Al Direttore del Coriere della Sera
Caro Direttore,
un passaggio del Suo fondo e il titolo di un’opinione sul Corriere ripropongono l’attitudine a relegare il liberalismo a semplice aggettivo di qualche altro sostantivo.
E mentre quanto Lei scrive (La dialettica fra laburisti e liberali vivace e salutare) può intendersi riferito solo alle basi culturali della dialettica, il titolo (Il Pd tra liberali e socialdemocratici Ora le due anime rischiano il divorzio) specifica che le anime si separano e che dunque si tratta di una vera e propria scomposizione politica (anche se questo concetto del titolo non è presente nel testo dell’articolo) di una forrmazione che non può essere liberale.
Ovviamente il liberalismo è un sostantivo politico e non un aggettivo di altre idee. Come liberali lo sottolineiamo da tempo. Tra l’altro esprime proprio la mancanza della voce politica liberale la situazione stigmatizzata nella Sua puntuale analisi a proposito della trincea ideologica. Una trincea che per l’Italia non è un destino cinico e baro ma il prodotto del trascurare il contrasto di concezioni fuori dal tempo. Che non sono ad esempio lo Statuto dei Lavoratori – votato dai liberali allora all’opposizione ma non dalla sinistra – bensì le successive pluridecennali mitizzazioni ideologiche e distorsioni di zelanti giudici creativi, le quali non sono state contrastate nella pubblicistica per quieto vivere ed hanno condotto all’attuale clima in cui troppi pensano in buona fede che il lavoro giustamente remunerato ed un’economia solida nel confronto internazionale siano un diritto naturale invece di una articolata costruzione nella convivenza.
Le espongo tali considerazioni tenendo presente l’auspicio da Lei formulato la settimana scorsa alle Invasioni Barbariche.

