A proposito di un articolo su Il Dubbio

Caro Enzo,

a proposito del tuo articolo su Il Dubbio che mi hai inviato ieri, desidero farti presente che, mentre condivido l’assunto dei due terzi iniziali, ritengo la parte conclusiva non condivisibile per l’immagine politica che ne emerge in contrasto con la logica di tipo liberale da te seguita nella prima parte.

Il punto di svolta è dove scrivi, riguardo la situazione del paese, “si stanno mettendo in discussione tutti i paradigmi politici e costituzionali della democrazia liberale”. Di fatti in seguito i tuoi argomenti hanno il presupposto esplicito che dichiarazioni, comportamenti e atti abbiano questo unico fine. Solo che i fatti non sono questi, nel senso che le attuali forze di governo hanno vinto in nome dei cittadini letteralmente pesticciati da lungo tempo da gestori del potere che governavano in funzione dei propri privilegi e non dei problemi dei cittadini. Il 4 marzo ha prevalso in modo netto l’intenzione di cambiare riportando al centro il cittadino, non ha vinto un preciso programma, che non c’era, che è venuto dopo con il contratto M5S-Lega, il quale in più non prevede in dettaglio gli intenti da te evocati.

In termini politici liberali la questione importante è che il 4 marzo i cittadini si sono svegliati, seppure in ritardo, ed hanno voluto togliere il potere ai vecchi gestori usando i mezzi di cui potevano disporre. Tale mutamento esprime di per sé un valore liberale di fondo, perché senza cittadini attivi e concordi non è possibile la democrazia liberale, ma solo un suo ectoplasma. Una riprova di quanto avvenuto è stato il disperato accanimento con cui per due mesi tutti i vecchi gestori hanno tentato di non far nascere il nuovo governo degli usurpatori e con cui, fino ad oggi, hanno condotto continui attacchi mediatici, spesso costruiti malissimo e sempre con la nostalgia del potere sfuggente, che mostrano PD e FI impegnati non nell’opposizione, bensì nel perseguire con le poche forze residue la restaurazione dei tempi per loro gloriosi.

Di fronte a questo stato di cose, tu elenchi una serie di punti che sussistono ma che hanno significati politici diversi. Cominci dalla questione dell’ ”uno vale uno”. La tua osservazione è formalmente esatta ma non coglie il punto che, prima, le differenze tra gli adulti non servivano per valorizzare le attitudini di ciascuno (posizione liberale), bensì per privilegiare gli appartenenti al clan dei governanti in carica e degli stanziali nella piazzetta del Nazareno (consociativismo elitario). Poi ci sono gli altri punti, anch’essi formalmente esatti, ma ciascuno non in grado di cogliere la sostanza dell’attuale problema politico. Le assurdità sul portavoce e sull’imporre il vincolo di mandato, ad esempio, derivano da una pressoché inesistente cultura politica, ma, pur essendo un difetto di competenza certo, ai cittadini sono parsi perfino un vantaggio rispetto agli abusi di potere subiti fino ad allora.

Osservazioni di tipo analogo si possono fare sulla questione del contratto, del ruolo del Presidente del Consiglio, del Ministero della Democrazia Diretta. Il punto è che avanzare critiche formali, non consente di stare sulla lunghezza d’onda degli intenti di chi si aspetta dal governo provvedimenti operativi coerenti, indirizzi politici dichiarati alle elezioni (e non leaderistici), meccanismi più legati all’attenzione al cittadino. In ogni caso quelle criticate sono risposte ai problemi civili date da un gruppo dirigente per larga parte non denso di competenze ( in particolare il M5S) e per l’altra o molto più affine alle concezioni lepeniste oppure proveniente dalle alte burocrazie e da esse spinto ai margini perché poco incline al conformismo pubblico relazionale ( in particolare la Lega).

In tali condizioni, è una contraddizione attaccare il governo Conte (il che poi si trasforma in aiuto) attribuendogli programmi che non ha definito (nel contratto non c’è un numero e sull’UE neppure Savona ha mai detto di voler uscire) o problemi che inventerebbe (l’emergenza migratoria). Una contraddizione naturalmente per i liberali. Certo non per i religiosi che vorrebbero governare con i loro principi di fede e i loro interessi (da qui il Vade retro di Famiglia Cristiana) e neppure per gli ideologhi che strumentalizzano dati rilevati male onde privilegiare il futuro di potere che preferiscono (vedi INPS di Boeri e ora il caso Ferrovie Anas).

La questione di fondo (che, stando ai sondaggi odierni, guida l’istinto dei cittadini) è che l’alternativa al Governo Conte sarebbero oggi i restauratori, i quali, loro sì, hanno scientemente smantellato nella prassi l’impianto costituzionale della democrazia parlamentare (addirittura tentando di farlo anche sul piano giuridico) e tuttora non fanno altro che gridare al lupo al lupo sognando una crisi. E così, almeno per ora, i cittadini continuano a preferire sperimentare la strada nuova. PD (tuttora dominato dal giglio magico), FI (tuttora in mano ad Arcore) e famigli non hanno credibilità. Un’alternativa alla linea M5S e Lega sarebbe legittimata a farla (e verrebbe creduta) solo una formazione politica esplicitamente sostenitrice, nelle idee e nei comportamenti, del metodo e della continua attenzione ai fatti che contraddistinguono i liberali. Finché questa formazione non ci sarà o quanto meno per il lasso di tempo necessario ad intaccare (rendendo plausibile un governo nuovo che non sia la restaurazione) la speranza dei cittadini riposta per disperazione nell’attuale governo, fa il gioco dei nemici della libertà del cittadino attribuire al governo, al M5S, alla Lega, disegni consapevoli di messa in discussione di tutti i paradigmi politici e costituzionali della democrazia liberale. Da l’idea che i restauratori difendano la democrazia liberale Il giudizio elettorale – è dimostrato da lunghe esperienze – verte sul messaggio complessivo di quello che si vuol fare e sul grado di plausibilità del peso politico, non sulla compiutezza, sulla affidabilità e sulla realizzabilità dei programmi sottoposti.

Criticare i programmi come se non contasse quale importanza dare al fulcro che è il rapporto con il cittadino e quale coerenza mostrare nell’esercitarlo, da l’immagine che i liberali abbiano nostalgia per un passato fallimentare. E questo, al di là delle intenzioni, non fa bene al liberalismo nonostante la mentalità liberale nella gestione pubblica sia la cosa essenziale che manca nell’Italia odierna.

Questa voce è stata pubblicata in argomento Politico, LIBRI, OPUSCOLI e TESTI NON BREVI e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.