Modifiche alla legge venatoria

PRESIDENTE………Per illustrare i propri emendamenti ha la pa­rola il consigliere Morelli.

MORELLI. Per illustrare insieme gli emen­damenti al comma 8, 9 e al punto 3, lett. e), sempre dell’art. 2. I tre emendamenti in sostan­za tendono a correggere una distorsione tecnica di questa proposta di modifica alla legge 17, e cioè quella di cambiare la struttura di quella che era la legge 17 che prevedeva, per quanto ri­guardava le faunistico venatorie, un limite mas­simo territoriale del 5%, però anche la possibi­lità di derogare su richiesta delle Province e decisione della Regione, e invece di questo tipo di normativa si vuol introdurre un altro tipo di normativa essenzialmente più rigido, nel senso che si prevedono dei limiti, rispettivamente del­lo 0,5 per i centri di produzione, del 2% per le agro-venatorie e poi del 5%, ma sempre modifi­cabile, per le faunistico-venatorie, però sia il limite dello 0,5, sia il limite del 2, sono invalica­bili, cioè non è possibile in questo caso applica­re quel criterio di deroga su richiesta della Pro­vincia e decisione della Regione già adottato nella precedente legge 17.

Inoltre viene introdotto un limite complessivo del 10% del territorio provinciale in relazio­ne al complesso degli istituti di cui appunto centri di produzione agro-venatorie e faunisti­co-venatorie. Tutta questa normativa tende a fare di questa legge una sorta di delibera assun­ta ad oggi dalla Giunta regionale sotto la spinta essenzialmente delle richieste che sono pervenu­te anche a noi consiglieri di alcune associazioni, segnatamente dell’ ARCI. Questo tipo di crite­rio, di legiferare, a nostro parere è gravemente sbagliato, perché non si vedono i motivi per rifare una legge così autolomitante, mentre noi con i nostri emendamenti proponiamo non di modificare i limiti che la Giunta, e poi successi­vamente tutta la Commissione, si è data, ma ci risulta che anche alla luce di alcuni accenni fatti dal Consigliere Franci, soprattutto la Giunta è stata l’assertrice di questa linea, perciò, noi non proponiamo di modificare questi limiti essen­zialmente, cioè lo 0,5 o il 2, ma diciamo che questi limiti devono riadottare la logica di pos­sibilità di deroghe già previste nell’attuale nor­mativa della legge 17.

In sostanza noi diciamo a livello provinciale di lasciare pure l’indirizzo dello 0,5, del 2 e del 5, per quanto riguarda poi il limite complessivo del 10% del territorio noi proponiamo di dare una possibilità di deroga, ponendo a questa possibilità di deroga della Giunta, da parte del­la Regione, un limite assoluto ma più alto e quindi che possa realisticamente essere usato nella pratica contingente da parte della Regio­ne, e poi per assicurare che complessivamente il territorio non venga stravolto, introdurre un altro limite a base regionale questa volta del 100/o che comunque dovrebbe essere rispettato. Il tutto non è solo una questione di principio generale, che pure a nostro parere avrebbe co­munque un senso e un valore, è anche di fronte a una realtà che l’Assessore ha bocciato, ma ci risulta, da dati confermati per esempio nella provincia di Firenze, nella quale ad oggi siamo già (sommando le varie percentuali) potenzial­mente oltre il limite del 10%. Infatti, somman­do i centri di produzione e le faunistico-venato­rie siamo all’ 11,3, 11,4, cioè in pratica, adot­tando questa normativa rigida del 10% come percentuale massima sul territorio provinciale dei tre istituti, dovremmo arrivare a togliere circa un l ,50Jo del territorio, cioè ridurre l’ini­ziativa di questo settore.

Quindi a nostro parere non solo l’analisi ge­nerale della struttura legislativa, ma anche la precisa aderenza alla realtà di fatto di una pro­vincia, ad esempio quella di Firenze, tendono a sconsigliare di ingabbiare completamente con questa legge le facoltà di scelta da parte della Regione. Noi non vogliamo dire che si devono aumentare per legge i livelli percentuali di que­ste varie attività agro-venatorie, faunistico-ve­natorie e centri di produzione, diciamo solo che vogliamo che la legge mantenga la facoltà di poter cambiare questi limiti senza dover ricorre­re ad un ulteriore procedimento legislativo. Del resto, che questa sia la strada migliore consi­gliabile è in fin dei conti sottolineato anche dal fatto che venga oggi ali’ esame del Consiglio la proposta di legge 460, nel senso che molte delle cose che oggi andiamo a votare, a decidere, a discutere, si sarebbero meglio affrontate se, come ricordava il collega Franci, quattro anni orsono fosse stato tenuto un comportamento più flessibile e prudente. Questa è la ragione per la quale noi – e li ho illustrati tutti insieme perché in fin dei conti sono una cosa unitaria -abbiamo sottoposto all’attenzione questi tre emendamenti al comma 8, 9 e al punto 3, lett. e), dell’art. 2 della proposta 460.

(onissis)

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Morelli.

MORELLI. Velocissimo. Se viene approvato l’emendamento a cui faceva riferimento il colle­ga Franci, cioè quello che dice che per i centri di riproduzione, qualora allo stato di entrata in vigore della legge si vada al di là dello 0,5, si rimane al livello percentuale in cui siamo, ecco, qualora questo emendamento venga approvato, allora mi permetto di rilevare che ancor di più diviene necessario un intervento al punto 3, lett. e), perché se, mettiamo, l’attuale è il 2,8 e quindi rimane 2,8 perché appunto questo arti­colo prevede ciò, il lOOJo, siccome rimane anche quello fisso, obbliga ancor di più a diminuire ad esempio nel settore delle faunistico-venatorie. Quindi mi sembra che proprio questo emenda­mento al comma 8, che mi sembra giusto so­stanzialmente, se approvato comporterebbe a maggior ragione una qualche possibilità di ag­giustame

nto sull’attualità, cioè sull’esistente, al punto 3, lett. e). ·

(omissis)

PRESIDENTE. Pongo in votazione sempre all’art. 8 l’emendamento aggiuntivo presentato dal gruppo liberale.

– Il Consiglio non approva –

PRESIDENTE. Pongo ai voti, al preesistente art. 9, l’emendamento aggiuntivo presentato dal gruppo liberale al 9 comma.

– Il Consiglio non approva –

PRESIDENTE. Pongo ai voti, al preesistente art.10 l’emedamento aggiuntivo sempre del gruppo liberale alla lettera E

– Il Consiglio non approva –

(omissis)

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Morelli.

MORELLI. Noi non disconosciamo che questa legge presenti sia per quanto rigauarda il rapporto tra cacciatori ed agricoltori, sia per quanto riguarda alcune correzzioni anche non prive di significato anche nell’ambito istituzionale, un tentativo di razionalizzare e di migliorare il rapporto complessivo fra territorio e caccia e anche di valorizzare risorse agricolo nell’ottica di un riequilibrio complessivo del territorio regionale. Anche se non vogliamo disconoscere tutto ciò , diciamo che sia per la qualità della tecnica legislativaa – e mi riferisco agli emendamento da noi presentati rispetto ai quali neppure l’illustrata una risposta sta a dimostrazione di un imbarazzo che non so se prefiguri la non convinzione oppure il blocco anche logico rispetto a pressioni esterne – sia, oltre questa questione legislativa, anche la sostanziale non coraggiosa innnovazione che tenda ad assicurare un vero e proprio equilibrio quale da noi più volte auspicato nel complesso della caccia e del territorio,per tuti questi motivi ci asterremo nella votazione finale.

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