L’articolo di Massimo Paoli prende spunto da quello di Emanuele Rossi per una domanda di teoria che è anche pratica. Rossi aveva chiesto “PDL signorsì, sempre con lui oppure c’è un limite?” , Paoli replica con un’altra più generale, che fare di fronte ad un dichiarato programma di abolizione dei contrappesi in democrazia?
In effetti l’impostazione di Rossi distorce il problema politico. Non per lo sconcerto sulla tesi del Presidente del Consiglio ( gli ultimi 3 Presidenti della Repubblica e l’attuale Corte Costituzionale sono di sinistra e succubi del disegno di una certa magistratura di abrogare le leggi del popolo ). Ma perché vuole farne il punto discriminante per continuare ad appoggiare o no il leader del centro destra ( “abbiamo in mente la stessa idea di democrazia ?”). Per questa via, il dibattito politico si affida ad una sorta di giudizio di Dio sulla interpretazione abituale della Costituzione e taglia fuori ogni discussione sui difetti che il PDL attribuisce a questa interpretazione abituale. La domanda di Paoli pone un problema diverso in teoria e nelle conseguenze pratiche. Diverso perché, abbandonando lamentele e anatemi, di fatto obbliga a ragionare anche di quali difetti il PDL vorrebbe correggere abolendo gli attuali contrappesi democratici. E questo è il nodo politico essenziale.
Il Presidente del Consiglio è certo che l’elettorato sia insofferente per l’interpretazione della Costituzione giudicata ipocrita perché consente a certa magistratura una attività politica fuori del parlamento e contro di esso. E intende far leva sull’insofferenza per cambiare la Costituzione e ridurre il ruolo della magistratura. A questo intento, va opposto non il grido al lupo al lupo ma tesi alternative chiare. Primo che è del tutto fisiologico che la Corte Costituzionale annulli una parte delle leggi. Secondo, che per rlmediare alla percezione di convergenza della Corte con certa magistratura e dunque di uno squilibrio a vantaggio della magistratura sulla politica, è assurdo costruire un nuovo squilibrio, quello a vantaggio della politica sulla magistratura. Un nuovo squilibrio che, come ricorda Paoli, abolirebbe i contrappesi indispensabili nella democrazia liberale.
Queste tesi sono il contrario del giudizio di Dio. Non solo perché non concedono al Presidente del Consiglio quello che lui ricerca. Vale a dire, destra contro sinistra, nuovo contro vecchio, i fatti contro le parole. Soprattutto perché obbligano le opposizioni ad impegnarsi per individuare una concreta proposta di modifica della Costituzione, che non abroghi i contrappesi tra politica e magistratura e che risponda al malessere disegnando un nuovo equilibrio tra loro. Congelare l’esistente per lo spavento del cambiamento, è il tipico modo d’essere dei conservatori. Ed è un lusso che l’Italia non si può permettere. Costruire un progetto alternativo (non solo sulla Costituzione ma sui temi urgenti per l’attuale situazione del paese) è indispensabile proprio per evitare che, dediti all’opera di congelamento, si lasci campo libero ai tentativi di abolire i contrappesi democratici. Questo è almeno il punto di vista dei liberali

