Anche per i beni publici si rispettano le regole

L’articolo del prof. Iacono sul Teatro Rossi di Pisa ha lo scopo espresso di valorizzare l’esperienza dell’occupazione del Teatro in corso da due anni. Il motivo è “che l’occupazione del Teatro e l’attività che vi si conduce è un modo straordinario di praticare socialmente e politicamente la cultura intrecciandola con la democrazia….In un’epoca di conformismi camuffati da finte liberazioni ed omologazioni travestite da finte diversità, è un bene aggiunto. Il Teatro è un bene comune, la cultura è un bene comune”.

Io non conosco in dettaglio la vicenda. Ma siccome il prof. Iacono intende farne un esempio per tutti, desidero far presente con fermezza che, seppur  la funzionalità operativa attribuita agli occupanti dall’articolista ed anche la volontà dello stesso articolista di svecchiare l’esercizio di una  funzione pubblica siano condivisibili, il volerli realizzare a prescindere dal come si realizzano, da per scontate sia l’incapacità delle Istituzioni (qui comprovata) di gestire le nostre proprietà sia la necessità di non rispettare le leggi per far fronte alle esigenze culturali ed artistiche.

In tal modo il danno è doppio. Oltre a lasciare una Amministrazione Pubblica (la Sovraintendenza di Pisa) libera di sguazzare nei propri vizi perfino quando il bene è ubicato a pochi metri dalla sede, si aggirano i diritti dei cittadini consentendo agli occupanti di disporre gratuitamente di un bene pubblico, il che è un privilegio per pochi  inquinante i rapporti sociali.

La gestione dei beni dello Stato può essere diretta o indiretta ed esercitata in mille modi ma non deve, mai e per nessun motivo, esser riservata agli amici degli amici.

Per tutto questo sarebbe opportuno non esaltare l’esigenza dell’occupazione e invece sollecitare con decisione le Autorità dello Stato – compresa l’Amministrazione del Comune che ha un legittimo interesse territoriale – affinché per la vicenda del Teatro Rossi individuino presto un rimedio efficace e coerente.  I beni pubblici  devono poter esser gestiti e fruiti dai cittadini nel rispetto delle regole valide per tutti. Il che corrisponde ai cardini della libera democrazia, mai in contrasto con le esigenze culturali ed artistiche ed anzi il loro primo motore.

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