Commento al Consiglio Nazionale PLI di ottobre

Il Consiglio Nazionale PLI di fine ottobre ha portato più novità di quanto non sia apparso. E siccome non sono novità trascurabili, si ripropone il perché i liberali
le vogliiono, è opportuno richiamarle e alla fine porsi una domanda.

Le novità sono state essenzialmente quattro. La prima è la netta presa di distanza dal PSI di Craxi. Il PSI è sempre più orientato su una linea divergente da quella liberale della modernizzazione razionalizzante. L’aperto rifiuto delle privatizzazioni, l’avversione per una vera riforma istituzionale ed elettorale, l’ostilità verso i referendum antipartitocratici , il comportamento ambiguo sulla riforma sanitaria, i tentativi di ridiscutere la preferenza unica , lo strumentalismo neo concordatario, il riesumare terminologie e concetti obsoleti nell’affrontare il confronto con l’area dell’ex-PCI, sono alcune perle di una collana che sta prematuramente soffocando il riformismo craxiano . Con questo PSI è sempre più difficile lavorare se l’obiettivo liberale resta un’ Italia più aperta e più libera.

La seconda novità è la denuncia , forte e chiara, del continuo venir meno della RAI ai suoi compiti istituzionali di concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo. Alla RAI, la lottizzazione DC-PSI-PCI non è la causa ma l’effetto di una struttura aziendale impregnata di corporativismo consociativo e attenta a conservare privilegi e mentalità della tramontato monopolio. Separare la rete del servizio pubblico dalle due reti per l’attività commerciale e sottoporre quest’ultime alle regole del mercato, è un impegno centrale dei liberali per rafforzare nel nostro paese il sistema dell’informazone libera.

La terza novità è la crescente consapevolezza dell’importanza dei referendum dei comitati Giannini e Segni. Giannini ha fatto ai liberali l’onore di venire di persona al Consiglio a ringraziarli per la loro adesione. E Altissimo ha sottolineato che i referendum Segni – anche se diversi nella loro formulazione letterale dalle proposte di legge PLI – tecnicamente costituiscono un’iniziativa asrilevante ( non a caso diversi esponenti liberali figurano tra i promotori ) per agevolare la riforma del sistema elettorale e battere le resistenze sia dei conservatori che dei falsi riformatori.

La quarta novità è all’ apparenza più interna: l’approvazione unanime del regolamento per le nomine pubbliche del PLI. E’ stata stabilita l’incompatibilità tra l’essere dirigente di partito e dirigente di Enti e società pubbliche o a prevalente partecipazione pubblica. Incompatibilità solo in apparenza interna al PLI perché è un forte interesse civile mantenere distinto l’esercizio di una funzione pubblica da quello di dirigente di partito.

Resta aperto un problema. Queste quattro novità, come del resto i temi di fondo della politica liberale ( riforma istituzionale, riforma sanitaria, privatizzazioni ) , trovano un ostacolo duro nella diffusa propensione alle illusorie soluzioni tutto e subito , nel conformismo editoriale, nella scarsa attenzione riservata alla coerenza tra proposte e comportamenti. Sono atti di un processo di cambiamento ragionevole che non si può rinviare. Per superare questi ostacoli , la credibilità politica è necessaria ai liberali più che ad altri. E dunque nei prossimi mesi il PLI non potrà fare alcuno sconto al governo Andreotti sul programma concordato. Senza privatizzazioni mancano i presupposti per la legge finanziaria e per l’esistenza di questo governo.

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