Tajani e il giustizialismo

In merito alla scarcerazione su cauzione del proprietario del locale di Crans Montana dove è avvenuta la tragedia di Capodanno, il Vice Presidente del  Consiglio Tajani ha rilasciato ampie dichiarazioni. Esprimono  una concezione del diritto assai distante da quella liberaldemocratica. Concezione viceversa spiegata dallo stesso  Tribunale di Sion  che ha deciso la scarcerazione: “il principio cardine della procedura penale svizzera è che l’imputato rimanga in libertà fino al suo giudizio, potendo la detenzione provvisoria essere ordinata solo in casi eccezionali, a titolo di ultima ratio”.

Tajani ha infatti dichiarato “qui c’è poco da dire, i responsabili sono i proprietari del locale”, precisando pure che “una proposta potrebbe essere quella di togliere l’inchiesta al cantone e di affidarlo alla magistratura in maniera straordinaria di un altro cantone”. E ha dato mandato all’Ambasciatore italiano di fare le rimostranze alla Procuratrice del Canton Vallese.  In pratica, secondo Tajani, il carcere dovrebbe essere obbligatorio per il proprietario del locale della tragedia e il  processo non servirebbe, poiché sarebbe già tutto evidente. Un’idea opposta a quella liberaldemocratica, per la quale è solo il processo, attraverso il confronto tra accusa e difesa, a vagliare le prove e ad emettere il giudizio finale in base alle prove accertate e non alle emozioni.

Ora Tajani è stato della destra conservatrice fin dai tempi in cui faceva il giovane inviato per il Giornale di Montanelli. Ma con le dichiarazioni attuali tocca questioni che coinvolgono la nostra immagine nazionale. Tanto che il presidente della Confederazione Elvetica, coinvolta in modo improprio, gli ha fatto osservare, in termini diplomatici,  che “in Svizzera vige la separazione dei poteri e questa deve essere rispettata. La politica non può interferire”.  

La questione processo non è una formalità procedurale. Come ho già scritto su Il Tirreno, qualunque siano la gravità e la tipologia del reato perseguito, la colpevolezza di qualcuno non può venir stabilita fuori dal processo fatto secondo le regole. Il diritto e la giustizia si fondano su dati di fatto accertati. Dati di fatto, che non sono sostituibili con le emozioni suscitate nell’immediato dalle tragedie della vita e le loro inevitabili impressioni superficiali. Questi sono i principi del garantismo.

Al riguardo, è singolare che Tajani abbia tentato di qualificare le sue dichiarazioni affermando “lo dice uno iper garantista“. Perché quanto da lui dichiarato sulla scarcerazione di Sion, è tutto meno che garantismo, addirittura iper secondo lui.  Le dichiarazioni di Tajani sono una tipica manifestazione del giustizialismo praticato non di rado nell’ultimo trentennio, che lui ha sempre criticato salvo adottarlo oggi. Eppure dovrebbe sapere che il giustizialismo, mentre non allevia le tremende sofferenze dei familiari delle vittime e non fa giustizia, invece avvelena la convivenza. Almeno nelle società  civili.

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