Edilizia residenziale pubblica, delega ai Comuni e ruolo Intercomunali

PRESIDENTE. Pongo all’esame del Consiglio la proposta di legge n. 309 iscritta al punto 38. Ricordo che nelle sedute precedenti si è chiusa la discussione generale su questo provvedimento. Passiamo quindi all’esame dell’articolato e degli emendamenti presentati.

All’art. 1 non sono stati presentati emenda­menti. Poiché nessuno ha chiesto di intervenire, lo metto in votazione nel testo della Commissio­ne:

Art. 1 – Il Consiglio approva –

PRESIDENTE. Metto in discussione l’art. 2. Ricordo che a questo articolo è stato presentato da parte del gruppo PLI il seguente emendamen­to sostitutivo:

Sostituire il 1° comma con: «Sono Soggetti della programmazione: la Re­gione, i Comuni e le Province ».

PRESIDENTE. Illustra l’emendamento il con­sigliere Morelli.

MORELLI. lo, illustrando questo emendamen­to, ne illustro anche i successivi. L’argomento è generale, poi è chiaro che se il Consiglio dovesse approvare questo verrebbero automaticamente mutati tutti gli altri.

L’emendamento in sostanza, alla previsione del testo licenziato dalla Commissione che prevede quale soggetto della programmazione le Associa­zioni intercomunali, sostituisce alle Associazioni intercomunali le Province. Ma io su questo punto devo dire che sono anche un pochino meraviglia­to, nel senso che tutta una serie di dibattiti inter­venuti negli ultimi mesi in questa sede e fuori, in convegni anche pubblici organizzati dalla Regio­ne, è stata da larghissima parte, anche da autore­volissimi esponenti della maggioranza e della Giunta, sostenuta la tesi che alla luce dei risultati delle articolazioni dei livelli democratici nella no­stra Regione è opportuno dare una diversa spe­cifica di funzioni alle Associazioni intercomunali per impedire che, in luogo della perseguita mag­gior articolazione democratica e di funzionalità che aveva portato all’istituzione delle Associazioni stesse, si raggiunga nei fatti viceversa una creazione di un quarto ulteriore livello che an­drebbe a sovrapporsi agli altri già esistenti, con­seguendo il risultato finale di non facilitare o co­munque meglio adattare le strutture del nostro Stato a livello regionale sulla realtà effettiva dei problemi dei cittadini, ma al contrario gravando su questi problemi e su questi cittadini un’ulterio­re bardatura democratica che non dà molti e grossi risultati. Su questo punto, io l’ho espresso in questo modo forse portando con maggior chia­rezza quelle che sono le nostre tesi, ma al fondo questa tematica è stata fatta propria, con mag­gior o minor timidezza o conseguenza, a quanto ci sembrava, da larga parte, di quasi tutte le forze politiche, sicuramente le maggiori. Anche in do­cumenti che cominciano a circolare in questi giorni relativi ai futuri rapporti che dovranno in­tercorrere fra maggioranza e minoranza di questa Regione ci sono precisi, se non abbiamo letto male nella fretta, accenni al fatto che bisognerà pur rivedere nell’ottica della funzionalità le attri­buzioni delle Associazioni intercomunali e delle Province.

Se è vero tutto questo, e io non mi di­lungo ma avrei piacere che la maggioranza mi spiegasse e mi chiarisse questo punto perché è fondamentale per capire tutta una serie di snodi, se è vero tutto questo e se sostanzialmente la di­scussione fra le parti politiche verte circa i modi di aggiungere a un assetto migliore delle funzioni dei diversi organi e anche i tempi con i quali sem­pre più spingere le Associazioni intercomunali ad essere organismi di gestione di livello sovracco­munale per situazioni, necessità, servizi soprattut­to particolari che non possono essere gestiti a li­vello comunale, e basta, per la loro dimensione o per l’area che interessano, e viceversa assegnare alle Province un ruolo di ente di sub-pro­grammazione, di direzione intermedia fra quelle che sono le funzioni della Regione e i Comuni de­stinatari poi delle deleghe, è chiaro che se la di­scussione appunto verte solo sui tempi e la velo­cità dei passi con cui arrivare a questa soluzione, allora questa legge 309 sull’edilizia residenziale pubblica è una legge che nasce morta, perché quando si fa una legge in presenza di queste vo­lontà politiche delle quali ho finora parlato e si parte dicendo che le Associazioni intercomunali devono essere soggetti della programmazione, e non è solo una concessione verbale a delle posi­zioni pregresse perché poi andando avanti nel te­sto concreto della legge a queste Associazioni in­tercomunali si affidano dei compiti che sono ma­gari, se si vuole, non di grandissima programma­zione ma pur sempre di programma, tant’è che si fa intervenire l’Associazione intercomunale anche per esempio all’art. 5, mi pare, proprio in qualche modo surrogando l’iniziativa dei Comuni quando questi Comuni non presentano certi documenti di proposta e di programma che pure nell’ottica del­la legge dovrebbero presentare, allora a noi sem­bra che se, come appare, ripeto anche da docu­menti in corso di scrittura e definizione, si vuole arrivare a portare l’Associazione intercomunale sempre più a non essere un organo di program­mazione bensi un organo di gestione di servizi a livello sovraccomunale, questa impostazione e il voler dare alle Associazioni questi compiti come previsto dal testo della legge ci sembra sia una gravissima contraddizione.

Non vale dire: «ma fino ad oggi è stato fatto così», perché senza dub­bio fino ad oggi è stato fatto così, ma se si tratta di dover cambiare bisogna cominciare a farlo, non operando dei grandi snaturamenti, ma ci sembra questa essere una prima occasione nella quale può cogliersi il destro per incidere in una realtà cominciando a modificar la. Ecco perché noi abbiamo presentato tutta una serie di emen­damenti che però, come dicevo all’inizio, sono so­stanzialmente riconducibili al primo, cioè a que­sto qui dell’art. 2, perché gli altri sono di scuola, cioè di forma, perché derivano da questo, per da­re una coerenza a quella che dovrebbe essere la struttura regionale e quindi sottolineare fin da ora che le Associazioni intercomunali dovranno avere sempre meno compiti di programmazione là dove essi compiti li abbiano ad oggi, per ritornare sem­pre più ai compiti di gestione sovraccomunale. Ragion per cui in questa legge noi abbiamo intro­dotto che tutta la serie di compiti che venivano af­fidati, nella proposta licenziata’ dalla Commissio­ne, all’Associazione intercomunale, vengano attribuiti alla Provincia.

Credo quindi – e farò attenzione alla risposta della maggioranza per capire il senso profondo su questo punto – che questa modifica, questa pro­posta di emendamento non risponda tanto a una esigenza di modifica tecnica legata a questa spe­cifica materia, ma risponda direttamente al tipo di struttura istituzionale che vogliamo dare per i prossimi anni alla Regione e che attualmente, in questi giorni, stiamo discutendo ai fini della defi­nizione del programma di sviluppo e dei rapporti fra le forze politiche in questo Consiglio.

PRESIDENTE. Sull’emendamento ha chiesto di parlare il collega Ribelli. Ne ha facoltà.

RIBELLI. Così come ha fatto il collega Morel­li, quanto dirò vale per l’emendamento all’art. 2, per l’emendamento al l” comma dell’art. 4, al­l’art. 5, 6, 7 e 29, cioè è una dichiarazione che faccio complessivamente per tutti questi emenda­menti.

Noi siamo del parere che, così come è stato formulato questo discorso nella proposta di legge che si trova alla nostra attenzione, vada bene. Perché? Perché a nostro avviso quel ruolo che viene affidato all’ Associazione intercomunale è ben difficilmente affidabile ad una Provincia, perché in realtà è un ruolo che ha come obiettivo, compito, funzione, quello della localizzazione, cioè della ripartizione delle risorse per ambiti, di­ce la legge, comunali o di norma intercomunali. Non si va oltre questo ruolo, e questo ruolo ci sembra, almeno allo stato attuale, poco riconduci­bile alla Provincia, alla quale invece un’attenzione l’abbiamo data, cioè fra i soggetti della program­mazione nella proposta inviata in consultazione non c’era nessun riferimento alla Provincia, in. questo testo emendato dalla Commissione il’ riferimento alla Provincia esiste, così come nell’art.3. Naturalmente non è un riferimento che abbraccia anche la competenza della Provincia nelle localizzazioni, che invece lascia al Comu­ne singolo ed associato e quindi la sua Associa­zione, ma che fa intervenire la Provincia nel mo­mento in cui il Consiglio regionale, la Giunta pri­ma ancora del Consiglio regionale, sono chiama­ti a formulare ed approvare il programma regio­nale quadriennale. In quel momento si pensa che il ruolo della Provincia debba essere presente el giocato così come ci sembra sia giusto.

Per queste ragioni noi proponiamo di mantenere gli articoli come sono formulati e voteremo di conseguenza contro gli emendamenti proposti dal consigliere Morelli.

PRESIDENTE. Colleghi, non ci sono altre ri­chieste di intervento, metto allora ai voti l’emen­damento sostitutivo precedentemente letto:

– Il Consiglio non approva –

…………………………..

PRESIDENTE. Ricordo che all’art. 4 sono stati presentati i seguenti n. 3 emendamenti (un quarto emendamento, presentato dal gruppo PLI, è decaduto a seguito dell’approvazione dell’art. 2):

_ 4/1 – Emendamento al 1° comma, punto A, sostitutivo, presentato dai consiglieri Morelli, Ri­belli, Teroni ed altri: Dopo le parole «economico-territoriale e» ag­giungere « di razionale gestione i), sopprimendo la parola «gestionale».

_ 4/2 – Emandamento al 1° comma, punto B, aggiuntivo, presentato dal consigliere Morelli: Aggiungere al primo comma punto b) dopo «fabbisogno abitativo»: «calcolato in base ai dati statistici, convenientemente elaborati, non antece­denti il biennio precedente».

_ 4/3 – Emendamento al 1°  comma, punto D, aggiuntivo, presentato dai consiglieri Morelli, Ri­belli, Teroni ed altri: Sostituire le parole «da rispettare» con “fissate dal CIPE”.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Morelli per illustrare gli emendamenti.

MORELLI. Quanto al l° comma, punto b), si propone, è per rispondere all’esigenza” che a no­stro parere in realtà sarebbe presente in diversi altri punti di tutta la legge, di dare più chiarezza alle disposizioni della legge, perché altrimenti par­lando «in relazione al fabbisogno abitativo» si re­sta assolutamente nel vago.

Per ‘quanto riguarda gli altri emendamenti, alla lett. a) e alla lett. d), presentati con altri consiglie­ri, l’emendamento alla lett. a) è per cercare di mi­gliorare un riferimento a obiettivi del settore in modo da rendere maggior chiarezza, e lo stesso dicasi per la lett. d) perché parla nel testo licen­ziato dalla Commissione si parla di percentuali da rispettare ma non si fa riferimento a quali deb­bano essere queste percentuali da rispettare. Quindi sono tutti emendamenti che tendono a dare maggior chiarezza alla normativa che il Consiglio sta esaminando.

PRESIDENTE. Colleghi, non ci sono altre ri­chieste d’intervento, metto quindi in votazione l’e­mendamento 4/ l precedentemente letto.

– II Consiglio approva –

PRESIDENTE. Metto ora ai voti l’emenda­mento 4/2 precedentemente letto:

– Il Consiglio non approva –

PRESIDENTE. Metto in votazione l’emenda­mento 4/3 precedentemente letto:

– Il Consiglio approva –

PRESIDENTE. Non ci sono richieste di intervento per dichiarazione di voto, metto pertanto in votazione l’art. 4 nel testo emendato:

Art. 4 (Contenuti del programma regionale quadrienna­le)

1/ programma quadriennale definisce: a) gli obiettivi abitativi, economico-territoriali di razionale gestione del settore; b) la ripartizione per aree intercomunali delle risorse finanziarie e relativi obiettivi fisici dispo­nibili in relazione al jatJbisogno abitativo; c) la distinzione, secondo i canali di finanzia­mento dell’edilizia sovvenzionata e convenzionata – agevolata, di quanto destinato al recupero del patrimonio edilizio e quanto alla realizzazione di nuove costruzioni; d) la suddivisione degli interventi fra le catego­rie degli operatori secondo le percentuali fissate dal CIPE; e) il dimensionamento degli interventi minimi commisurato alle caratteristiche delle singole aree di intervento; f) le priorità e le caratteristiche a cui devono essere uniformati i programmi degli interventi di recupero; g) i criteri per il dimensionamento degli inter­venti di edilizia convenzionata – agevolata da at­tribuire agli operatori; h) le norme tecniche e procedurali per l’attua­zione degli interventi comprese quelle per l’ade­guamento dei prezzi; i) gli interventi sperimentali; l) le normative relative al conseguimento del risparmio energetico; m) le direttive alle PMI per la formazione del progetto o dei progetti biennali.

-Il Consiglio approva –

………………………..

PRESIDENTE. All’art. 9 sono stati presentati i seguenti emendamenti:

– 9/1 – Lettera C, aggiuntivo, presentato dai gruppi PCI, PLI, PdUP: Dopo le parole «costituenti il proprio» aggiun­gere «nucleo familiare di altra abitazione ade­guata alle esigenze del»,

– 9/3 – Lettera D, sostitutivo, presentato dal gruppo PLI: Sostituire il I” comma punto d) con: «presentando la domanda di mutuo nell’anno 1983, abbiamo dichiarato per l’anno 1981 un reddito complessivamente non inferiore a L. 12.000.00(};

– 9/5 – Lettera E, aggiuntivo, presentato dal gruppo PLI: Aggiungere al 1° comma il seguente punto e): “e) presentando la domanda di mutuo in un anno successivo al 1983, abbiamo dichiarato, per il secondo anno precedente quello di presentazio­ne della domanda, un reddito complessivamente non inferiore a L. 12.000.000 maggiorato, per ogni anno intercorrente fra il 1981 e quella della dichiarazione dei redditi, dell’importo corrispon­dente alla percentuale di variazione dell’indice 1stat del costo della vita della famiglia tipo matu­rato in quell’anno».

– 9/6 – Penultimo comma, VI riga, sostitui­vo, presentato dai gruppi PCI, PdUP, PLI: Alla parola «localizzazione, sostituire la paro­la «locazione».

Per illustrare gli emendamenti ha la parola il consigliere Morelli.

MORELLI. In questi emendamenti c’è la pro­secuzione della linea di tentare di migliorare la legge rispetto al testo licenziato dalla Commissio­ne e c’è invece un cambiamento concettuale.

I miglioramenti che mi sembrano necessari, quelli concordati poi con altri colleghi, sono quel­li alla lett. c) e al penultimo comma. Il penultimo comma era quello a cui facevo riferimento nell’in­tervento di stamani, perché c’è un errore per cui si parlava nella convenzionata della necessità di accordarsi con il Comune per la localizzazione degli alloggi recuperati, il che, dicevo appunto stamani, è un errore materiale o meno. L’altro è che chiaramente c’è la necessità di dar maggiore specificazione alla lett. c) perché altrimenti veniva fuori che potevano beneficiare dei mutui agevolati solo coloro che non erano proprietari nell’ambito territoriale di riferimento del bando di nessuna abitazione, la mancanza di una specifica in mate­ria dava anche adito a un problema successivo, cioè all’assoluta inutilità dell’attuale 2° comma, perché. veramente, se no, non si capisce a che co­sa si riferisca, quale finalità possa avere questo comma.

Allora abbiamo proposto di specificare alla lett. c) del l° comma che non si deve essere proprietari di abitazioni adeguate, non di non es­sere proprietari di nessun’a abitazione, al fine di poter accedere al beneficio dei mutui agevolati. Ecco la modifica che proponiamo, e ci sembrano cosi abbastanza significative. Fra l’altro io vorrei qui l’occasione per invitarci tutti a veramente ve­dere le leggi fino in fondo nei particolari anche normativi, perché poi, se le leggi vengono appro­vate male, possono dar adito a grossi problemi.

La questione di principio, sulla quale qui vera­mente mi auguro che la maggioranza, l’accolga o non l’accolga, ma chiarisca i motivi perché ri­mangano con chiarezza fissate le posizioni, è una modifica del punto d) del l° comma e l’aggiunta del punto e), modifiche che dovrebbero servire a far giustizia di un’illusione, di una finta, per ora dico un’illusione e una finta, poi magari potrei usare una dizione un pochino più colorita, perché quando si dice che possono beneficiare dei mutui agevolati coloro che hanno dichiarato un reddito almeno pari all’indennità di contingenza si dice già un qualcosa di inesatto, hanno cercato di sup­plire i colleghi Ribelli, Teroni e Beneforti con l’e­mendamento richiamato dalla Presisenza con cui si specifica quale indennità di contingenza, ma il punto di fondo è un altro: ma l’indennità di con­tingenza, anche se a mio parere anche con l’emendamento nuovo non si capisce bene esatta­mente a quale ammontare ci si riferisca, cioè a quella maturata ad oggi, a quella che maturerà, al cumulo di quella maturata ad oggi e quella che maturerà poi, che anche questa sarebbe una cosa che a mio parere andrebbe specificata nella legge per stabilire con chiarezza qual’è l’ammontare di riferimento, comunque è evidente, almeno a noi sembra evidente, che con circa 5 o 4 milioni e mezzo, perché di questo si tratta se non vado er­rato, annui di reddito, non mi sembra che ci sia­no molti margini per poter pensare di pagar si dei mutui seppure agevolati e una casa. lo vorrei es­ser chiaro a tutti noi, cioè noi dobbiamo fare del­le leggi che possanò’rrperare e non che possono servire a furbe operazioni di nulla tenenti che gi­rano in Roll Royce, perché quando uno che dichia­ra 4 milioni l’anno poi si compra una casa che anche con mutui agevolati costa sempre una ma­rea di soldi, insomma, non capisco da dove pos­sano derivare queste possibilità, perché deve esse­re nulla tenente o quasi, però basta che abbia questo reddito minimo per aspirare a dei mutui agevolati, quindi vuoi dire che queste rate poi le paga con attività illecite e quindi questa è un’an­teprima sull’apertura del Casinò perché si pensa che uno in Toscana potrà giocare e vinca, è ne­cessario per pagarsi i mutui, oppure si pensa che sostanzialmente ci sia una larga area di evasione e di elusione fiscale per cui…

A noi sembrerebbe molto più giusto stabilire dei limiti più realistici e infatti proponiamo che per 1’83 ci debba essere un reddito non inferiore a 12 milioni, che poi va a crescere di anno in anno con delle percentuali di variazione dell’indice del costo della vita. Que­sto ci sembra una previsione minima ma coeren­te. E non vale neppure l’obiezione che si sente serpeggiare: ma così ci assumiamo delle respon­sabilità non nostre di collaborazione alla traspa­renza fiscale. Perché qui non è che noi facciamo concorrenza alla guardia di finanza, noi facciamo una struttura, un marchingegno, secondo quelli che sono i nostri tipici obblighi istituzionali di parte del sistema dello Stato ordinamento, faccia­mo una tale struttura che possa consentire di vie­tare a certe persone che giocano col fisco con fa­cilità e leggerezza di non essere avvantaggiate. A me sembra viceversa che volendo eludere questo problema e nascondendosi dietro la foglia di fico dell’importo del reddito a misura dell’indennità integrativa speciale, di fatto noi ancora una volta verremmo ad essere inadempienti rispetto ai no­stri compiti di organo dello Stato.

Quindi ecco perché, dicevo all’inizio, io mi au­guro che la maggioranza voglia accogliere questa impostazione, lo spirito di questa impostazione. Se non deve essere cosi, che almeno venga fatta chiarezza sul perché si mettono dei limiti minimi assolutamente risilibili, che, appunto come dicevo prima, o preludono all’apertura dei Casinò oppu­re preludono all’accettazione di un’incentivazione dell’evasione fiscale.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Ri­belli.

RIBELLI. L’impressione mia è che si stia equivocando sull’obiettivo di questo articolo. A noi sembra, ad esempio, che quanto è avvenuto fino ad oggi abbia visto purtroppo l’accesso ai mutui agevolati di persone che di fatto si presen­tavano come legittimi nella richiesta e nell’otteni­mento del finanziamento, perché pur essendo ap­partenenti a categorie autonome hanno presenta­to dei redditi esigui, 2-3 milioni, e hanno preso il contributo oppure hanno acquistato l’alloggio co­struito coi finanziamenti pubblici. Quindi l’obietti­vo che noi ci prefiguriamo con quella cifra che con l’emendamento si aggancia ad una categoria precisa e quindi segue l’andamento di questa ca­tegoria, noi pensiamo se non di eliminare comple­tamente, però di attenuare notevolmente la possi­bilità di accedere con dichiarazioni cosi marcata­mente fasulle.

Anche la proposta del consigliere Morelli va in questa direzione. A nostro parere la sua proposta va troppo in questa direzione, perché se in una famiglia esiste un reddito solo, e poiché il consi­gliere Morelli prevede una dinamica di aggiorna­mento, in una famiglia esiste un reddito solo, vie­ne tagliato fuori, perché 12 milioni non sono tanti in rapporto al costo della vita, ma diventano tanti poiché non si guadagnano, e in questo caso se siamo al di sotto si vien tagliati fuori. Quindi la nostra proposta ci sembra più rispondente sia a bloccare un po’ quell’azione formalmente legittima ma sostanzialmente no, dell’accesso di perso­ne non a reddito fisso e che dichiarano poco eve­dendo il fisco, dall’altra parte di lasciare aperta la possibilità per i lavoratori che poi sono quelli che hanno più bisogno dell’alloggio.

Quindi noi manteniamo l’emendamento che abbiamo presentato, che corregge quanto era detto nella proposta di legge. N ella proposta di legge si faceva riferimento alla contingenza senza far rife­rimento ad una categoria e quindi, poiché non tutte le categorie percepiscono nello stesso modo e nella stessa misura sulla busta paga la contin­genza, potevano nascere degli equivoci, mentre con il riferimento preciso ad una categoria questo equivoco sparisce.

Si tratta di alloggi che vengono costruiti con mutuo agevolato da cooperative e da imprese e poi ceduti in vendita di fatto, poiché anche quelli delle cooperative non è che vengano regalati, ven­gono ceduti in vendita ai soci delle cooperative. E io non credo al pericolo che dice il consigliere Morelli, che delle persone che non hanno i soldi per pagare la ‘i.asa, trattandosi di case in acqui­sto, da pagare quindi, si affaccino, si immettano sulla strada dell’acquisto, perché certamente se la ritroverebbero a loro danni, poiché vengono co­struite con mutui che vengono iscritti sull’interes­sato stesso, dopo poco tempo sarebbe costretto a lasciarla e a passarlo ad un altro, quindi la cosa che dice il collega Morelli è sostanzialmente im­possibile a verificarsi. Chi non ha i soldi non si ri­volge a questo tipo di abitazione, si rivolge alla sovvenzionata, non all’agevolata.

Per tutto questo complesso di ragioni noi man­teniamo l’emendamento fatto, che ci sembra più preciso del testo ma che comunque si colloca a quel livello medio che ci sembra eviti certi abusi e dia garanzia per i lavoratori

(altri inteventi) ……………………….. PRESIDENTE. Metto in votazioine gli emendamenti precedentemente letti.

Emendamento 9/1 – il Consiglio appova – …………….

Emendamento 9/3 . il Consiglio non approva –

Sull’emendamento 9/4 il collega Morelli ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà,

MORELLI. Non condivido assolutamente la logica secondo cui non si potrebbem da parte della Regione, fare interventi di questo tipo non solo perchè secondo me si può dre un punto di vista istituzionale, ma tanto più perché qui si banalizza – e veramente allora la parola banale si deve usare perché se non non si capisce nemmeno come si fanno le leggi – si banalizza l’idea che siccome

ci possono essere delle difficoltà anche alla soluzione da noi proposta, siccome ci possono essere delle fattispecie intermedie di casi particolarissimi che pure esistono – di quello che non ha lavorato nell’anno o altro – si parte da questi casi particola­ri per negare un’esigenza reale, e cioè che è puramente demagogico. Quindi vuoi dire andare contro tutte le regole del buon governo e buona  programazione, dare dei mutui agevolati a persone. che non hanno la possibilità di pagare questi …(Interruzione dall’aula) Si possono trovare diversi marchingegni per soddisfare dei casi particolari, se si entra cioè nel­la logica di accettare il principio che possono avere mutui agevolati solo quelli che possono pagarli. Le soluzioni tecniche per evitare certe penalizzazioni di casi particolari, se si entra in questa logica, si trovano le soluzioni tecniche. Il punto è che la differenza poi finisce per essere fra coloro  che ritengono che lo Stato sia a compartimenti stagno per cui la Regione non deve intervenire in qualche modo con marchingegni che servano indirettamente ad agevolare la trasparenza fiscale e chi invece ritiene che questo debba essere fatto e anzi questo sia un dovere, a mio parere deve esserlo.

Quindi noi crediamo che l’emendamento della maggioranza, sì può essere un po’ chiarificatore, ma resta, siccome l’importo del reddito è insuffi­ciente, una pura dichiarazione di principio, che quindi accoglie sì l’impegno da parte della Regio­ne di fare delle strutture che servano a combatte­re l’evasione fiscale anche indirettamente e a ren­dere possibile il pagamento del mutuo, però nella sostanza è talmente basso questo importo che ri­mane assolutamente questa norma inefficace ri­spetto agli effetti pratici.

PRESIDENTE. Non ci sono altre richieste d’intervento, metto quindi in votazione l’emendamento:

Emendamento 9/4 – Il Consiglio approva –

Emendamento 9/5  – Il Consiglio non approva –

Emendamento 9/6 • Il Consiglio approva –

(prosecuzione delle procedure da parte del Presidente)……………………………….PRESIDENTE. All’articolo 12 è stato presentato da part dei gruppi PCI, PLI, PdUP un emendamento che metto in discussione. Illustra l’emendamento il Consigliere Morelli.

MORELLI. Ho usato una dizione che consenta maggiore chiarezza su un punto, e cioè che la sede sociale dell’impresa deve essere un parame­tro per stabilire i punteggi, al fine di definire i cri­teri, e non deve essere una condizione preclusiva per la partecipazione alle disposizioni di legge, al­le provvidenze di legge. Con questa forma ci sembra che sia chiarito che fra le varie documen­tazioni deve essere allegata quella della sede del­l’impresa, ma l’appartenenza dell’impresa all’am­bito territoriale dell’Associazione intercomunale interessata non è condizione preclusiva per la partecipazione alle provvidenze, ma è solo una condizione che provoca un dato punteggio, mag­giore o minore.

PRESIDENTE. Ci sono altri colleghi che chie­dono di intervenire? Non ci sono, pongo pertanto in votazione il seguente emendamento sostitutivo:

Art. 12 – Settima alinea: sostituire con «sede sociale dell’impresa (ambi­to territoriale o no dell’Associazione intercomu­nale nel quale è realizzato l’intervento». – Il Consiglio approva-

.………….. (prosecuzione del dibattito)………….. PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Morelli.

MORELLI. Solo per registrare che noi siamo abbastanza convinti che la logica di fondo della legge di operare attraverso una delega ai Comuni questa ripartizione di fondi, perché essenzialmen­te questa legge tratta di queste cose, sia una logi­ca che possa avere un’utilità. Non voteremo però a favore della legge perché, come è emerso dall’il­lustrazione dei diversi emendamenti presentati, il meccanismo proposto dalla maggioranza è caren­te sia sotto il profilo strutturale per quanto attiene alle attribuzioni di facoltà programmatoria alle Associazioni intercomunali, sia per quanto ri­guarda la previsione, segnatamente quella dell’arti­colo relativo alla concessione dei mutui agevolati, di insufficienti fondi di reddito, sia infine per quan­to riguarda la problematica delle Commissioni dei Comuni preposte alla scelta degli operatori che vedono una composizione a nostro parere non coerente con le funzioni pubbliche, e conseguentemente trovando questi fondati motivi di dissenso, esprimiamo un voto di astensione che nuon vuol sminuire certe valutazioni positive sul disegno di fondo, ma vuol sottolineare i motivi di dissenso sui particolari appena segnalati.

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