Mozione sull’interruzione volontaria gravidanza

MOZIONE n.60 presentata dal Consigliere Morelli

Il Consiglio regionale,

considerato che il risultato della consultazione referendaria del 17 maggio ha confermato la va­lidità della legge 194;

visto che i cittadini italiani si sono dimostrati in larga maggioranza favorevoli ad una legisla­zione che garantisca il diritto al/a procreazione responsabile ed a una sessualità libera e consapevole;

auspica la tempestiva discussione e approva­zione in Parlamento della legge sull’informazione sanitaria e sessuale nelle scuole, e delle nuove norme a tutela della libertà sessuale, allo scopo di completare quel processo di rinnovamento del­la legislatura italiana iniziato con il nuovo diritto di famiglia e con le leggi n. 405 e 194;

impegna la Regione Toscana ad attuare completamente la legge 194 e la legge regionale n. 18 istitutiva del sevizio consultoriale, ed in particolare:

1) per quanto riguarda il terreno della prevenzio­ne:

_ ad impegnarsi perché in tutta la regione siano istituiti ed adeguatamente attrezzati consultori realmente operanti nel campo dell’assistenza al singolo e alla coppia in merito ai problemi della sessualità e della procreazione responsabile;

_ a realizzare un opuscolo da distribuire su va­sta scala, contenente una guida ai sistemi con­traccettivi, l’illustrazione del servizio consultoria­le e della legge 194, l’elenco dei consultori pub­blici ed il loro orario di apertura, l’indicazione degli ospedali che praticano l’interruzione volon­taria della gravidanza. Possibilmente l’opuscolo dovrebbe essere distribuito a domicilio a cura dei Comuni insieme alle bollette di pagamento dei servizi comunali;

_ ad utilizzare la terza rete televisiva, la stampa e le radio e televisioni locali per trasmissioni ed inserzioni informative sui servizi esistenti, da ri­petere periodicamente;

_ ad adoperarsi affinché in attesa dell’approva­zione di un’apposita legge, i Consigli d’Istituto possano organizzare presso le singole scuole, cor­si di informazione sessuale, e a predisporre mate­riale informativo adeguato per simili iniziative;

_ ad istituire un numero telefonico regionale, ge­stito da personale adeguatamente preparato, allo scopo di fornire:

a) semplici informazioni in materia contraccetti­va, sanitaria e sessuale;

b) indirizzi orari d’apertura e servizi forniti dai consultori esistenti;

c) informazioni sugli ospedali dove è possibile praticare l’interruzione volontaria della gravidan­za, sul numero di posti disponibili, sugli orari di accettazione, sulle analisi richieste;

_ a sviluppare la prevenzione sui luoghi di lavoro allo scopo di ridurre la mortalità infantile e di prevenire le malformazioni prenatali e gli aborti bianchi;

2) per quanto riguarda l’attuazione dell’interru­zione volontaria della gravidanza:

_ a porsi l’obiettivo primario di rispondere con tempestività ed efficienza alle richieste di interru­zione volontaria di gravidanza, con la consapevo­lezza che solo una più ampia disponibilità delle strutture pubbliche porterà ad una diminuzione sensibile dell’area di clandestinità tuttora esistente

_ a predisporre in tutti gli ospedali della Tosca­na liste di accettazione riservate per l’interruzio­ne volontaria della gravidanza;

_ a garantire l’effettiva attuazione dell’art. 14 della legge 194, relativo alle informazioni sulla contraccezione da dare alla donna che ha abortito predisponendo anche apposito materiale infor­mativo;

_ a diffondere l’uso di tecniche abortive non traumatiche (aspirazione con il metodo Karman) e che necessitino di anestesia totale, dotando tut­te le strutture degli strumenti necessari e predi­sponendo nuovi corsi di formazione del personale;

_ ad impegnarsi per la diminuzione dei tempi di degenza e la diffusione del Day-Hospital an­che organizzando servizi poliambulatoriali;

_ a stipulare convenzioni con medici specialisti esterni alla struttura pubblica quando l’alto nu­mero di obiezioni di coscienza impedisca l’attua­zione della legge in determinate strutture;

_ ad adoperarsi per un più razionale uso delle strutture private, anche valutando la possibilità di superare eventuali ostacoli organizzativi o burocratici.

PRESIDENTE. La parola al consigliere Mo­relli.

MORELLI Noi abbiamo presentato questa mozione e abbiamo insieme presentato sullo stes­so argomento, in una stessa logica ma non in una stessa procedura del Consiglio, anche una propo­sta di modifica alla legge 194, non per riaprire il dibattito referendario su questa materia, che già vide impegnato il Consiglio e poi tutta la popola­zione italiana, ma per cogliere da quel dibattito e dal suo esito elettorale gli insegnamenti democra­ticamente risultanti da questa prova per poter co­struire sulla base delle scelte compiute dai cittadi­ni italiani una struttura in questo settore che ri­sponda alle volontà della maggioranza ma che tenga anche compiutamente conto dei punti di vi­sta, per quanto compatibili, fortemente espressi da una considerevole e ben significativa minoran­za.

Abbiamo presentato questa mozione perché pensiamo che la vittoria dei “no” all’abrogazione della legge 194 è stata importante sotto diversi aspetti, cioè il tentativo di respingere il tentativo di porre i valori etico religiosi quali fondamento delle leggi dello Stato, e pensiamo anche che ab­bia salvato uno strumento, questo “no” abbia sal­vato uno strumento utile per affrontare il proble­ma della procreazione responsabile e del modo di dibattere quella piaga sociale che è l’aborto. Riteniamo anche che là dove questo iter di dibatti­to si fosse dovuto esaurire nella lettura dei risul­tati elettorali e nella loro .analisi statistica, a no­stro parere questo brano della nostra storia e del costume civile sarebbe molto ridotto nel suo si­gnificato e nella sua portata, tanto più in quanto già in questo dibattito pre referendario e referen­dario era chiaramente emerso un punto, e cioè che la 194 doveva essere attuata in modo molto più soddisfacente di quanto non lo fosse stato fino a quel momento ed anche fino ad oggi e che comunque, oltre ai problemi di miglior attuazio­ne, sarebbe stato meglio ed opportuno anche provvedere ad un miglioramento della normativa.

È sotto questo secondo aspetto che noi abbia­mo presentato la proposta di modifica della legge 194, mentre sul primo, cioè la non ancora soddi­sfacente attuazione, abbiamo presentato la mo­zione di cui ora stiamo parlando. Ed è una mo­zione rispetto alla quale si può dire che la preoc­cupazione è di far funzionare quello che già esiste e naturalmente migliorarlo riferendosi innanzitut­to al problema dei consultori e della prevenzione, vedendo in questo anche un preciso momento di contatto di possibile costruzione con anche le parti, i gruppi, li concezioni religiose, che non so­no poi a favore della scelta di fondo fatta con la mancata abrogazione, ma che dovrebbero ritro­varsi in fin dei conti in questa prospettiva di su­peramento della piaga sociale che è l’aborto.

Su questo terreno, sul terreno di dover svilup­pare la prevenzione, abbiamo avanzato una serie di proposte che credo si illustrino abbastanza da sè ma che credo anche sia abbastanza significati­vo richiamare, sia pure sinteticamente, proposte che tendono a diffondere più capillarmente possi­bile con tutti i mezzi a disposizione, sia quelli dei mass media, sia iniziative della Regione, sia ini­ziative editoriali, istituzione di un servizio di in­formazione telefonica, diffondere quanto più ca­pillarmente possibile quelle che possono essere considerate le informazioni elementari di igiene sanitaria, sessuale, sulla contraccezione, nonché le notizie sempre aggiornate sulle strutture sanita­rie disponibili e sui servizi che dette strutture sa­nitarie possono erogare.

Per arrivare a questa attività di prevenzione che è fondamentale e che è pienamente coerente con la tesi di quanti, come noi e come tutto un vasto schieramento, sostenevano essere l’aborto il rimedio ad una piaga sociale e non un sistema di regolazione delle nascite, dico, il punto fonda­mentale per arrivare alla prevenzione non può che essere il consultorio, e in questo settore si deve rilevare co­me la Toscana che pure senza dubbio deve essere considerata come una sorta di zona privilegiata per quanto riguarda il numero delle strutture di­sponibili rispetto ad altre zone del nostro Paese.

Tuttavia c’è una pericolosa tendenza in atto, medicalizzare il consultorio, trasformandolo in qualcosa che è molto più vicino ad un poliambu­latorio ginecologico o pediatrico e quindi smi­nuendolo, svuotandolo delle sue originarie funzio­ni di servizio di assistenza al singolo e alla coppia in ordine ai fondamentali problemi della sessua­lità e della procreazione responsabile.

Questo ci preoccupa, questo è stato una ulte­riore spinta, oltre a quelle generali, a presentare questa mozione, perché ci sembra che i dati re­centi e ancor più i dati recentissimi, proprio di queste ultime ore, dimostrano che da una parte in non tutti i consultori toscani si tende, a svolgere quella indispensabile informazione contraccettiva e dall’altra si può rilevare che la percentuale delle donne che arrivano all’interruzione volontaria della gravidanza attraverso il consultorio o co­munque attraverso la struttura pubblica è una percentuale assolutamente bassa e insufficiente, quindi questo a nostro parere vuoi dire che ci stia­mo facendo sfuggire di mano la possibilità e forse l’unica occasione di poter aprire un dialogo sui problemi della contraccezione con moltissime donne che in altro modo ben difficilmente entre­ranno in contatto con il servizio sanitario.

È importante distribuire capillarmente le strut­ture consultoriali in Toscana, ma è ancor più im­portante qualificare attentamente e profondamen­te quelle esistenti, controllare la qualità e la com­petenza dei servizi erogati ed evitare quanto va succedendo e di quanto ancor oggi c’è notizia sui giornali, che viceversa vengano a gruppi chiusi i consultori esistenti.

Ad esempio, è notizia di oggi che ne son stati chiusi ben quattro nella provincia di Pisa. Quindi si va contro, al di là, al contrario della logica che noi prefiguriamo.

È evidente che tutto ciò dovrà trovare sviluppo anche e soprattutto nel quadro del piano sanita­rio regionale che finalmente dovrebbe, almeno nei prossimi giorni, a quanto ci è detto dalla Giunta, dall’ Assessore, essere messo all’esame del Consiglio.

È altrettanto chiaro che questo tema dell’attuazione della 194 è un tema centrale all’interno di un altro tema centrale che è tutta la questione del servizio sanitario, è un tema che ha implicazioni molto più ampie delle già amplissime del servizio sanitario e per il quale noi abbiamo ritenuto im­portante intervenire separatamente e prima, so­prattutto prima, perché questa mozione, come sappiamo è stata presentata circa un mese fa.

Intorno a questo punto cioè al fatto di qualifi­care la 194 come momento di prevenzione dell’a­borto, c’è anche il problema di realizzare la 194 per quanto attiene al momento successivo e cioè della attuazione degli aborti. E questo a nostro parere dovrebbe, la Regione Toscana, lavorare su due obiettivi prioritari.

Innanzitutto rispondere in modo più compiuto da parte dell’ente pubblico alla crescente doman­da di interruzione volontaria della gravidanza evi­tando attese e stress, cioè evitando di aggiungere allo stress e al dramma che è la scelta dell’abor­to, lo stress e il dramma dovuto al cattivo funzio­namento dell’assistenza pubblica.

Per esempio, il dato dell’altissima percentuale della certificazione d’urgenza a Firenze ci induce a credere che le difficoltà che devono affrontare le donne in materia siano veramente molto alte.

Il problema dell’obiezione di coscienza per noi è fondamentale, è appunto una linea nostra oserei dire culturale, concettuale, ma non deve essere confusa con il mancato funzionamento del servi­zio pubblico. Cioè l’obiezione di coscienza attiene ai desideri e alle scelte dei singoli operatori sani­tari, ma è chiaro che non può attenere, neppure prima nè tanto meno oggi, al funzionamento del servizio pubblico, cioè il servizio pubblico attra­verso la mobilità del personale o stipulando parti­colari contratti deve essere in grado di garantire questo servizio.

Questo principio che noi enunciavamo già pri­ma, in epoca insospetta, cioè che era frutto delle nostre convinzioni prima del referendum, diviene ancor più importante oggi, quando sarebbe incre­dibile pensare che con i risultati che ci sono stati a livello statistico numerico tutti i medici potesse- ro essere compresi in quella fascia che era con­traria, che era per il «si», cioè oggi anche a livello statistico c’è la dimostrazione che se vuole l’Ente pubblico può essere in grado responsabilmente di rispettare il giustissimo e fondamentale principio della obiezione di coscienza e al contempo di as­sicurare lo svolgimento di quel servizio che gli italiani hanno ritenuto dover esser presente in una società di diritto, di tipo laico, moderno e di diritto, e ci tornerò su questo argomento e sul si­gnificato di questo nel finale, cioè società che non scelga di essere diretta da principi etici.

Il problema di rispondere correttamente a que­sto settore è risolvibile innanzitutto scegliendo la strada del Day-Hospital, perché evidentemente solo attraverso questa linea si può raggiungere sia i ri­sultati di attuare un notevole risparmio di denaro pubblico e su questa parte non aprirò ma farò brevemente cenno al problema che verrà sul pia­no sanitario poi chiaramente espresso. Biso­gna distinguere l’assistenza pubblica dal fatto che per erogare l’assistenza pubblica si debbano spendere il massimo possibile perché c’è una ten­denza largamente operante nel settore anche dei medici di confondere il fatto dell’assistenza con il fatto di dover fare prescrizioni, dire che devono essere fatti ricoveri, queste due cose non sono as­solutamente legate l’una all’altra, anzi. L’obiettivo di fondo sarà di riuscire a rendere più efficiente il servizio cercando di rendere minori le spese inuti­li e i ricoveri inutili, non solo risparmieremmo del denaro pubblico ma anche consentiremmo un più facile reinserimento delle donne nella vita attiva, superando delle situazioni personali difficili e par­ticolari situazioni ostiche relativamente all’opera­zione subita, soprattutto per quanto attiene all’e­sperienza delle minori.

Il richiamarsi al Day-Hospital fa pensare al se­condo punto sul quale dovremmo come Regione soprattutto lavorare: quello di quale tipo di tecni­che abortive utilizzare. Dall’analisi dei dati forniti dalla Regione Toscana si vede che sia pure la percentuale complessiva di interventi col metodo dell’aspirazione sia soddisfacente, però ci sono ancora un numero eccessivo di interventi, anzi, oserei dire, più che eccessivo, esorbitante, di in­terventi attuati in anestesia totale, che evidentemente danno il duplice risultato negativo di ren­dere più drammatico e più impegnativo da un punto di vista medico l’intervento e al tempo stes­so fanno venir meno fin dall’inizio la necessità di perseguire la linea del Day-Hospital perché è chiaro che un intervento in anestesia richiede anche un giusto controllo da parte medica che non può es­sere altro che attuato a livello di ospedale.

Attraverso queste analisi dei dati si nota che ci sono delle situazioni difformi da luogo a luogo, per cui ci sono delle sedi, Pontedera, dove vengo­no fatte solo aspirazioni, delle altre, come Gros­seto e Pisa, in cui sembra che la medicina si sia fermata al raschiamento o aspirazione con revi­sione della cavità in anestesia totale. Evidente­mente un servizio pubblico deve lasciare alla re­sponsabilità del singolo medico ‘di valutare caso per caso, però dare anche una panoramica com­plessiva della problematica, perchè questo si lega al concetto che si svolge invece nella fase del consultorio e della prevenzione, di assicurare la migliore possibile assistenza del servizio pubbiico alla donna e alla sua problematica attraverso la donna e la sua problematica, a tutto il complesso della popolazione.

Come ho detto prima, questo non sta succe­dendo perché vediamo che addirittura attraverso la chiusura dei consultori che è già in atto si arri­va per conseguenza a incentivare un distorto uso del medico privato perché è chiaro che tutti i rap­porti già intercorrenti con i medici che prima fa­cevano servizio nei consultori che stanno chiu­dendo poi vengono continuati con il medico pri­vatamente.

Noi abbiamo presentato questa mozione per sollecitare il lavoro della Regione in fase attuati­va della 194, e parleremo poi in altra sede, alla ripresa autunnale, della proposta di modifica alla 194, perché ci sembrava che fosse naturale da parte di chi come noi, con altri, è stato convinto e responsabile sostenitore dell’opportunità della 194, dovesse farsi carico anche delle cose che erano state dette durante il referendum, cioè della necessità di attuarla meglio e più compiutamente, tenendo presente anche le esigenze di responsabi­lizzazione a cui si sono ripetutamente richiamate le parti contrarie.

In questo spirito abbiamo presentato questa mozione, ma in questo spirito vorremmo auspica­re che le posizioni richiamate dal collega Fagni, la frase detta dal Vescovo di Livorno, relativa al fatto che questo tipo di posizioni di mantenere la 194 per poter meglio superare la piaga dell’abor­to sono posizioni che possono consentire, posso­no essere il presupposto per lavorare insieme per il raggiungi mento di questo obiettivo.

In questa ottica sarebbe auspicabile che anche da parte dei gruppi, in questo caso dato che sia­mo in Consiglio dei gruppi politici in certo senso rappresentanti più ampiamente di alte aree cultu­rali e religiose, si desse un apporto a questo sfor­zo di miglioramento, di più ampia composizione di questo settore, nella consapevolezza che il punto vero della scelta irrinunciabile che rappre­sentava a nostro parere anche la scelta costitu­zionale di 40 anni fa circa, ma sicuramente di nu­vo confermata a livello referendario, è quello, co­me ho fatto cenno durante l’intervento, che i cit­tadini italiani non desiderano che le leggi derivino da principi etici, ma all’interno di questa precisa scelta di democrazia che si basa sul diritto e non sul valore etico di una norma e di una legge, sap­piamo benissimo che la legge deve lasciare possi­bilità e opzione di scelte ai vari gruppi, singoli o gruppi, secondo quelle che invece sono le loro personali convinzioni etiche.

Salvato il principio che la legge non deve esse­re fatta in base a scelte morali ma in base a nor­me di comportamento valide per tutti, vorremmo auspicare che quando si tratta di far uno sforzo per migliorare e rendere più attuabile una legge dello Stato e nella fattispecie impegnare ad un’a­zione più incisiva anche la Giunta regionale, non volendo disconoscere, come ho detto, che è uno dei casi più felici in Italia, ma non dobbiamo guardare alla terra dei ciechi per dire che anche noi orbi siamo i re. Dobbiamo guardare a quello che potremmo anche noi con la nostra civiltà ot­tenere nel momento in cui troviamo la necessità di migliorare l’attuazione della legge e dare un impegno e una linea anche a livello regionale no­stro per attuare in concreto questa possibilità. Si tratta soprattutto di svolgere una azione per mi­gliorare il momento consultoriale e attraverso questo l’opera di prevenzione all’aborto sulla quale tutti dovremmo essere concordi. Vorremmo sperare che in tutta questa azione non manchi, sia pure con le riserve di principio che chiara­mente comprendiamo, l’apporto significativo delle parti politiche e culturali che pure avrebbero pre­ferito un diverso esito del referendum e una di­versa regolamentazione del problema.

Se riuscissimo a questo, io credo che avremmo ulteriormente fatto un passo verso quel tipo di ci­vile convivenza che è sempre negli obiettivi di tut­ti e che sia pure faticosamente pensiamo stia emergendo e avanzando.

La discussione viene interrotta e ripresa in seguito con interventi dei Consigliei Biondi, Teroni, Andreoni, Meiattini, dell’Assessore Vestri, di nuovo del COnsigliere Biondi.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Morelli.

MORELLI. lo vorrei fare alcune specifiche.  Non è che si sia contrari in linea di principio alla proposta del collega Biondi, anzi, è una proposta praticabile, però con alcune specificazioni.

Non voglio entrare nel merito di quanto ha ri­sposto l’assessore se no la discussione si fa ora, ma è chiara l’esigenza di andare anche su questo settore a un’operatività nei tempi più rapidi possi­bili. Allora il riportare il tutto a un esame appro­fondito, sì, ma il riportare tutto a un esame ap­profondito miscelando completamente nell’ambito del piano sanitario regionale che è una cosa, co­me dicevo stamani, importantissima, ma che coinvolge anche problematiche diverse, settori dove siamo più avanzati, cose diverse, ecco, io su questo ci avrei un attimo di perplessità, cioè que­sti dati riesaminiamoli pure ~ varie sedi, nella Commissione se si vuole o altro, ma io non sarei personalmente concorde nel dire che a livello definito le mozioni si ritengano ritirate e che la questione verrà conclusa solo in sede di esame e conclusione del piano sanitario. Quindi prima puntualizzazione è questa.

lo mi riferivo soprattutto alla proposta del consigliere Biondi e quindi, chiarito questo, va bene, questi dati li riesamineremo, li confrontere­mo, però sempre rimanendo in un iter sganciato.

Seconda cosa, sui tempi. È chiaro che in questi casi è importante non fare passi sbagliati e di conseguenza è comprensibile che, visto che fino ad oggi non si è marciato a passo di corsa, non si possa improvvisamente, così, senza allenamento, mettersi a camminare con velocità, e quindi, va bene, aspettiamo un po’, se non è il prossimo Consiglio, un pochino oltre, ecco, però cerchiamo di. non occuparci di queste cose già sommersi dal­le foglie di autunno che cadono o magari dalla neve che viene, perché anche questi sono proble­mi, dicevo stamani, nei quali la quotidianità urge. Ripeto, qui e come sapete tutti, vengono chiusi i consultori. Allora, ecco, esaminiamolo, mediti a­molo, ma nel frattempo impediamo delle involu­zioni della situazione esistente. Quindi questa è la seconda specifica. D’accordo con la proposta Biondi, purché non venga miscelato il tutto con il piano sanitario regionale, e d’accordo sulla rime­ditazione purché questa sia fatta in tempi operati­vamente brevi e non risponda alla volontà di ma­gari proporsi molto e poi attuare e realizzare po­co. In questi limiti sono concorde con la proposta fatta dal consigliere Biondi.

PRESIDENTE. È ovvio che le mozioni riman­gono in essere e la loro soluzione finale l’avremo quando dalla IV Commissione ci saranno ritorna­te le considerazioni sul documento presentato dall’assessore Vestri.

Metto pertanto al voto la proposta di sospensi­va.

– Il Consiglio approva-

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