L’articolo del prof. D’Agostino si regge non sugli argomenti svolti ma sulla ipotesi di partenza. Se cade , cade tutto. L’ipotesi di partenza è che la sentenza del TAR sull’ora di religione si basi su “l’errore dei giudici amministrativi di aver assimilato l’ora di religione ad un’ora di catechesi”. Ma la discriminazione avversa alla laicità della Repubblica si configura proprio nell’includere l’insegnamento della religione cattolica nella valutazione sul profilo scolastico degli studenti mentre non viene incluso quello delle altre religioni. Qui sta il fulcro delle argomentazioni (capziose ed ipocrite) con cui il mondo teo-con sostiene che una discriminazione in materia religiosa non è un attentato alla laicità ma un’applicazione della laicità. Lo stesso prof. D’Agostino riconosce che “laicità non significa ostilità e nemmeno indifferenza dello Stato nei confronti della religione, ma non attribuire arbitrariamente ad una confessione religiosa poteri o privilegi negati ad altre confessioni”. Allora, non ha alcun senso sostenere l’insostenibile. L’ora di religione cattolica opzionale è innegabilmente proselitismo di fatto. Riconoscere a chi si avvale dell’ora di religione cattolica un profitto per il suo maggior impegno di studio è una discriminazione grave a danno di chi non si avvale. E non si dica che non occorre professarsi cattolici per seguire il corso dell’ora di religione cattolica, perché non esistono insegnamenti alternativi di altre religioni impartiti a spese dello Stato. La discriminazione religiosa è nel dna di una scuola che ha il corso di una sola religione e pretende di conteggiarlo come profitto.
Il Prof. D’Agostino e i paladini bipartisan di queste tesi teo-con ( come i ministri Fioroni e Gelmini), non tengono conto che la religione non è mai riducibile ad un dibattito storico. La religione è una grande forza spirituale connessa inscindibilmente alla vita di ciascuno. Per cui, dal punto di vista della convivenza civile, è essenziale organizzarla in modo da lasciare ad ogni cittadino libertà di fede oggi e domani ( perciò resta insuperato l’ancora inattuato principio del Libera Chiesa in libero Stato ). E comunque, quanto alla storia, si insegna solo prendendo in esame tutti i suoi filoni, non limitandosi ai prevalenti e cancellando gli altri. E per farlo , c’è solo un modo, introdurre l’insegnamento di Storia delle Religioni, che però, non a caso, il prof. D’Agostino scrive di non volere, poiché le altre religioni non fanno parte della tradizione italiana. Così rispunta il privilegio religioso.
Insomma. Negare la centralità politica della laicità delle Istituzioni , è negare l’esperienza storica confondendo le funzioni tra le leggi per una civile convivenza e i precetti religiosi.

