Leggendo la replica del Sindaco al signor Pontil, si capisce che anche a Livorno è arrivato il gioco delle tre carte. Al Signor Pontil che criticava in modo netto l’arbitraria scelta del Sindaco di trasformare la natura del Referendum, il Sindaco risponde come i prestigiatori, nascondendo la sostanza della questione pur di vincere comunque.
Infatti il quesito del referendum recita ” Vuoi abrogare la deliberazione del Consiglio Comunale n. 138 del 4.12.2009 ? ” . Ed è stato giudicato corretto non da qualche passante ma dal Collegio dei Garanti del Comune. Dunque, ogni cittadino capisce che votando SI la delibera dovrà essere abrogata. E qui inizia la manipolazione semantica del Sindaco.
Il Sindaco vuol far credere che , siccome il voto non è direttamente abrogativo , allora è consultivo. E questo non è affatto vero , né in italiano, né nei documenti chiave del Comune di Livorno, Statuto e Regolamento. In italiano, nessuno ha mai detto che il prevalere del SI al referendum costituisce in sé l’abrogazione diretta. Ne costituisce l’indispensabile presupposto. Se il SI prevale al referendum con quorum, per rifiutarsi di applicarne il risultato abrogativo devono esserci 28 voti dei consiglieri. E alla Nazione il Sindaco ha confermato che 28 voti la maggioranza non ce li ha. Dunque, se prevale il SI, il Consiglio Comunale non potrà modificarne l’esito abrogativo.
Nei documenti del Comune è poi smentita la disinvoltura con cui il Sindaco cerca di trasformare il referendum con finalità abrogative in referendum consultivo. Stando ai documenti le due cose sono ben differenti tra loro. Solo il referendum consultivo può essere disatteso senza problemi, appunto perché è un parere non obbligatorio. E allora il Sindaco, per non rischiare, viene di nuovo meno ai suoi doveri di utilizzare la partecipazione. Ha fatto così prima di scegliere l’ubicazione del nuovo ospedale, e lo fa ora per il terrore che il quorum venga raggiunto. Da qui il tentativo di cambiare le carte in tavola, stabilendo di testa sua che il referendum sarebbe consultivo, in modo da alzare il quorum di oltre 5.000 voti, da circa 69.350 a circa 75.000. Perché inventando che è consultivo, allora è possibile , a norma di Statuto, far votare sedicenni e stranieri ( non cittadini dell’Unione Europea). Solo che per fare questo gioco delle tre carte, finge di non sapere che la procedura di raccolta delle firme ( richieste 4.500, consegnate 6.150) di per sé identifica nello Statuto e nel Regolamento un referendum che non è quello consultivo, che invece può essere promosso solo dal Consiglio Comunale. Oltretutto, nel caso del referendum consultivo, il Collegio dei Garanti non c’entrerebbe nulla. E invece qui il Collegio dei Garanti ha seguito tutta la procedura.
Riassumendo, il Sindaco tenta di alzare il quorum per evitare l’obbligo ( non avendo 28 voti in Consiglio) di lasciar abrogare la delibera contestata in caso di vittoria dei SI. Poi prosegue nel mascheramento buonista aperto alla partecipazione e afferma, sempre alla Nazione, che terrà conto del risultato del referendum anche senza quorum. Ma se rispetterà il risultato anche senza quorum, perché ha fatto il magheggio per provare a battezzare il referendum consultivo ?

