Ancora sul Sì al referendum (a Riccardo Mastrorillo e Critica Liberale)

Caro Riccardo, cari amici di Critica Liberale,

sono stato incerto se rispondere alla Tua di domenica 8 inasprendo il dibattito. Sono però giunto a concludere che,nonostante il rischio, rispondere fosse indispensabile. Oltre gli aspetti particolari non condivisibili, ma in fin dei conti di minor rilievo, la tua mail si fonda su alcune  asserzioni che esigono una replica in quanto contraddicono  principi cardine del liberalismo.

La mail inizia non a caso con il tuo pregiudizio riguardo l’intento della riforma, che sarebbe “ridurre il potere della magistratura per sottometterlo al potere politico”. Però sul tema –  peraltro estraneo alla materialità delle modifiche costituzionali – non adduci alcuna prova di merito, salvo ricorrere ad attribuire alla magistratura un ruolo che non è il suo e ancor meno quello attribuitole dalla Costituzione.  

Tu parti da alcune mie parole per asserire che avrei preso un abbaglio perché i Costituenti non hanno distinto tra i tre poteri di Montesquieu. Le parole  da me usate possono non essere state perfette, ma lo è il concetto espresso. La Costituzione non mette affatto  sullo stesso piano Parlamento, Governo e Magistratura, tanto che definisce ordine solo la Magistratura. Non per caso. Perché mentre Parlamento e Governo esercitano il potere derivante dall’agire in base agli indirizzi espressi dai cittadini e perciò formulano le leggi che regolano la convivenza, la Magistratura ha la funzione – importantissima ma successiva all’attività del Parlamento e del Governo – di valutare l’applicazione delle leggi esistenti nella convivenza. Sottolineo, leggi che già esistono prima del momento in cui la Magistratura può intervenire. Questo è il punto essenziale. Indica il perché la Magistratura è un ordine, a differenza del Parlamento e del Governo. Insomma la Costituzione corrisponde strettamente a quanto scriveva Montesquieu, tenendo conto anche delle maturazioni successive.

La tua mail prosegue disquisendo sul modo di formazione del CSM attuale, per sostenere che il sorteggio renderebbe superflua l’elezione dei membri laici. Secondo me è una disquisizione illogica (il sorteggio concerne lo scegliere tra i magistrati evitando il formarsi delle cordate di potere che ne contraddicono il ruolo, mentre eleggere i membri laici serve a contenere possibili corporativismi dei magistrati rispetto alla cittadinanza)  ma qui non approfondisco la cosa perché devierei dal filone principale della presente replica.

Filone principale che attiene al  prendere atto che Tu , prima citando Montesquieu e in seguito riportando i  due lunghi passi  di Aldo Bozzi, non contesti nel merito le tesi da me espresse nel precedente intervento e ti affidi invece alle citazioni provenienti dal passato (quasi tre secoli l’uno, quasi ottanta anni il secondo). Far ciò – a parte il valutare l’effettiva pertinenza delle citazioni al tema discusso – significa in pratica non tener conto volutamente del tempo intercorso. Ciò è grave. I liberali non possono adottare un simile percorso, che contraddice nel profondo il loro modo di essere. Perché il liberalismo non si basa sugli scritti del passato, ma soprattutto sui risultati emersi dalla loro applicazione nel convivere, vale a dire sull’esperienza al passar del tempo. Questo è  il carattere determinante, che rende il metodo liberale unico ed efficace. Che ha portato oggi nelle Corti di Assise di moltissimi paesi  a coinvolgere i cittadini comuni – talvolta  perfino in via esclusiva oppure nella parte numericamente predominante di organi a composizione mista con i magistrati dello specifico processo – nel prendere le decisioni finali per dare la sentenza.

Un tale fattore liberale imperniato sui cittadini è tanto più determinante quanto più la citazione del passato è utilizzata a piacimento. Ad esempio, esaminando le citazioni di Aldo Bozzi da Te fatte, salta subito all’occhio (e non deve essere trascurato) che lui stava trattando non le tematiche del nostro disaccordo, bensì un altro aspetto, quello sì centrale per i liberali: l’importanza di una Magistratura autonoma ed indipendente. Principio che viene confermato anche nella riforma della Costituzione che voteremo il 22 marzo. Riforma che  lascia inalterata l’importante funzione della Magistratura eliminandone le distorsioni di casta.

In più Aldo Bozzi, nella citazione che hai fatto,  ha descritto con chiare parole il problema essenziale (da allora in continua crescita): sono spesso dichiarazioni degli stessi componenti della Magistratura a sollevare le critiche contro la Magistratura. Non solo. Al passar degli anni, Aldo Bozzi,  sempre attentissimo alle cose della vita, non perdeva occasione per ammonire che il giudice, prima ancora di essere indipendente ed imparziale, deve esser considerato tale dai cittadini e che le sue interpretazioni attengono alle fattispecie della circostanza cui sta applicando la legge e non possono stravolgere il testo della legge, in sostanza riformulandola. Perché i Magistrati non fanno la legge in alcun modo.

La riforma su cui voteremo il 22 marzo rappresenta un sistema per rafforzare la Magistratura correggendo le gravi e pesanti storture che si sono manifestate fino ad oggi nel suo corpo. Dal punto di vista liberale, non può certo bastare limitarsi ad affermare (inizio della tua mail) “non siamo affatto soddisfatti delle modalità con cui alcuni magistrati interpretano il loro ruolo”. Perché difendendo con le unghie e con i denti il loro correntismo e il loro poter sottrarsi alle critiche (perfino compiendo atti irrispettosi della  legge), non pochi Magistrati (sempre troppi) manifestano alla luce del sole l’aspirare ad essere una sorta di terza Camera attribuendosi compiti parlamentari ma nello stesso momento rifiutando di essere giudicati se non da loro stessi.  Questo è stato  finora il problema reale.

Ne è una riprova inconfutabile un recente collegio giudicante in materia referendaria, che comprendeva un giudice  ex parlamentare del PD, un altro che, prima di Natale, ha scritto un libro a favore del voto NO e un terzo che nei convegni sostiene il voto NO. Richiamandosi alle continue dichiarazioni di Aldo Bozzi sopra citate, Il metodo liberale – connesso per natura al proporsi di risolvere i problemi civili che emergono e non al quieto vivere facendo finta di niente – non può e non deve consentire simili storture una volta percepite, dovendo per fisiologia impegnarsi a correggerle. Sul punto specifico, ben venga il fare modifiche manutentive alla Costituzione e l’istituire l’Alta Corte disciplinare, che porrà termine all’attuale giustizia interna della Magistratura in cui vige il perdonismo di favore.

Temo che tu, nel sottovalutare l’importanza dell’imperniarsi sul cittadino, sia vittima delle frequentazioni professionali in Parlamento. Ti mettono in contatto continuo con quell’opposizione che fornisce aiuti quotidiani  al governo Meloni, attaccandolo su tutto a prescindere ma rimanendo inconsistente quanto a progetto alternativo per il paese. Un comportamento opposto a quello di un’opposizione di cultura liberale.  

Non è un caso se, a parte la Vostra eccezione di cultori dichiarati del liberalismo, il No sia sostenuto in prima linea  dai settori più corporativi della Magistratura e da quelli dell’alta borghesia, anbedue alla ricerca  del consenso presso gli ambienti fautori del non manutenere la Costituzione presunta intoccabile e dell’imporre ai cittadini il politicamente corretto di una élite al comando. Persone cioè che, ovunque si collochino nell’arco politico, esprimono nel nocciolo una cultura non liberale, come ad esempio Travaglio, una cultura che guarda solo al passato.

Non so se Tu e Critica Liberale deciderete di pubblicare o meno la tua mail di domenica su un Vostro periodico. Qualora la pubblicaste, ritengo ovviamente che pubblicherete anche questa mia.

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