Convivenza liberale, burqa e niqab (a Giovanna Zincone)

Cara Giovanna,

del Tuo articolo di stamani su un tema sempre più rilevante per il paese, ho apprezzato assai tono e spirito dell’argomentare (una pratica naturale per i liberali ma purtroppo seguita pochissimo) e condivido in pieno la conclusione nell’ultimo paragrafo.

Già questo basta a giustificare la mia mail. Peraltro desidero rilevare anche un aspetto che non può rientrare nella logica liberale. La libertà liberale è centrata sulla diversità dell’individuo nella convivenza, non nelle isole abitate da lui solo. E dunque la libertà, completa nel proprio privato, ha necessariamente paletti nei rapporti pubblici. Giustamente scrivi che le decisioni ove piazzare i paletti restano opinabili. Peraltro, se si vuol restare nell’ottica liberale, non si può minarne le basi.

Quello di mostrare in pubblico agli altri  la propria riconoscibile identità fisica è appunto un principio essenziale della convivenza liberale tra individui diversi. Diversi con il diritto istituzionale di esserlo, inclusa però l’impossibilità istituzionale di negare agli altri  il  diritto corrispettivo di riconoscere in pubblico la identità fisica di tutti i presenti nello spazio pubblico. Ognuno può abbigliarsi come vuole, purché in pubblico giri  a viso aperto.

La sostanza  di una questione simile non deve essere messa in discussione nella vita civile ordinaria. E dunque deve valere per chiunque si trovi in Italia. Ovviamente, andrà applicata con spirito e modi liberali, puntando a ragionare e far ragionare e non con atteggiamenti che mettano in discussione la diversità liberale in sé. In proposito ho trovato emblematico – e lo ho citato nel mio libro Lo Sguardo Lungo – il caso di quella musulmana che, essendosi presentata in aula con il viso coperto, è stata rinviata a giudizio dalla Procura nonostante, ricevuto il richiamo, avesse subito tolto il velo. E che,  opportunamente,  è stata prosciolta perché non aveva mostrato la volontà di celarsi agli altri.

Secondo me è importante applicare, con tatto ma con determinazione, il principio dell’obbligo di mostrare in pubblico la propria identità. Dimostra che nella convivenza il principio di libertà non è un arredo opzionale.

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