Convegno “La ricerca: un progetto per l’Italia”

 

Introduzione al Convegno di Milano, Sala Assemblee Banca Intesa

 

Conoscenza e ricerca
Lo strumento essenziale di una società libera per affrontare il futuro è accrescere la conoscenza del mondo. La cosa è possibile, a poco a poco e facendo molta fatica, affidandosi alla libertà di ricercare con metodo critico e sperimentale. L’orientamento della ricerca – di qualsiasi campo si tratti – è perci ̃ uno solo: cercare di conoscere di pi• il mondo reale nella miriade delle sue dimensioni, della natura, vivente o non vivente, della specie umana, con le sue interrelazioni individuali e con le sue costruzioni di convivenza.
La ricerca non pu ̃ essere concepita come funzionale ad un disegno politico sociale ad essa estraneo, poiché essa stessa è il disegno politico sociale che libera l’essere umano nel tempo. Un disegno di libertˆ che non pu ̃ irrigidirsi senza contraddirsi e che non ha bisogno di un marchio per distinguersi dalle imitazioni. La sua autotutela sta nella necessitˆ di doversi rinnovare di continuo per rapportarsi alla irreversibilitˆ delle vicende del mondo reale.
Ogni politica della ricerca che, consapevolmente o meno, tenda ad evitare questa impostazione, è fuorviante e comunque gravemente riduttiva. Infatti circoscrivere o separare le prospettive di ricerca sul metro della aprioristica determinazione dei suoi tempi, dei suoi ambiti e dei suoi effetti, provoca il distacco dalla finalitˆ di conoscere di pi•. Le applicazioni tecnologiche, sanitarie, economiche, artistiche, umanistiche, sociali, del modo di organizzare i grandi sistemi, sono delle conseguenze aperte dell’attivitˆ di ricerca non definibili a prescindere dal suo esito. L’unico vincolo irrinunciabile è il seguire il rigore del metodo critico e sperimentale. Questo metodo opera senza far uso dell’ipotesi della fede religiosa, afferma che il destino dell’umanitˆ non è scritto ma viene costruito da uno sviluppo che consiste nella libertà, rappresenta l’esatto contrario dell’ onnipotenza proprio perché funziona ponendo condizioni e sollevando dubbi.
La capacitˆ di conoscere è fortemente ridotta quando la paura del nuovo ostacola la ricerca, negando le risorse indispensabili e facendo leggi che impongano ai ricercatori cosa e come ricercare. Riconoscere il valore centrale della ricerca è un momento di consapevolezza civile tipico delliberalismo.

Una trasformazione culturale per l’Italia
Chi muove da questa impostazione culturale, non pu ̃ che constatare il ritardo del nostro paese nella politica della ricerca. Un ritardo, forte e crescente, sia come concezione generale di rifiuto del rischio, della perseveranza e dell’inventiva, che come destinazione di risorse finanziarie. L’Italia arranca nel quadro della politica europea, è essenzialmente priva di una strategia nazionale della ricerca e soprattutto sembra incapace, a livello di opinione pubblica come dei suoi gruppi dirigenti di riconoscere la priorità assoluta da dare alla questione ricerca e alla sua carica innovativa in quanto questione centrale per il nostro futuro. Non soio per le ricadute di lungo periodo, già di per sé decisive, ma anche per evitare nel breve medio periodo  “di condannare l’Italia a tassi di crescita più bassi, ad un’occupazione minore e a livelli di reddito inferiori, rispetto a quanto potremmo”.

Occorre una svolta eclatante che mostri senza incertezze il nuovo impegno pubblico nel ridisegnare e rilanciare la ricerca in Italia. Innanzi tutto, la quantificazione delle risorse destinate alla ricerca pubblica deve essere sganciata, per alcuni anni, dal rapporto con l’andamento del PIL e, per i primi cinque esercizi, il suo ammontare deve essere triplicato rispetto a quello attuale. Triplicato nel senso che, rispetto alla somma attuale, la seconda tranche è il segno del maggior impegno sulla ricerca propriamente detta e la terza tranche indica l’investimento sociale fatto sulla ricerca in termini di “formazione alla ricerca” e che sarà ripagato con i risparmi conseguenti dalla futura riduzione degli oneri assistenziali indotti dall’ avere cittadini più formati al senso critico e ad una mentalità innovativa. Triplicare come detto sopra le risorse destinate alla ricerca è il fulcro di una decisiva trasformazione culturale, che deve essere apertamente indicata come essenziale per l’interesse dei cittadini italiani anche per svilupparne un’adeguata sensibilità specifica.

Gli altri punti chiave della svolta dovranno toccare anche l’aspetto dell’apporto dei privati alla ricerca, che resta del tutto carente. Vi dovranno essere robusti incentivi fiscali legati alle attività di Ricerca e Sviluppo, un supporto alle iniziative miste pubblico private e al reperimento di risorse tramite i programmi europei e l’industria internazionale, la costruzione di un mercato nazionale più disposto al finanziamento dell’innovazione industriale in alternativa al credito bancario, il coinvolgimento delle realtà ed istituzioni locali per diffondere il sostegno della propensione alla ricerca e al cambiamento.

Il tutto rifuggendo, nella ricerca, l’autarchia nazionale e il parassitismo estero, introducendo criteri valutativi e il monitoraggio delle iniziative proposte anche alla luce delle esperienze positive fin qui fatte da alcune realtà, mantenendo in primo piano la ricerca di base e l’innovazione industriale (altrimenti, il sistema italiano resterà asfittico e a rischio di colonizzazione) e dedicando la massima cura al giusto equilibrio tra la ricerca di base e quella applicata facilitando il passaggio dei risultati della prima alla seconda fino al trasferimento tecnologico ed allo sfruttamento economico. Nella consapevolezza che esiste un legame indissolubile tra politica della ricerca, formazione e scelte a carattere industriale di lungo respiro e che le trasformazioni radicali per ottimizzare la qualità dell’innovazione hanno tempi stretti che sono ancor più stretti nei settori avanzati.

Proposte di strumenti per la trasformazione

La logica della trasformazione culturale sopra delineata e le proposte attuative di seguito descritte, non possono essere intese come un programma settoriale applicabile in una qualunque prospettiva politica,intesa come progetto di organizzare la convivenza; viceversa, esse delineano una piattaforma di indirizzo politico vero e proprio per attivare le condizioni di una società aperta di ispirazione laico liberale, fisiologicamente attenta ai potenziali apporti di ciascuno senza pregiudizi, ai processi di riequilibrio degli interscambi individuali, ai sistemi per prove e errori, alla possibilità di sempre nuove conoscenze, allo sviluppo come libertà.

La nuova disponibilità di risorse che è alla base della svolta, deve accompagnarsi a strumenti per un nuovo modello del sistema della ricerca, per l’innovazione della formazione universitaria, per il processo di innovazione industriale. Questi strumenti dovrebbero basarsi su cinque pilastri concepiti per coprire in maniera organica le diverse fasi dell’attività di ricerca e innovazione nel paese, evitando sovrapposizioni, duplicazioni e dispersione delle risorse, innanzi tutto razionalizzando il numero e la natura dei vari Centri di Ricerca pubblica esistenti.

I cinque pilastri

Il primo. Il primo pilastro sarà una “Agenzia Nazionale per la Ricerca” a livello di Presidenza del Consiglio dei Ministri, che sostituisca.l’attuale CNR per quanto riguarda finanziamento e valutazione dei risultati della ricerca ed operi con una visione generale dell’intero campo dell’innovazione. L’Agenzia dovrà garantire la libertà della ricerca di base fondata sulla responsabilità del ricercatore e l’autogestione, mantenendo l’intero sistema della ricerca al riparo da operazioni di controllo politico culturale. AI contempo, l’Agenzia avrà il compito di individuarealcune scelte strategiche di respiro europeo sulle quali la ricerca italiana possa

risultare di livello internazionale. In questo quadro, l’Agenzia orienterà la più efficace distribuzione delle risorse finanziarie pubbliche privilegiando, seppur non in modo esaustivo, i campi cui potenzialmente potrebbero essere dati contributi significativi e adottando processi d’erogazione e gestione dei fondi improntati alla tempestività, efficienza e selettività a favore dei più meritevoli.

L’Agenzia Nazionale per la Ricerca deve essere governata da un organismo di grande prestigio (sia in campo scientifico che imprenditoriale, con la presenza anche di personalità straniere) che possa costituire il punto di riferimento di tutta la ricerca pubblica e privata del Paese, garantendone l’indipendenza, nei confronti del potere politico e delle cordate di potere degli stessi addetti ai lavori. Per questa strada si identificheranno progetti di ampio respiro a livello nazionale che agiscano da catalizzatori per le attività di ricerca e innovazione. Ad esempio, lo sviluppo della propulsione e generazione di energia attraverso l’uso dell’idrogeno potrebbe essere il fulcro di sviluppo dell’attività di ricerca multidisciplinare a supporto delle imprese e del miglioramento della qualità della vita.

Il secondo. Il secondo pilastro saranno i “Centri Nazionali di Ricerca” che prenderanno il posto dell’ attuale CNR per quelle tematiche strategiche che richiedono investimenti e risorse non compatibili con le capacità delle singole Università o imprese. Tali Centri non potranno che essere limitati di numero e incentrati su tematiche molto specifiche. Ad esempio, la fusione nucleare oppure gli studi epidemiologici di larga scala sulle malattie più diffuse (come le cronicodegenerative) oppure le cosiddette ricerche orfane (malattie rarissime prive di interesse economico) e cioè sfide che non possono essere eluse completamente da un paese civile.

 

Il terzo. Il terzo pilastro saranno i “Centri Territoriali per il Trasferimento Tecnologico” cui parteciperanno le Università, i Centri di ricerca, le imprese e le Associazioni imprenditoriali e in cui confluiranno le strutture del CNR più vicine al territorio.

Il quarto. Il quarto pilastro saranno le Università, pensate come scuola di ricerca per la creazione di nuove conoscenze per lo sviluppo economico. Esse devono essere progressivamente sempre più autonome, e dunque più differenziate, sviluppare adeguatamente il binomio formazione-ricerca e insieme esser sottoposte a severi meccanismi di valutazione, analoghi a quelli dei paesi avanzati, per salvaguardare sia le punte di eccellenza già esistenti sia le nuove eccellenze che possono nascere ed affermarsi assicurando il ricambio. Di massima, nelle Università dovrà avere collocazione preferenziale la ricerca avanzata, invertendo così l’assurda tendenza a separare strutturalmente e gestionalmente la “docenza” dalla “ricerca” . E in coerenza con questa nuova missione delle Università, dovrà essere abolito il valore legale del titolo di studio in modo da valorizzare il pieno sviluppo della formazione individuale e da promuovere la specificità delle preparazioni. Nelle Università dovrebbero essere assorbite le strutture di ricerca del CNR che non confluiscono nei Centri Nazionali o nei Centri Territoriali. Questo rinnovato ruolo per le Università implica un profondo mutamento del sistema universitario per favorire l’autonomia finanziaria, per consentire il governo degli accessi di docenti e studenti e per premiare il merito. I finanziamenti pubblici generali saranno in parte erogati in base ai risultati ottenuti nelle diverse aree e in parte con nuovi meccanismi cui tutti possano accedere, per consentire a nuove forze di affermarsi. Contemporaneamente va stimolata la competizione interna ed esterna, per evitare l’improduttività delle posizioni inamovibili e gli appiattimenti delle carriere, per eliminare ogni ostacolo alla nascita d’iniziative nuove, interdisciplinari e per promuovere il collegamento con il mondo esterno. I rischi di eccessi connessi all’assunzione di responsabilità insite nell’autonomia possono essere fronteggiàti solo con una seria valutazione dei risultati conseguiti (di qui la centralità di strumenti come brevetti nazionali e internazionali, pubblicazioni e indici internazionali, prototipi, ecc). L’autonomia finanziaria di ogni Università dovrà essere gradualmente resa obbligatoria, spingendo per nuove forme di sostegno complementare da parte di fondazioni, enti, associazioni, imprese, il più possibile collegati con il territorio di riferimento ed indirizzando i finanziamenti verso gli atenei più efficaci. A tal fine è indispensabile la riforma del sistema di governo delle Università che modifichi composizione e modi di formazione degli organi dirigenti e sviluppi il ruolo manageriale dei rettori.

Il sistema di reclutamento e gestione del personale docente deve essere migliorato attraverso la creazione di un mercato del lavoro con livelli di salari e stipendi differenziati in base al giudizio di merito scientifico e didattico, legittimando la possibilità di allontanamento dei non meritevoli, favorendo l’ingresso pro-tempore di professionisti provenienti da altri campi, affidando la gestione delle risorse umane al corpo direttivo delle stesse Università. Quanto agli studenti, da un lato dovranno essere migliorati i servizi offerti (rapporto docenti-studenti, servizi tecnici fomiti dali ‘Università, servizi sociali, offerta di corsi brevi e su richiesta, ecc.) evitando tasse occulte per servizi di tutoraggio di cui non beneficia il sistema universitario; dall’altro dovrà essere scoraggiato il loro parcheggio (governo degli accessi, verifiche sullo stato degli esami dati per contenere il numero massimo di anni fruibili, ecc.) e avviata una politica per le tasse universitarie a copertura dei costi marginali che progressivamente sposti il carico in capo individuale di chi frequenta e che estenda nel contempo ogni possibile forma di supporto (borse di studio, residenze, ecc.) per i più meritevoli privi di mezzi finanziari.

Questa trasformazione della missione dell ‘Università costituisce un insieme organico di interventi tra di loro interconnessi e complesso, che, per tutto il periodo della transizione, richiede soluzioni che mantengano la sostenibilità socio-economica dell’intero sistema universitario.

Il quinto. Il quinto pilastro saranno le attività diffuse di ricerca portate avanti dai Centri di ricerca privati e dal mondo delle imprese, anche con iniziative di partnership con le università e con le istituzioni. In questo caso il compito pubblico non è quello di estendere il modo di essere del sistema complessivo della ricerca pubblica bensì di contribuire alla creazione di condizioni ambientali e istituzionali adatte alla nascita di una nuova industria nazionale in settori specifici, con dimensioni medie e proporzionate alle possibilità del Paese, ma con respiro internazionale. Alcune specifiche iniziative che rispondono a questa logica sono:

–
Promuovere  una  politica  d’attrazione 
verso  competenze  distintive  e  soggetti  industriali eccellenti per quando si presenti l’occasione di interesse di grandi multinazionali in aziende italiane;

–
Promuovere  forti  investimenti  nella  ricerca  applicata  in  aree  e  settori  definiti, 
in cui le condizioni non siano del tutto pregiudicate dal punto di vista dell’entità degli investimenti necessari e dalle condizioni del mercato, favorendo anche la creazione di nuove imprese in questi nuovi settori;

·Stimolare ed agevolare iniziative e progetti di cooperazione nella ricerca industriale, fortemente radicati nelle realtà locali ed in grado di esaltare le diverse specificità territoriali che coinvolgano partner esteri “eccellenti”;

Favorire i processi di consolidamento e rafforzamento societario delle imprese. italiane nell’ambito di un’economia di mercato e di nuove norme per consentire un intervento delle istituzioni, ed in particolare dei governi locali, per accompagnare e favorire processi innovativi, sia a livello aziendale che di area;

Creare, promuovere e diffondere a vari livelli una cultura della conoscenza tale da poter produrre risultati già nel breve periodo; ad esempio, supportare iniziative di “knowledge management” nelle imprese e nelle Università, e soprattutto diffondere una cultura della brevettazione ma coerente con la logica della libertà di ricerca scientifica, vale a dire la non brevettabilità della conoscenza astratta che ne può derivare e il rispetto del diritto di avvalersi in condizioni di equità delle procedure e degli strumenti messi a punto durante la stessa ricerca;

– Incentivare nuove forme di connessione tra ricerca industriale e ricerca pubblica, da un lato per favorire la nascita di nuove imprenditorialità di giovani in settori ad elevato contenuto innovativo e dall’altro per incentivare connessioni strutturali tra il sistema territoriale delle imprese e le Università ed i Centri di Ricerca, per favorire tutti i possibili trasferimenti tecnologici verso le PMl. In questo quadro, il dottorato di ricerca deve affermarsi non solo come meccanismo d’alimentazione delle future generazioni di universitari, ma anche di formazione di nuove generazioni di ricercatori industriali e di imprenditori innovativi.

I liberai italiani ritengono che adottare un progetto-paese che segua le linee sopra tracciate sia decisivo per far uscire l’Italia dallo stato di emarginazione in cui si trova.

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