Sempre sull’UE e su Trump (a Danilo Taino)

Da Danilo Taino a Raffaello Morelli, giovedì 8 gennaio ore 12,40

Mi pare perfetto quello che scrive, caro Morelli. Lo condivido pienamente. Forse con un dubbio sul fisco: ma è una questione che necessiterebbe di approfondimento. 

Grazie del messaggio e degli stimoli. 

Danilo Taino

Da Raffaello Morelli a Danilo Taino, giovedì 8 gennaio ore 10,50

Caro Taino,

ieri non potevo rispondere subito al Suo cortese riscontro alla mia precedente mail con gli auguri di Natale. Retrospettivamente, tuttavia, è stato bene, perché il Suo articolo di stamani mi consente una incisività maggiore.

Allora. Come ha scritto, non c’è dubbio che Trump abbia un piano. Nel documento sulla Strategia Nazionale di Sicurezza, il primo obiettivo è il ristabilimento del controllo sull’intero continente americano. E’ un fatto. Peraltro ritengo che ciò consegua dal vero intento della mentalità di  Trump: non fermarsi mai alla situazione del momento e pensare piuttosto a quanto essa non corrisponda alle sue preferenze, soprattutto in prospettiva. Questo è il nodo che fa impazzire – in Europa ma non solo – tutti quelli che si esaltano ossequiando le gerarchie di potere esistenti, ritenute l’unico punto riferimento da condividere (il che è un esercizio di puro conformismo). Non per caso, nel suo articolo odierno, Lei commenta  “l’UE si è fissata a lungo sulla punta delle proprie scarpe”.  Insomma, è chiaro il perché Trump sia nei fatti più efficace. Perché non si ferma al conformismo bensì pratica il realismo.

Sempre nel Suo articolo di stamani, la frase chiave è “L’Europa paga l’idea di avere creduto per decenni che il suo modello politico — la fine progressiva degli Stati nazionali — sarebbe stato adottato dal resto del mondo… L’UE ha trascurato la sicurezza e l’ha demandata agli Stati Uniti“. Giustamente nella Sua mail di ieri aveva infatti richiamato quale causa “l’illusione coltivata nei decenni più recenti che l’intero mondo sarebbe andato verso l’indebolimento degli Stati nazionali? Processo che, come si vede oggi, non è affatto avvenuto”.

 Questo dato sperimentale, conferma la perplessità che avevo espressa nella mia prima mail. Nel recente trentennio la politica UE è stata l’epitaffio della grande novità del costruite  una nuova tipologia politica di uno Stato imperniato davvero sui cittadini. Perché quella nuova tipologia non poteva ridursi ad un federalismo che indebolisse gli stati nazionali. La nuova tipologia dei Trattati di Roma puntava sul costruire una Comunità che non indebolisse gli Stati Nazionali costruendo un superstato, bensì che si imperniasse sulle scelte dei cittadini individuo attraverso un progressivo processo di loro maturazione  civile in termini  di reciproche libere relazioni.

Il fine della CEE non era costruire una nuova entità sovranazionale. Era costruire una istituzione che affiancasse gli Stati esistenti dotandoli – mediante le decisioni prese dai cittadini UE e non dalle burocrazie dedite ad imporre  indirizzi irrealistici –  di una superiore capacità operativa in un mondo in continuo cambiamento. Un’istituzione che non si guardasse la punta delle scarpe e non demonizzasse i Trump di turno dediti a scompaginare il conformismo di una realtà sorpassata ed immobile.

Secondo me, l’UE dovrà prima possibile rinunciare ad ogni pratica da tradizionale Stato di potere, applicarsi a fondo nel lavoro politico e diplomatico indispensabile per ampliare  le  proprie competenze  aggiungendo il  fisco e la difesa, potenziare ancora il giudizio elettorale riconosciuto agli europei. 

Altrimenti attendiamoci che prevalgano i realisti alla Trump.

Vive cordialità

Da Danilo Taino a Raffaello Morelli, mercoled’ 7 gennaio ore 16,45

Caro presidente, innanzitutto buon anno. Mi perdoni per il ritardo nella risposta, sono stato parecchio impegnato di recente.
 
Non so. Sono certamente d’accordo con lei sulla non esistenza di un’Europa democratica dei cittadini.
Mi domando però se, di fronte agli sconvolgimenti in corso, non sia necessario riflettere sull’intera storia dell’Europa post bellica.
L’idea federale è straordinariamente bella e importante: perché è di fatto fallita? Certamente per la mancanza di democrazia e per le scelte dei cerchi concentrici o sovrapponibili che dir si voglia.
Ma non c’è forse anche altro? Per esempio, l’illusione coltivata nei decenni più recenti che l’intero mondo sarebbe andato verso l’indebolimento degli Stati nazionali? Processo che, come si vede oggi, non è affatto avvenuto.
Poteva, date le caratteristiche dei Paesi europei, la Ue diventare modello più o meno planetario, anche se fosse stata una democrazia dei cittadini? O ci siamo illusi, così come ci siamo illusi che il pianeta fosse diventato piatto, senza più confini? Oggi ce lo dobbiamo forse domandare.
Come dobbiamo domandarci, credo, come ricostruire un’identità e una politica dell’Europa, non più burocratica e quindi antidemocratica, e capace di fare politica al di là dei formalismi in un quadro mondiale sempre più difficile.
Il timore è che il ritorno delle politiche di potenza riverberi sull’Europa e annulli ottant’anni di storia, tra buone idee ed errori.
Non è che tutto questo mi sia chiaro, mi pongo degli interrogativi, più che altro.
 
Un caro saluto
dt

La mail di Raffaello Morelli a Danilo Taino si trova alla data del 18docembre 2025

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