PRESIDENTE. Colleghi, ha la parola il collega Morelli.
MORELLI. Il richiamo insistito nell’ultima parte dell’intervento del consigliere Di Paco al concetto e al timore di non poterei mai liberare dal male di questi inquinamenti mi sembra un punto opportuno per cominciare a osservare che, senza dubbio la lotta sugli inquinamenti, come tutta la lotta per la produzione, la ricerca, sono fattori rispetto ai quali non si può quasi mai dire la parola fine, perché un problema e un avanzamento della conoscenza della produzione ripone di per sé degli altri problemi; ma guarda caso questo è proprio un tipico modo di proporsi le cose, di metodo, per dare una valenza laica e in senso lato, non di partiti, di mentalità, e che comporterebbe da parte di tutti la consapevolezza che non si può pensare di definire qualsiasi argomento, soprattutto’ questi legati al processo, una volta per tutte. Ma anche la consapevolezza che questo continuo sforzo di cercare di andare avanti per limitare e diminuire i difetti della produzione, dell’attività umana, diminuire i vincoli alla crescita di libertà e di progresso, non può mai in nessun caso far venir meno la propria responsabilità dell’operare nell’oggi, perché il rinviare a un domani futuro, rispetto al quale si fanno dei vaticini di progresso e di risoluzione definitiva dei problemi, lo stato di miglioramento, sta a significare spesso una scorciatoia per non operare nell’oggi e invece oggi agevolare di fatto le situazioni che non vanno, e gli aspetti peggiori del mondo della produzione o in altri settori di quello dei rapporti sociali.
Questa premessa mi sembra doverosa perché in realtà sintetizza la logica seguita dall’assessore nel condurre questa questione negli ultimi sei mesi, da quando sostanzialmente è arrivato a gestire questo settore, grosso modo. nel senso che la linea che già precedentemente era stata quella. Noi anche all’epoca, un anno fa, dicevamo con una certa prudente cautela, ma comunque era in marcia, la linea di ricerca e di attenzione a questi problemi che sono senza dubbio difficili si è andata progressivamente sfumando da una linea di ricerca, quindi problematica e anche necessaria di certi tempi per fare le cose, in un continuo tentativo di mistificazione che ha preso a scusa i tempi necessari a studiare per sostanzialmente non assumersi in nessuna occasione le responsabilità proprie di colui che governa.
Qui è il punto, perché se l’altro anno, quando affrontammo la prima! volta in modo più ampio il problema di queste discariche, già si sottolineò la necessità di mettere alla frusta la Giunta e il Dipartimento affinché gli studi si accelerassero e conducessero a breve termine alla necessità di far le scelte cui la Regione è tenuta per legge, perché anche questo è un particolare non secondario, Di Paco, non si può parlare di rigorismo o di meccanicismo nella connessione dei vari adempimenti, allora dovevano scadere i termini della legge, dopo di che addirittura sono scaduti questi termini e al contrario di quello che si sarebbe dovuto fare non si sono accelerati i tempi di decisione, ma si sono accelerati costantemente i tempi delle mistificazioni. Insisto su questa parola, perché quando in quest’Aula a ottobre si volle gabellare come oggetto di studio definitivo per arrivare a una scelta del sito, uno studio molto generico e certamente comunque esclusivamente limitato alla parte dei rilievi geologici, già allora si era commesso un primo tentativo di mistificazione, perché come avemmo occasione ripetutamente di sostenere in quel dibattito, un problema di questo genere, cioè un problema di ottimo in termini econometrici, in senso lato, non può essere altro che la risultante della valutazione di un amplissimo ventaglio di parametri, che in larga misura non erano stati neppure individuati quali dovessero essere, e anche quelli che erano già stati individuati come oggetto di attenzione non erano stati in nessun modo portati avanti, o comunque scarsamente portati avanti.
Si chiese allora, ai primi di ottobre, un ulteriore tempo, un’ulteriore pausa di riflessione per portare avanti queste cose, per vedere di affrontare i problemi dei trasporti, dei costi sociali, dell’ubicazione, tutte queste cose che giustamente avevano un senso anche se si andava al di là dei termini della legge, i termini in senso giuridico formale che eran già sorpassati, ma si poteva ancora far credere alla vecchia impostazione di usare i tempi necessari per conoscere e scegliere meglio. Quando si arriva a metà gennaio non solo non avendo ancora fatto a sufficienza quello che si era detto – perché in realtà la comunicazione per la parte più positiva è una metodologia che doveva essere stata alla base dell’azione del Dipartimento già un anno fa – non è che ci siano dati particolarmente nuovi, sono significativi perché è un metodo più giusto, ma non è certamente un metodo nuovo. Ma la cosa ancora più importante è che il tono e le giustificazioni politiche affioranti nel testo della comunicazione e ancor più espresse nel testo della dichiarazione riassuntiva fatta in aula dall’assessore, così come dalle dichiarazioni fatte dallo stesso assessore l’altra settimana, stanno chiaramente a dimostrare che veramente c’è una sorta di, da una parte, superbia del potere e, dall’altra impotenza nel prendere quelle decisioni che costituiscono l’essenza sostanziale del governare.
Allora c’è lo stranissimo giuoco di tentare di ribaltare sugli imprenditori che hanno in generale, come tutte le persone che si occupano nel contingente, sempre la spinta a dare un occhio maggiore per i propri diretti interessi, ma certamente in questo caso quest’occhio diretto per i maggiori interessi non è stato molto oltre il dovuto, se è vero com’è vero che hanno contribuito in modo, eufemisticamente diciamo, determinante, per non dire esclusivo, alla costruzione di questi impianti di depurazione e si sono dimostrati sempre disponibili ad un atteggiamento costruttivo con la Regione. Tant’è che di questa disponibilità è stato dato loro atto dall’atteggiamento larghissimamente unitario che si è realizzato in quella zona, perché queste delibere sono state assunte a larghissima maggioranza nell’Associazione e sono state fatte proprio, a quanto mi risulta, anche dalle associazioni sindacali.
E allora, di fronte a questo atteggiamento, la proposta data dall’assessore – e sottolineo dall’assessore, non dalla Giunta, perché qui non è chiaro fino in fondo che cosa parli, dato anche il discorso fatto da Di Paco, perché il Presidente della III Commissione a mio parere ha già cercato di recuperare nel suo intervento le ragioni della problematicità e delle difficoltà nelle cose, più che la ragione del potere che non vuole scegliere e che dice si fa così perché noi vogliamo far così e anzi facciamo così perché siamo oberati dalle colpe di quei cattivi delle aziende che non sviluppano dei sistemi alternativi di produzione e che scaricano sulla Regione dei compiti che invece loro essenzialmente dovrebbero svolgere e risolvere.
L’assessore, e quindi non so la Giunta, non so il gruppo comunista fino in fondo, anche se io non .condivido le osservazioni che ha fatto Di Paco, sostiene in pratica che bisogna continuare ad andare avanti fidando nel fatto che queste dichiarazioni, che nell’arco di un anno non sono mai progredite, potranno arrivare a qualche cosa per saperci poi dire se le scelte dell’Associazione intercomunale saranno o non fatte proprio da questo Consiglio. Ora, capite, qui non è un problema di una settimana, è il problema di capire se c’è la volontà di arrivare a scegliere oppure -– cosa della quale sospettiamo fortemente visto l’andamento negli ultimi sessanta giorni di questa vicenda – c’è la volontà di non scegliere negli organismi che sono deputati a questa scelta, in questo caso la Regione, poi vedere in qualche modo se le cose si assestano, se altri scelgono per noi, al limite lasciando spazio anche a interventi della Magistratura, e poi non lamentiamoci se ci sono. dei magistrati un pochino poco rispettosi degli organi democratici. E’ chiaro che quando gli organi democratici rifiutano di adempiere ai propri compiti, c’è anche una legge civile e penale che talvolta deve cominciare a supplire facendo il proprio corso.
L’assessore ci viene a dire che si deve continuare ad aspettare in nome non si sa di che cosa, un’analisi ulteriore di un qualcosa di non ancora esaminato, di un risultato di uno studio che è già stato fatto e magari del quale manca l’invio, come si suol dire, oppure che non è stato ancora dato alle stampe ma comunque è già pronto, quindi aspettate cinque giorni che lo stampino. Il problema che ci sottopone l’assessore è essenzialmente uno solo, e cioè che non siamo in grado di scegliere.
Quando a pag. 8 si fa un riferimento al fatto che si terrà conto anche di Casa Carraia, ma si fa riferimento al fatto che questa zona non sarebbe in possesso di caratteristiche ottimali naturali, o non si sa a che cosa si riferisce, perché lo studio a cui si può dedurre che faccia riferimento, cioè quello della fine dell’81, inizio ’82, degli esperti delle Associazioni – già questo lo asserii nel dibattito di ottobre – su questo punto non esprime un parere tecnico scientifico nell’ampio ventaglio di parametri cui accennavo prima necessari per scegliere, ma fa un ragionamento di tipo geologico per concludere poi che a loro giudizio, dal punto di vista geologico forse sarebbe meglio la zona delle colline che non la zona di Carraia, il che può anche essere che dal punto di vista strettamente geologico sia vero, ma questo è un parametro, poi ce ne sono diecine di altri, e su queste altre diecine lo studio che ho citato praticamente non si esprime.
E allora se l’assessore fa questi riferimenti … (Interruzione dall’aula) Credo sia difficile dimostrare il contrario, per essere sicuri se vuoi si può, siccome giustamente apprezzo il metodo, hai letto tutti i passi di un noto professore, prendere il testo e rileggerlo parola per parola, vedrai che su questo punto non fa nessun tipo di riferimento altro che a quello geologico, di difficoltà geologiche relative a Casa Carraia e tutte le questioni.
Allora, se l’assessore riprende come dato fra i pochi punti di cui questa comunicazione si parla, o di quello che dovrebbe parlare una comunicazione al Consiglio, e cioè i criteri politici di scelta qui non siamo in un consesso del CNR o dell’ Accademia dei Lincei che sono consessi importantissimi ma preliminari a quest’Aula, se noi ci dobbiamo basare su quello che ci vien detto nelle comunicazioni al Consiglio, è giusto che ci siano anche riferimenti tecnico scientifici o metodologici che ci sono in questa comunicazione, ma manca assolutamente qualsiasi criterio relativo alle modalità, al perché, al come, al quanto l’assessore riterrà che potremo scegliere e soprattutto che cosa attenda per arrivare a questa scelta. Se almeno ci fosse scritto «Noi aspettiamo che succeda questo e questo, oppure di entrare in possesso di questi dati e quindi faremo la scelta», noi capiremmo, ma in realtà si continua a fare una professione di fede. Ecco perché dicevo all’inizio che sostanzialmente la fede ripetuta e immotivata finisce per essere una mistificazione, cioè un cercare di far sperare che le situazioni si risolveranno e trovare questa speranza come paravento al non decidere.
Allora il giudizio che può essere dato non può che essere molto negativo. E farò un altro esempio. L’accenno fatto dal consigliere Teroni, che in qualche modo già potrebbe essere giustificatorio di un tentativo di un’attesa, del quale peraltro non trovo traccia nella comunicazione, del passare alla rete di piccole discariche in una logica di non grandi cattedrali che vale al limite anche per le centrali elettriche. Insomma per tutta una serie di settori può valere questa logica, ma è un qualcosa che anch’esso ormai non può essere buttato fra le ruote della Regione che deve scegliere oggi, non perché sia sostanzialmente sbagliato, ma perché i tempi e le urgenze sono tali che allo stato degli atti non si può, consigliere Di Paco, attendere ancora mesi e anni, perché già son passati gli anni, prima di cominciare … (Interruzione dall’aula) .. No, hai detto che in realtà non è vera la concatenazione di passaggio dalla scarica del caso dei Gronchi fino alla scarica definitiva perché in fin dei conti ci dovrebbe essere un maggior lasco, per cui … (Interruzione dall’aula) Aspetta un attimo, finisco il ragionamento e poi ti rispondo. Il ragionamento è questo: che i tempi comunque di realizzazione di queste cose sono stati tali e sono tali, guarda tutti gli esempi fatti dalla stessa comunicazione sulle ricerche che sono in essere da quattro-cinque anni, per cui è chiaro che nel frattempo le ricerche devono continuare e certe problematiche devono essere portate avanti, ecco perché dicevo all’inizio la ricerca non ha mai fine.
Ma anche c’è un altro piano, non solo quello della ricerca di miglioramento generale che è importantissimo e che guarda caso nel dibattito di ottobre e nella mozione, quella presentata, di cui si parlò l’altro giorno in Consiglio,- mi facevo carico e insistevo di andare in questa direzione, ma i tempi sono tali che nel frattempo c’è la necessità di impedire dei blocchi nell’apparato produttivo di cui Di Paco si fa carico, e l’assessore mi sembra di no. Che comunque sono reali, non sono delle mistificazioni astratte, delle paure buttate avanti da imprenditori che, per dirla con l’assessore stamani, devono fare la loro parte e devono non scrivere lettere, quasi fossero cittadini di serie B. Questi sono pericoli tanto reali che sono detti dai sindacati. E allora mi domando – seconda interruzione di Di Paco -: questo mese di attesa a cosa dovrebbe servire? Cioè quali dati nuovi dovrebbero arrivare? Perché se è solo un problema di combinare i calendari dei singoli assessori per poter fare la riunione della Giunta nella quale si parlerà di questo problema, va bene, allora non è una questione di dieci giorni, cioè se la Giunta per suoi motivi ha la necessità di… (Interruzione dall’aula) A parte il fatto che questi Comuni sono a pochi chilometri di distanza e quindi forse si potevano sentire anche prima, certamente si sono fatti sentire quelli della zona interessata, sottolineo che si sono fatti serttire, non «abbiamo sentito».
Questo dato di fatto credo non può essere sottaciuto né soprattutto tenuto in un canto, quasi non contasse, quasi con sufficienza, quasi che portando all’attenzione di quest’Aula e delle Commissioni il deliberato di questa Associazione intercomunale si sia fatto un reato di lesa maestà nei confronti dell’assessore disturbato nei suoi sonni del settore. Perché, io vorrei capire. Fino a prova contraria, la logica dello Statuto, a mio parere, voleva che il Dipartimento si sentisse particolarmente sensibilizzato dal fatto nuovo delle Associazioni intercomunali e dei Comuni della zona che con rari precedenti si facevano carico di una cosa difficile, che in genere le popolazioni locali rifiutano, cioè una discarica controllata definitiva. Viceversa, questa decisione e questa iniziativa è stata vista proprio con un profondo fastidio e quasi come un attentato alla capacità di andare avanti del settore.
Allora, concludendo, noi siamo consapevolissimi di punti chiave, che sono quelli della ricerca che non finisce mai, che sono quelli della necessità di non limitarsi a vedere i fanghi come rifiuti, pezzo detto nella mozione e oggi ripreso da Teroni. Concetto giustissimo di fondo che la comunicazione scopre oggi ma che comunque resta giusto anche se è scoperto oggi. Si può esaminare nella prospettiva anche una maggiore articolazione sul territorio, anche conseguente agli eventuali risultati positivi delle ricerche che possono modificare le modalità di lavorazione e di produzione; però tutto questo dato e complesso di fatti che è giustissimo e che noi siamo d’accordo nel perseguire non ha niente a che, nel senso che non sposta i termini della questione nel breve e medio periodo, che sono i termini della necessità di adempiere alle normative nazionali, non solo in ossequio alla letter a della legge che già è una cosa importante peraltro, ma anche con la consapevole certezza che, o si risolvono questi problemi a breve, oppure in un momento già di per sé difficile nei settori sociali ed-economici in tutta Italia, si potrebbe dire nel mondo, ma sicuramente in tutta Italia e ormai anche nella nostra Toscana, queste ulteriori crisi non dipendenti dalla situazione difficile del Paese ma dipendenti da un caso specifico, cioè dall’incapacità dell’Ente pubblico di adempiere per la sua parte a delle precise scelte di ubicazione di queste discariche, porterebbero a innescare un gravissimo processo di ulteriore peggioramento dei rapporti economici e sociali, nelle quali fra l’altro ovviamente avrebbero sempre la peggio i più deboli.
E allora mi domando: che credibilità c’è stabilire «entro un mese» quando questa promessa del mese è stata già più volte fatta? Non arriveremo per caso alla storiella di «al lupo, al lupo» che poi quando il lupo arrivò davvero nessuno ci andò perché tutte le volte che ci erano andati non avevano trovato nessuno? Non è il problema dei 20 giorni, è il problema di avere la certezza che la Giunta sarà in grado di fare questa scelta, che poi condivideremo o non condivideremo. Noi ameremmo, se non dovesse essere accolta la scelta fatta dall’Associazione intercomunale 17, conoscere per tempo quali saranno i parametri concreti, non a parole, su cui eventualmente la maggioranza sceglierà una diversa collocazione di questa discarica che ad oggi sembra essere l’unica strada percorribile, lasciando sullo sfondo la possibilità di decentrare quanto più possibile le questioni.
Ragion per cui concludo dicendo che la comunicazione, al di là degli aspetti metodologici in essa espressi, ci trova del tutto insoddisfatti e preoccupatamente insoddisfatti per l’assoluta mancanza di indicazioni di tipo decisionale, cioè per quanto attiene alla parte della competenza propria della Regione come scegliere. Per quanto riguarda il tempo noi non avremmo un grosso problema a riconoscere anche 15 giorni laddove fosse vero, ma siccome di questo non siamo convinti e comunque a tutela, per essere certi che sicuramente si andrà in quella direzione, continueremo nelle altre sedi del Consiglio, cioè in Commissione, a mandare avanti la delibera, in modo tale da mettere forzatamente nei tempi stretti quest’Aula nella necessità di arrivare a una decisione definitiva.

