Due articoli in cagnesco (a Massimo Paoli)

Egregio Professore,

non posso da trattenermi da farLe osservare che il Suo articolo pubblicato stamani illustra delle interessanti considerazioni su  una serie di servizi pubblici fatti da un “liberal” (come Lei si definisce) ma viene subito  politicamente contraddetto dall’articolo pubblicato accanto di un Assessore della Regione Toscana, lanciato nei soliti anatemi ideologici contro la nuova legge nazionale sull’acqua.

Nel Suo articolo Lei cerca di essere cauto sulla legge 166/2009  in attesa di governi che realizzino il percorso privatizzazione-liberalizzazione-regolazione, l’assessore vuol promuovere un ricorso facendone addirittura una questione di incostituzionalità dell’art.15 rispetto ai sacri principi dell’art.3 e del Titolo V della Costituzione.

Mi permetta di sottolineare che la questione reale è che il percorso da Lei indicato – e che come liberali condividiamo in pieno – si è interrotto al secondo passaggio più di dieci anni fa perché, per ragioni diverse, le due coalizioni più grosse non ci pensano neppure a salire il secondo e terzo gradino. L’incostituzionalità non c’entra, c’entra il non voler essere liberali, dal momento che non soddisfa i detentori del potere pro-tempore fare norme per corrodere di continuo le possibili chiusure del circuito degli scambi nella concorrenza.

Qui siamo al punto. Pensare di poter politicamente salire il secondo e terzo gradino senza rilanciare in politica la cultura e i progetti dei Liberali e Riformatori, è impossibile. Lo dimostra il fallimento annunciato del PD. Ed è forse la ragione della differenza , in Italia, tra liberal e liberale.

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