Un convegno strutturato male su un tema giusto (a Tullio Monti)

Caro Monti,

desidero scriverti queste poche righe  perché conosco e apprezzo le convinzioni culturali e il coerente impegno operativo che caratterizzano l’Associazione che presiedi.  Proprio per questo sono rimasto non poco stupito per la Vostra iniziativa odierna “Il Papato di Francesco” imperniata sul confronto tra il Presidente del Comitato Scientifico del Centro Calamandrei e il Cardinale Arcivescovo di Milano.

Il punto non è certo riflettere su Papa Francesco, cosa che  da quasi due anni  nei  miei scritti auspico i laici facciano presto, perché questo Papa, con le sue innovazioni pastorali nel solco univoco della dottrina,  sta ponendo e porrà al mondo laico  sfide concrete e crescenti. Il punto è che questa riflessione non può mischiare ragioni e ragionamenti dei laici con quelli della gerarchia religiosa. E’ un punto essenziale. Mischiandoli ne esce il messaggio che i due aspetti – laicità e religiosità – siano in fin dei conti situati sul medesimo piano. Il che è impossibile visto che nella convivenza laica decidono i cittadini lasciando libertà di religione  in privato e in pubblico, mentre nel popolo della fede cattolica decide per tutti la gerarchia nel nome del Dio e i cittadini possono solo testimoniare.

Oltretutto, favorire un simile confondere le acque non serve neppure a rispondere come laici alle innovazioni del Papa, perché, al di là delle intenzioni,  funziona  come spinta a dissolvere la libertà di religione nell’ossequio conformistico al potere confessionale. Addirittura quando di recente il Papa ha detto che la Curia è l’ultima corte di Europa.

Insomma, mi pare che si tratti di una iniziativa deviante da un percorso di laicità quotidiana.

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