del 15%. Bottoni formula la critica che la logica di questo provvedimento è contro i lettori. Brovelli, dopo aver esibito un’analisi del come si suddividono le entrate derivanti dalla vendita di un libro (prendiamola per buona a parte alcune sbavature numeriche), afferma che vanno difesi i librai piccoli che sarebbero le principali vittime di sconti più alti. E poi tira in ballo Einaudi.
Non scherziamo. Per quanto concerne Einaudi, egli sosteneva – proprio perché la società liberale non si può ridurre a liberismo – che la funzione libraria non è assorbibile semplicisticamente nei conteggi spiccioli del mercato. Questo perché giustamente Einaudi ha messo sempre in guardia contro le storture implicate dall’intervento pubblico nell’economia di mercato, storture che alla fine vanno a svantaggio dei cittadini; e quindi, far presente che la funzione dei librai andava tutelata ( già a quei tempi) rispetto all’unico metro apparente di mercato, significava proprio che per lui, nella fattispecie, l’intervento pubblico per prendersi cura dei librai era un vantaggio per i cittadini.
Nel caso nostro, lo Stato vorrebbe, su proposta del lobbista Levi (perché questo è il solo significato della proposta) che a pagare la protezione dei piccoli librai fossero non un’accorta gestione della funzione pubblica, bensì i cittadini. Vale a dire proprio quelli che Einaudi intendeva tutelare ammettendo l’intervento pubblico per preservare appunto una funzione culturale formativa per tutti. Quello che sfugge a Brovelli è che quando un mercato funziona oggi lasciando alla coppia autore (che, penso siamo tutti d’accordo, è la figura centrale dell’opera) editore (che una volta era non meno importante) solo il 20% del prezzo di copertina (perché il distributore ne assorbe il 50% e il libraio il 30%) evidentemente c’è qualcosa che non funziona. Questo qualcosa non è la questione vetero marxista della proprietà dei mezzi di produzione ma la questione tipicamente liberale di una grave strettoia nell’accesso dell’opera alla fruibilità.
Qui sta la questione essenziale. Occorre un risveglio politico-consumeristico per spingere ad una redistribuzione del prezzo di copertina. Partendo dagli sconti liberi (che favoriscono i lettori). Poi incentivando la forma moderna dell’antica funzione libraria e cioè il contatto diretto con gli editori che in prospettiva taglia nettamente il blocco all’accesso costituito dal distributore (solo lui o magari sottobanco qualcun altro?) e dunque porta a ridurne la percentuale spettante. E magari trovando anche il modo di proteggere l’autore. Invece la proposta Levi finge che mettere il tetto agli sconti sia per tutelare i piccoli librai ed invece opera aiutando la chiusura corporativa dei librai (che in realtà si autoriducono alla dipendenza dal distributore e abdicano alla loro funzione culturale), al pratico fine di evitare che vengano rimesse in discussione le percentuali della filiera distributiva che ora comprime il primo anello (l’autore) e l’ultimo (il lettore).
PS – La sola cosa del discorso di Bottoni che andrebbe approfondita è semmai il post-scriptum in cui formula l’ipotesi che la conseguenza della norma Levi (se passa) sarà di promuovere due fenomeni strettamente dipendenti l’uno dall’altro: la diffusione dell’editoria digitale (eBook) e della pirateria. A me pare che per ancora lungo tempo l’editoria digitale crescerà in termini statistici ma non al punto di soppiantare davvero quella cartacea. Per tale ragione, resterà un grave problema della convivenza, la strettoia nell’accesso di un’opera alla fruibilità. Sarà indispensabile risolverlo per aiutare tutta la massa dei cittadini che non ricorre (per molteplici motivi) alla scappatoia alternativa del digitale.

