Scritto per la rivista NON CREDO n,25
Nelle Disputationes del n. 21 ho riferito l’intenzione del ministro francese dell’educazione Peillon di inserire la morale laica nei programmi scolastici. Da allora, un importante sondaggio indica che il 91% dei francesi è favorevole (il 48% molto favorevole) ed una Commissione di esperti ha approfondito il tema con il rapporto di fine aprile “Per un insegnamento laico della morale“. In più il Ministro ha dichiarato di voler procedere dal prossimo settembre, istituendo anche un Osservatorio della laicità e affiggendo nelle scuole una Carta della laicità. Tutto ciò vuol dire che in Francia la politica degli annunci parolai ha meno spazio che da noi. Nel merito, a parte il richiamare le tre questioni quadro trattate nel n.21 (la morale laica evolve al cambiare dei tempi, la morale laica non si impone al mondo ma si misura nel mondo, la morale laica si fonda sulla libertà di pensiero individuale e di decisione pubblica dei cittadini sovrani), aggiungo ora una nota sui nuovi lamenti dei conservatori. Il filosofo con trascorsi di estrema sinistra Ewald taccia il progetto di volere un nuovo essere, il parlamentare della destra Vanneste afferma che il governo vuol costringere gli uomini ad essere liberi, la direttrice dell’importante rivista cattolica, Smits, lo etichetta come progetto di estremismo secolarista; i più moderati sostengono una presunta contraddizione tra morale laica e insegnamento laico della morale. In pratica tutti, per difendere un privilegio (la tradizione, l’utopia rivoluzionaria, una fede) persistono nel rifiutare la diversità di ciascun cittadino, che è il fondamento della morale laica. Che non è la pretesa di conoscere i bisogni di ognuno, è la condizione di convivenza civile tra diversi; che usa la neutralità istituzionale per far stare insieme differenti convinzioni religiose e per evitare ai cittadini una morale di Stato o forme di conformismo. La morale laica diffusa rende i cittadini autonomi.

