Scritto per la rivista CHARIS della Società di Cremazione
A pagina 9 del n.10 di Charis, un articolo non firmato (“La crisi ha bloccato il biotestamento”) sostiene la tesi che il governo dei tecnici ha “accantonato, ancora una volta, la legge auspicata rendendo quasi impossibile la sua approvazione prima della fine naturale della legislatura. Per quello che ci riguarda, faremo il possibile affinché la questione non finisca nel dimenticatoio”. Trovo stupefacente questa tesi della redazione, visto che la testata è di tradizione laica.
Il numero prima era apparso un variegato dibattito in cui c’era chi sosteneva la necessità di una legge, ma era un dibattito e non una posizione redazionale. Questa volta non si può far finta di nulla. L’approvazione definitiva al Senato del progetto varato alla Camera (luglio 2011) sarebbe stata una iattura per il paese. Anzi, il mancato varo di quel testo è il primo risultato utile ottenuto con l’arrivo del governo Monti. Continuare ad insistere sulla legge è una stortura sotto l’aspetto del diritto e sotto l’aspetto politico culturale.
Primo, una legge sul testamento biologico non è indispensabile per riconoscere ad ogni cittadino il diritto di fare un testamento di fine vita. Sia per il combinato disposto della Costituzione – agli articoli 2 (libertà di cura), 13 (libertà di disporre del proprio corpo) e 32 (libertà di tutelare la salute disciplinando i trattamenti sanitari obbligatori solo con riserva di legge qualificata) –, della Carta dei Diritti dell’Unione Europea (consenso informato del paziente all’atto medico come diritto all’integrità della persona), delle ripetute decisioni del Comitato di Bioetica (rifiuto e rinuncia consapevole al trattamento sanitario), dei documenti della Federazione Ordine dei Medici (nutrizione e idratazione artificiali sono trattamenti sanitari). Sia perché svariati enti locali hanno già assunto in via autonoma atti amministrativi che concretizzano Registri Anagrafici per le dichiarazioni di ciascun cittadino (lo ha fatto perfino la tremebonda maggioranza del Comune di Livorno). Sia perché la magistratura ha più volte mostrato che l’ordinamento consente di agire in materia pur senza una legge apposita e vi sono specifici provvedimenti della magistratura di Firenze e di Grosseto che consente al tutore legale di impedire la rianimazione, l’alimentazione e l’idratazione artificiale. Dunque, sotto il profilo del diritto, non è indispensabile la legge sul testamento biologico invocata come salvifica.
Secondo, insistere per la legge è inopportuno sotto l’aspetto politico culturale. Per dire le cose come stanno, il testamento biologico vero è oggi voluto solo da una minoranza di parlamentari, almeno nelle due ultime legislature quando richiedere una legge era un ritornello. Il testamento biologico vero è quello riconosciuto quale volontà di una persona, in condizioni di lucidità mentale, circa le terapie che è disposto ad accettare se si troverà nella condizione di incapacità di dare il proprio consenso alle cure. Come era facilmente prevedibile (il mondo laico lo ha sempre previsto, ma PD, salvo il sen. Veronesi fin da subito, PDL e UDC hanno perseguito la legge con pervicacia per anni) i testi della normativa sul testamento biologico via via approvati negli ultimi anni non hanno mai rispettato questa idea. Anzi l’hanno ribaltata in punti decisivi, quali il non riconoscere il testamento del cittadino come vincolante, il lasciare la decisione definitiva a terze persone e mano libera alle valutazioni mediche sui trattamenti sanitari, incluse le questioni dell’idratazione e della nutrizione forzate. Basta leggere il testo approvato nel luglio 2011, veramente pericoloso per la libertà del cittadino, addirittura in alcuni passaggi letteralmente contrario alla Costituzione.
Ciò premesso, dato che la vita procede e il cittadino deve poter esercitare i propri diritti, occorre operare fin d’ora per consentirglielo davvero. Va archiviato il sistema del dichiararsi in privato addirittura anticlericali e poi del praticare in pubblico il conformismo clericale. Mi auguro perciò che la Socrem si attivi subito per diffondere il più possibile l’effettiva pratica del fare la dichiarazione di fine vita e di nominare l’amministratore di sostegno per quando servirà. Sarebbe molto utile far emergere dagli anfratti municipali quel Registro del Testamento Biologico che è stato istituito, seppure in versione rattrappita. Pubblicizzandolo e agevolandone la raccolta accollandosi i relativi costi anche con convenzioni con pubblici ufficiali

