Egregio Direttore,
la difesa che Corrado Ocone fa del termine “laico”, è opportuna e convinta ma troppo preoccupata di rabbonire i fautori della indistinzione politica tra laici e cattolici. Da qui una frase dall’incerto significato e uno scambio tra teoria e realtà. La frase è ”il principio laico, proprio perché è un principio di metodo e non di sistema, può facilmente fossilizzarsi in una serie di norme e di comportamenti rigidi”. Affermazione ambigua, visto che un sistema istituzionale laico consente a tutti i suoi cittadini di adottare il metodo laico, cioè di avere ciascuno le proprie idee morali, mentre un sistema istituzionale religioso vuole imporre una morale sola. Di certo non è fossilizzarsi l’impegno per istituzioni laiche. Lo scambio tra teoria e realtà sta nell’affermazione “il vero cattolico, quello che vive in modo profondo la sua fede ed è tutto intriso di spiritualità, non può non essere un laico”. L’assunto è giusto in linea di principio, ma per lo più non trova riscontro nei comportamenti reali delle organizzazioni cattoliche, che sono molto attive nella pretesa di fare della fede una fonte legislativa.
Per sviluppare una convivenza pluralista tra diverse idee morali, è essenziale che si allarghi la consapevolezza della decisiva distinzione tra mentalità laica ( alla quale è opportuno informare gli istituti pubblici) e mentalità religiosa ( che attiene alle scelte private). Rabbonire i fautori della indistinzione è controproducente perché allontana da questa consapevolezza.

