Avere il coraggio di rimediare

All’Osservatorio delle Trasformazioni Urbane che chiede  l’alt all’ubicazione dell’Ospedale a Montenero, il Sindaco replica rifuggendo le questioni politiche di fondo.

Quanto ai puntuali rilievi, è dura  far passare l’equivalenza nel Regolamento urbanistico tra servizi alla persona e strutture ospedaliere per negare la necessità di una variante urbanistica a Montenero (addirittura citando la delibera 138/2009 di mesi posteriore la decisione). Ed è altrettanto dura arzigogolare sulla volontà di variare il Piano Strutturale attraverso “schede” discusse pubblicamente, quando l’ubicazione a Montenero è stata decisa con un blitz senza confronto pubblico. Invece è questo il punto  su cui si impernia il referendum abrogativo e su cui il Sindaco continua a glissare.

L’ubicazione a Montenero non era nel programma elettorale del Sindaco. Eppure trenta giorni dopo il Sindaco tirava fuori, nell’ignoranza dei cittadini, questa localizzazione. Non è in gioco solo una rilevante questione di principio, cioè la violazione di una corretta politica di partecipazione. E’ in gioco una corretta concezione di amministrazione pubblica. Il Sindaco esibisce la certificazione degli uffici interni, misurandola a volume più che a contenuto. Ma non esibisce un qualche studio su questioni essenziali comparative, tipo rilevamenti geologici, impatto ambientale, collocazione urbanistica, collegamenti viari, flussi dei potenziali utenti, copertura finanziaria non limitata alle partite di cassa. Non lo esibisce per il semplice fatto che non ne dispone. Nessun organismo imprenditoriale, pubblico o privato, deciderebbe così un investimento di almeno trecento milioni di euro, che tra l’altro implica un fortissimo indebitamento per il futuro.

Il Sindaco è disinvolto nel dar il benvenuto al referendum che faccia discutere. Però il referendum è abrogativo e 1500 firme di sostegno in dieci giorni fanno intendere che altre 3000 saranno raccolte assai prima del termine verso il 20 maggio.  Nessuna discussione è logicamente prevista salvo sulla data di indizione del referendum a metà autunno. Quindi per 5/6 mesi la città si dividerà tra chi vuole abrogare e chi non vuole. Da novembre, si dovrà ricominciare tutto da capo se vinceranno i SI (non oso supporre che il Sindaco non intenda rispettare il risultato, anche perché non ha i 2/3 per farlo) e sennò costringere Livorno ad assumersi ingenti impegni senza disporre di studi preliminari, oltre gli strascichi polemici.

Allora, se il Sindaco volesse esser fedele al suo programma, dovrebbe dar prova di saggezza e riconoscere di avere avuto fretta. Considerata la reazione dei cittadini, dovrebbe bloccare  la delibera, far tutti gli studi comparativi e solo dopo arrivare a decidere l’ubicazione del nuovo ospedale. Questa decisione richiederebbe coraggio politico, ma, specie all’inizio della legislatura, costituirebbe un atto di serietà amministrativa fruttuoso e apprezzato dai cittadini

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